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Chattando con Maria Chiara Vannetti – La lingua italiana in Svizzera

Gli italiani siamo ancora degli emigrati in Svizzera?
Se leggiamo i dati riportati nell’ultima edizione del Rapporto sugli italiani nel mondo curato dalla Fondazione Migrantes, risulta chiaro che gli italiani continuano ad essere un popolo di migranti, in continua mobilità. In Svizzera, la comunità italiana tocca quasi le 700.000 unità. Migrano giovani, famiglie e vi è una evidente crescita di mobilità femminile. Per questo, il Rapporto Migrantes parla di femminilizzazione e familiarizzazione della mobilità. Insomma, non partono più solo uomini come nelle precedenti ondate migratorie.
Il fatto poi che la Svizzera sia l’unico paese al mondo in cui l’italiano è lingua nazionale, avvantaggia sicuramente il processo migratorio degli italiani verso questo paese. L’italianità diventa dunque opportunità per intraprendere un nuovo percorso di vita.
Come mai da parte italiana non è stato mai rivendicato per gli italiani che vengono in Svizzera uno statuto speciale, dato che l'italiano in Svizzera è per Costituzione Elvetica una lingua nazionale e non migratoria?
Domanda interessante ! Numerosi studi ci dimostrano come in Svizzera l’italiano non possa più essere considerato lingua di migrazione.Da molti anni, ormai, troviamo un pò in tutto il paese parole italiane e certi elementi caratterizzanti il nostro «essere italiani» sono conosciuti, capiti ed apprezzati dagli elvetici. L’italiano, dunque, è passato da lingua di migrazione ad un elemento importante dell’identità della Svizzera. Altro è la politica portata avanti dai singoli Cantoni
riguardo al plurilinguismo. A questo livello, l’italiano è rimasto sicuramente marginale, rispetto al francese nei Cantoni germanofoni e al tedesco nei Cantoni francofoni. Credo che la comunità italiana possa giocare un ruolo molto importante per risollecitare l’attenzione della politica cantonale nei confronti dell’italiano,
proponendo progetti, eventi, organizzando momenti di confronto in cui si metta al centro dell’attenzione l’opportunità di rilanciare la nostra lingua all’interno del plurilinguismo elvetico.
Cosa è rimasto della sfida di aver presentato a Neuchâtel e a Berna un pezzo di Storia che riguarda l'Italia e non solo gli italiani in Svizzera con il libro fumetto: Celeste, la bambina nascosta?
Il fumetto Celeste bambina nascosta. Storia dell’emigrazione italiana in Svizzera» è stato un vero successo. Accolto con grande entusiasmo dai nostri connazionali e non solo, qualche giorno fa è stato presentato al Romics, grande rassegna intrnazionale sul fumetto, organizzato alla Fiera di Roma, alla presenza del Direttore generale del Ministero degli Affari esteri Vignali e degli autori Cecilia Bozzoli e Pierdomenico Bortune. Fra poche settimane uscirà la versione francese, che permetterà una maggior diffusione di una storia molto importante per la noi italiani e per la Svizzera. Sarebbe bello che il fumetto fosse fatto leggere almeno agli studenti dei corsi di lingua e cultura italiana, come era nell’intenzione del passato Comites di Berna e Neuchâtel. È importante che le giovani studentesse ed i giovani studenti conoscano la storia di questi bambini nascosti.
Questo fumetto, in fondo rispecchia un disagio sociopolitico. Da quando è stata costituita la Kesb, sotto Blocher, che ci ricorda molto Schwarzenbach, si nota che molti bambini vengono nascosti o rimpatriati in Italia, per paura che la Kesb si appropri di figli di genitori soprattutto con background migratorio. Siamo tornati al periodo di Celeste?
Credo che tutti siamo d’accordo nel dire che la comunità italiana è molto ben integrata nel tessuto sociale svizzero. Tuttavia dobbiamo sempre vigilare e denunciare decisioni politiche che provochino un lento ritorno indietro. Penso alla Legge federale contro gli stranieri la cui applicazione sta mettendo in serio pericolo l’integrazione di molti cittadini stranieri residenti in Svizzera. Ecco perchè, in quanto italiani e facenti parte di una comunità che ha portato avanti e vinto
molte battaglie legate all’integrazione e al diritto di cittadinanza, abbiamo il dovere di vigilare e protestare affinché la Svizzera non ritorni, lentamente ma decisamente, agli anni più bui della sua storia.
Lei insegna la lingua italiana. Nelle scuole pubbliche, l'italiano non è obbligatorio. Nel nuovo programma della Svizzera tedesca, Lehrplan 21, ci si è basati sull'articolo 62 della Costituzione Elvetica, cercando di rendere più armonico il programma scolastico. Il francese è stato introdotto alle elementari. L'italiano resta fuori. Che ne pensa ?
La chiusura di cattedre di italianistica, la percentuale ancora troppo bassa di personale italofono all’interno delle amministrazioni pubbliche e la revisione al ribasso delle ore di insegnamento delle lingue (fra cui l’italiano) all’interno dei piani di studio nelle scuole superiori, sono elementi di preoccupazione. La Svizzera è il pase del plurilinguismo, basi pensare che, in pochissimo tempo si passa da un Cantone germanofono ad uno francofono, da un modus vivendi ad un altro.
A mio avviso, ci sono due strade da percorrere per rinforzare la presenza dell’italiano nel sistema scolastico svizzero. La prima dovrebbe passare dalla ripresa di un confronto politico tra le rappresentanze istituzionali dell’Italia e della Svizzera, che metta al centro il rilancio dell’italiano nelle scuole. La seconda via passa attraverso i corsi di lingua e cultura organizzati dai diversi enti presenti in Svizzera. La loro attività sul territorio è fondamentale per la diffusione della lingua e cultura italiana.
I laboratori di scrittura in italiano per chi sono pensati? Cosa ci può dire in merito?
L’associazione C.I.P.E., che organizza i corsi di lingua e cultura italiana nei Cantoni di Neuchâtel e Friburgo, ha presentato un progetto di scrittura creativa dedicato al grande Gianni Rodari, in occasione del centenario della sua nascita. Si tratta di quattro laboratori rivolti a bambine/i e ragazze/i dai 7 ai 12 anni. Il primo è denominato "Il sasso nello stagno" o come creare una storia partendo quasi da zero, con letture, giochi ed esercizi di scrittura. Il secondo metterà in evidenza il binomio fantastico­ipotesi fantastiche. Come creare una storia dall'accostamento di oggetti e fatti... che non sembrano fatti per stare insieme! Il terzo incontro verterà su come inventare un personaggio fantastico, partendo da «I viaggi di Giovannino Perdigiorno” e altri personaggi straordinari. L’illustratrice Chiara Spinelli animerà l’atelier "La mia storia. Dallo storyboard al libro finito". L’incontro conclusivo sarà all’insegna della lettura e discussione attorno agli
elaborati. Infine, le ragazze ed i ragazzi potranno confrontarsi con l'Ambasciatore d’Italia e scrittore Silvio Mignano ed il Presidente della Città di Neuchâtel, Thomas Facchinetti. È importante sottolineare che questa attività è resa possibile grazie al contributo concesso dal Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale e che rientra nella possibilità per gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura di presentare progetti di promozione e diffusione della cultura italiana.
Quante scuole paritarie, come la SEIS a Basilea, sono rimaste in Svizzera? Come vengono supportate queste scuole dal Ministero dell'educazione e degli affari
esteri?
Tra scuole statali, paritarie e non paritarie, in Svizzera si possono contare nove scuole: due a Losanna, due a Lugano, quattro a Zurigo ed una a San Gallo.
A livello di legislazione italiana, l’attività di tali scuole, è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 64 del 13 aprile 2017 (Disciplina della scuola italiana all’estero), a norma dell’arti 1 della Legge n. 105 del 13 luglio 2015. Secondo tale dettato legislativo, le scuole italiane all’estero rientrano nel sistema della formazione italiana nel mondo, cosi come i corsi di lingua e cultura italiana offerti dagli Enti gestori. Il loro obiettivo prioritario è la promozione e la diffusione dell’italiano nel mondo. Inoltre, il sistema della formazione italiana nel mondo favorisce la centralità del sistema educativo e formativo della scuola italiana, secondo i valori di inclusività, interculturalità, democrazia e non discriminazione.

Si sente di dare una prognosi sulla lingua italiana in Svizzera?
L’italiano in Svizzera non sta troppo male. Oltre le Alpi l’interesse verso la nostra lingua è molto forte. L’italiano è, infatti, considerato la lingua della cultura, del “vivere all’italiana”, per moltissimi la lingua delle proprie origini. Quando si parla di promozione e diffusione di una lingua, qualunque essa sia, non si deve pensare solo all’apprendimento meccanico della stessa. Imparare una lingua significa apprendere la cultura, lo stile di vita, i colori, i sapori del paese in cui è
parlata. Per questo, la comunità italiana, con le sue istituzioni di rappresentanza, le associazioni e tutta la rete di formazione e diffusione dell’italiano, potrebbe contribuire moltissimo al suo rafforzamento in Svizzera. Come ? Proponendo progetti condivisi non solo nella comunità ma anche con i rappresentanti delle itituzioni politiche e culturali svizzere. È ciò che stiamo cercando di fare con l’associazione CIPE, attraverso i numerosi progetti presentati al MAECI, che spaziano dai laboratori dedicati alla cucina italiana nel mondo e al cinema italiano, passando per Vittorio Gassman e Pier Paolo Pasolini. Senza mai dimenticare i valori e le pietre miliari della storia del nostro paese che vogliamo tener viva nelle giovani studentesse e studenti: la giornata della Memoria e la lotta contro l’illegalità.

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