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La Storia che non consideriamo: 107 anni

Care lettrici e cari lettori,

un pezzo di Storia vivente ci ha lasciati l’otto aprile scorso. Lei, Mimi Reinhardt, ha fatto Storia. É Storia. É un attuale insegnamento. Ma il mondo intero sembra ignorare questa fase della Storia. E continua a produrre orrori che l’umanità si era promessa di non ripetere. Vana promessa. La violenza continua. Non si ferma. L’utilizzo continuo di questo vocabolo è già violenza. Incessante. E in tutto questo orrore, si cerca di coinvolgere sempre più persone. Sempre più Stati. Sempre più armi. Di ultimo modello. Armi sofisticate. Droni intelligenti. Silenziosi.

É l’umanità, siamo noi che non riusciamo a capire, a riflettere, in silenzio, sulla Storia. Invece, con molto chiasso, facciamo in modo che si ripeta…

Dopo la fine della guerra, per decenni Mimi Reinhardt non parlò mai della sua drammatica esperienza in Polonia. Solo dopo il duemila, quando si trasferì da New York in Israele, svelò che era stata la segretaria dell’imprenditore Oskar Schindler.

Fu allora che il mondo la scoprì. E Carmen, « Mimi» Reinhardt si lascio` scoprire. Di origine Austriaca, nata il 15 gennaio 1915, era emigrata a Cracovia durante guerra. Quando i nazisti avevano cominciato a deportare gli ebrei del ghetto, lei finì nel campo di concentramento di Plaszow. Aveva imparato la stenografia per aiutarla a prendere appunti durante i suoi corsi universitari. La stenografia fu sfruttata da chi comandava i Lager e Mimi inserita a stenografare registri e liste di deportati.

Fu Mimi Reinhardt a scrivere a macchina, “con due dita”, come raccontò più tardi, la lista degli ebrei che l’imprenditore tedesco, Schindler, riuscì a strappare dalle grinfie dei nazisti. La storia ispirò il celebre film di Steven Spielberg Schindler’s List, vincitore di sette premi Oscar.

Il cinema si è arricchito di una parte storica importante. La nostra attualità ci bombarda letteralmente di immagini e cronache che dimostra-no l’incapacità umana a non ricadere in certi percorsi di reciproca distruzione.

Questa guerra, apparentemente tra la Russia e l’Ucraina, si sta combattendo anche a colpi di «simboli». L’arrivo della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e di Josep Borrell ha cercato di essere un fattore di questa variante. Mi chiedo se non fosse stato opportuno proprio durante questo incontro, fare un accenno storico. Ricordare la lista battuta con due dita sulla tastiera della macchina da scrivere da Mimi Reinhardt. Il volto sconvolto della von der Leyen davanti ai cadaveri resta pane per la stampa. Da una presidente della Commissione Europea, ci si potrebbe aspettare una preparazione storica e geopolitica che tenda con molto pragmatismo a far si che non si ripetano orrori che l’hanno visibilmente sconvolta.

E con il senso della massima criticità, mi chiedo come fa il presidente Zelensky a ricevere la presidente della Commissione europea e a dare la settimana scorsa una conferenza stampa in un palazzo lussuoso con colonne stile barocco e stuccature da capogiro, mentre il suo popolo non sa più dove rifugiarsi e ha esaurito le lacrime per piangere…

Ricordiamo che Oskar Schindler salvò oltre 1200 ebrei polacchi pagando una somma cospicua in Reichsmark al Comandante del lager, Amon Göth per lasciarli andare. Mimi Reinhardt stilò la lista degli operai e delle loro famiglie sotto la guida di Schindler che riuscirono a essere trasferiti in Cecoslovacchia dove continuarono a lavorare in una fabbrica di munizioni fino alla fine della guerra.

I granai si stanno svuotando. Questo nel 2022.Gli arsenali si stanno riempendo. Sempre di nuove armi. Potenti. Sofisticate.

In merito alle armi, c’è una riflessione che viene attribuita ad Einstein:

«L’uomo ha inventato la bomba atomica per sterminare i suoi simili. Nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per decimare i suoi simili.» Tanti simboli in questa riflessione. Peccato che von der Leyen non si sia soffermata su una Storia che nella sostanza si sta ripetendo.

Mia nonna, così cara e così unica, è morta all’età di 107 anni. Riposa in pace”, ha scritto la nipote di Mimi Reinhardt, Nina, in un messaggio indirizzato ai parenti della donna e diffuso pubblicamente.

Mimi Reinhardt, che ha trascorso i suoi ultimi anni in una casa di cura a nord di Tel Aviv, aveva rivelato tempo fa di essere riuscita ad incontrare Steven Spielberg. Tuttavia, la segretaria di Oskar Schindler confessò di aver visto il film con molta difficoltà.

Per 60 anni – riporta il quotidiano Israel ha-Yom – diceva di aver sofferto per gli incubi della guerra. Ma adesso, nella casa di riposo di Herzlya quegli incubi erano in parte scomparsi”.

Forse i diplomatici e i politici che fanno attualmente tanta audience avrebbero dovuto consultarla. Renderle omaggio ed essere presenti all’estremo saluto. Un pezzo di Storia vissuta e di immensa importanza tace dallo scorso 8 aprile.

Carmen Mimi Reinhardt aveva 107 anni.

Graziella Putrino

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