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Accoglienza: ma poi?

La gara di solidarietà delle famiglie che hanno aperto le porte di casa loro a chi è fuggito dalla guerra in Ucraina è impressionante. Il caos organizzativo è, però, altrettanto impressionante. In negativo! Giorgia, una mia conoscente, mi ha raccontato che appena iniziata la guerra in Ucraina ha dato la sua disponibilità ad accogliere due persone. Qualche settimana dopo le è stato chiesto se fosse disposta ad ospitare due persone (una mamma con un bambino di quattro anni). Giorgia ha immediatamente dato la sua disponibilità. Tutto sembrava andare per il verso giusto, ma l'indomani, la giovane donna le ha comunicato che il marito, rimasto in Ucraina a difendere il territorio, non le permetteva di rimanere da lei visto che, nelle vicinanze, vi erano alcuni parenti che l'avrebbero ospitata (in un appartamento di tre locali occupato da 9 persone). Quindi, rifatte le valigie appena disfatte, i due sono stati accompagnati dai parenti. Una decina di giorni dopo, Giorgia viene contattata nuovamente e le si chiede se fosse ancora disponibile ad accogliere. Questa volta si trattava di una donna sessantenne (che è poi risultata 51enne e la figlia 24enne) appena arrivate, sfinite da sette giorni di un viaggio inimmaginabile. La mia conoscente ha generosamente aperto la porta di casa sua accogliendole. Le due donne non sono nemmeno state registrate al Centro federale di asilo visto che, arrivate a tarda sera, il Centro non era aperto. Ora le ospiti di Giorgia attendono una chiamata per recarsi al Centro federale di asilo per la registrazione, centro che dista dall'abitazione di Giorgia circa 35 chilometri. Non si sa ancora chi dovrà accompagnarle. Espletata l'operazione, le due donne dovranno attendere il permesso S. Visto l'andazzo, ho idea che l'attesa durerà parecchio. E meno male che la Svizzera è considerata una nazione molto ben organizzata! Altrimenti chissà.....

Maria Bernasconi

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