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Immigrazione italiana 1991-2000

04. Integrazione e doppia nazionalità

Negli articoli precedenti è stata messa in evidenza la volontà delle autorità svizzere di favorire il più possibile l’integrazione degli stranieri e in particolare di quelli della seconda generazione. A molti critici della politica immigratoria svizzera è sempre sfuggito l’aspetto innovativo di quella politica, che invece merita di essere tenuto presente. Si trattava infatti di creare le condizioni per un’integrazione degli stranieri che intendevano prolungare a tempo indeterminato il loro soggiorno in Svizzera. Facile a dirsi, ma difficile a realizzarsi, il Consiglio federale richiese la partecipazione attiva delle istituzioni e della popolazione indigena, chiamate in primo luogo a modificare radicalmente atteggiamenti e comportamenti consolidati nei confronti degli immigrati transitori.

Da Gastarbeiter a concittadini

La politica d’integrazione della Svizzera, avviata negli anni Settanta e portata avanti tenacemente negli anni Ottanta e Novanta, ha rappresentato una svolta radicale non solo nella politica immigratoria federale, ma anche nelle coscienze di moltissimi svizzeri. Per rendersene conto basterebbe riflettere su tre espressioni usate in epoche diverse per definire gli immigrati stranieri: «lavoratori ospiti» (Gastarbeiter), collaboratori (Mitarbeiter) e concittadini (Mitbürger).

Esiste una vasta letteratura sui Gastarbeiter e sulle problematiche che li hanno riguardati e sarebbe superfluo rievocarle anche solo sommariamente. Si può però ricordare che quel termine simboleggiava bene la precarietà, lo sfruttamento e talvolta le discriminazioni subite dai lavoratori immigrati in un Paese che non voleva essere considerato «d’immigrazione» (si veda articolo precedente) e faceva di tutto per scoraggiare la permanenza prolungata degli stranieri. Potevano anche essere ben pagati, ma non dovevano nemmeno sperare di eguagliare nei diritti e nel rispetto i cittadini svizzeri.

Quando le esigenze dell’economia mutarono e richiesero la stabilizzazione della manodopera straniera, soprattutto se qualificata, gli stranieri divennero lentamente «collaboratori» (Mitarbeiter) apprezzati e in molti casi indispensabili. Rimanevano comunque ancora distanti, fremd, stranieri, che non potevano essere trattati come concittadini con pieni diritti. Il loro permesso di soggiorno era temporaneo e anche nel caso dei «domiciliati» poteva, in casi speciali, non essere rinnovato. Si poteva restare stranieri anche dopo la seconda, la terza… generazione.

Dalla seconda metà degli anni Sessanta, quando venne alla ribalta il tema della seconda generazione, s’impose in tutta la sua gravità anche il problema del futuro dei figli dei lavoratori stranieri. Poiché le probabilità che anche i figli dei Gastarbeiter o Mitarbeiter stranieri restassero a lungo e forse per sempre in Svizzera, il Consiglio federale cominciò già dagli anni Settanta a prendere provvedimenti per favorire la loro integrazione e, a richiesta degli interessati, la loro naturalizzazione. Solo allora gli stranieri sarebbero diventati a pieno titolo concittadini svizzeri, Mitbürger.

Difficoltà non solo burocratiche

Molti naturalizzati hanno lamentato in passato lentezze della burocrazia svizzera, dimenticando forse che in uno Stato federale molte procedure diventano lente perché devono superare diversi livelli. Anche per la naturalizzazione sarebbe stato impossibile che la Confederazione scavalcasse i Cantoni e i Comuni, sempre gelosi delle proprie prerogative. Oltre che dal federalismo, le naturalizzazioni in Svizzera erano frenate anche dalla situazione socio-politica, che doveva sempre tener conto dei movimenti xenofobi costantemente in agguato per evitare il pericolo dell’inforestierimento: non si poteva facilitare troppo la naturalizzazione, anche nel caso dell’evidente integrazione piena degli interessati.

Di fatto, sebbene a rilento, i processi di integrazione e di naturalizzazione sono andati avanti e se oggi, per gli italiani residenti in Svizzera, si può parlare della collettività straniera più integrata, si deve aggiungere che è anche quella che ha il maggior numero di persone con la doppia cittadinanza: sono infatti circa 300.000 gli italiani che hanno sia la cittadinanza italiana che quella svizzera.

Giovanni Longu

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