L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Intervista a Michele Scala, Presidente Comites di Losanna

Cosa l'ha spinta a candidarsi a presidente del Comites?

Quello che mi ha spinto a candidarmi al Comites è stata sicuramente l’ indifferenza in cui sono caduti oggi questi enti che erano stati ottenuti dalla comunità italiana dopo 30 anni di lotta e quindi considerati come una conquista nel 1987, anno della prima elezione dei Coemit, prima di diventare 5 anni dopo Comites. La prima richiesta dei Comitati degli Italiani all’Estero risale agli anni 60 allorché la comunità italiana chiedeva che una rappresentanza degli italiani all’estero partecipasse alle trattative per accordi e convenzioni bilaterali con la Svizzera che li riguardasse in particolare nell’ottenimento dapprima dei diritti sociali ( pensionamento uguale agli svizzeri) negli anni 50 e 60, culturali (corsi di lingua italiana, tedesca, francese, formazione professionale) negli anni 60 e 70, sindacali ( salario uguale agli svizzeri, orario di lavoro, sciopero), negli anni 70 e 80, civili (libertà di movimento, di opinione, di ricongiungimento familiare, dei bambini nascosti ) negli anni 80 e 90 e politici nel 2000 come il diritto di voto, parzialmente ottenuto solo a livello locale in alcuni cantoni francesi. Io stesso, dopo aver acquisito la nazionalità svizzera, sono stato membro cooptato del Comites, in precedenza COEMIT, dal 1987 al 1997 e devo dire che conosco abbastanza bene questo organismo che aveva suscitato speranza e entusiasmo nel 1987. Per esempio nel 1987 nel solo cantone Vaud votarono 8'000 italiani mentre l’anno scorso hanno certo votato 8'000 italiani ma in tutta la Svizzera ! Sicuramente le aspettative degli anni 90 non sono quelle del 2022 perché i bisogni sono profondamente cambiati con un accesso ai servizi consolari sempre più lungo e difficile per gli anziani e con l’arrivo di una migrazione più qualificata rispetto a quella del secolo scorso in maggioranza operaia. Vorrei che i Comites diventassero un punto di riferimento della comunità italiana ed io l’anello di congiunzione tra le due migrazioni. Ecco uno dei motivi per cui ho accettato.

Cosa ne pensa della scarsa partecipazione al voto da parte dei connazionali? Da cosa dipende secondo lei?

Scarsissima rispetto agli anni 90 e rispetto agli Svizzeri a cui rimproveriamo spesso la poco partecipazione agli scrutini elettorali. Per cui bisogna rifletterci due volte prima di dare esempi di civismo agli altri. Probabilmente il motivo principale riguarda il diritto di voto che nell’elezioni dei Comites perde la connotazione di universalità per diventare elettivo nel senso che lo si concede solo a quelli che ne fanno richiesta pur essendo iscritti all’AIRE! Forse la volontà da parte delle autorità italiane di fare dei risparmi su queste elezioni in cui probabilmente credono poco anche le istituzioni. Un altro motivo è probabilmente legato allo scarso interesse che ha la nuova migrazione delle elezioni. Poi mentre la prima migrazione del dopo guerra aveva una connotazione e una formazione politica molto forte, quella nuova non ce l’ha o comunque non vuole mostrarla. La nuova migrazione è molto più mobile rispetto a quella di prima. A tutto ciò occorre aggiungere la mancanza di comunicazione da parte delle istituzioni italiane e degli stessi Comites che dovrebbero comunicare di più non solo attraverso i media italiani ma anche svizzeri.

Quali sono i problemi attinenti alla comunità che ritiene essere i più urgenti da affrontare?

Il servizio consolare, l’informazione e le associazioni.

Il servizio consolare costituisce purtroppo il problema maggiore e più urgente. Durante tutta la campagna elettorale il tema dell’accesso ai servizi consolari, soprattutto da parte degli anziani, per fare o rinnovare il passaporto e la carta d’identità, è stato il punto centrale delle discussioni. Pur non essendo un obbiettivo, i Comites non possono ignorarlo! C’’è quindi oggi da parte nostra un nostro impegno a collaborare e a migliorare questo servizio. Purtroppo e con tutta la buona volontà del console generale di Ginevra, il consolato soffre di una mancanza di personale che, a fronte di una comunità di 130 mila connazionali, non è sufficiente. Quindi si tratta di capire quali possano essere le vie per trovare una soluzione.

L’informazione è l’altro punto dolente insieme alla diminuzione delle associazioni in cui c’è un vero problema di ricambio generazionale. La nuova migrazione preferisce comunicare via i social e si interessa sempre di meno alle attività associative.

Pensa di poter collaborare fattivamente con le autorità consolari nella ricerca di soluzioni ai problemi che sollevano gli italiani nella sua circoscrizione?

C’è da parte nostra l’impegno e la buona volontà. Stiamo collaborando con il Consolato alla ricerca di corrispondenti consolari e di un servizio di sportello informativo a Losanna che potrebbe affiancare e sostenere una parte dei nostri connazionali, nati prima del 1945, nella gestione di alcuni bisogni i e nell’accesso ad alcuni servizi sul portale online.

Negli ultimi due anni la pandemia ha rallentato significativamente tutte le attività legate ai Comites ed alle associazioni. In prospettiva, quali sono i progetti che il Comites di Losanna vorrebbe attuare a breve per il rilancio delle attività?

Abbiamo presentato due progetti al Ministero per migliorare i servizi consolari. Il primo dovrebbe rinforzare lo sportello informativo ed estenderlo a tutto il territorio dei due cantoni mentre quello attuale si limita a qualche zona. Il secondo progetto prevede la creazione di un’applicazione informatica di informazione sui servizi consolari.

Ci sono poi ancora due progetti culturali in corso di cui uno che fa seguito a quello appena concluso del Museo Storico di Losanna, che ha avuto un enorme successo sia dal punto di vista di visitatori che da quello di comunicazione e di visibilità in tutta la Svizzera. Ci sarà a breve scadenza la pubblicazione di un libro che riprende in parte il percorso della presentazione dei 150 anni d’immigrazione italiana in relazione con i diritti umani arricchita di testi biografici e di narrazione storica. Abbiamo poi recuperato una parte dei materiali della mostra del Museo Storico di Losanna e saranno esposti al Circolo italiano. C’è poi un contatto con il teatro di Losanna per realizzare uno spettacolo teatrale sui bambini nascosti con professionisti del mondo teatrale.

Visto che si è parlato a lungo del fatto che i Comites fossero poco conosciuti, quali potrebbero essere le vie per promuoverli?

Per promuoverli occorre un’informazione e una visibilità continua. Devono partecipare alle attività associative italiane e locali attraverso i servizi di integrazione cantonali e comunali. Si è parlato per esempio per la prima volta delle elezioni dei Comites nei giornali cantonali e locali dei due cantoni con un’intervista all’ex-presidente. Abbiamo preso contatto con le autorità locali per incontrarli e per proporre attività comuni e ottenuto da alcuni comuni la possibilità di introdurre nel giornalino e nei flyer di presentazione del comune ai nuovi residenti, l’invito a mettersi in contatto con le rispettive ambasciate o consolati per annunciare l’arrivo o il cambiamento di residenza.

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com