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Felice Casorati

Un fine maestro del '900 italiano

Quello che questa settimana mi accingo a narrare è stato un piccolo evento che ho vissuto in una galleria d'arte moderna a due passi da Venezia dove recentemente si è svolta una mostra collettiva con opere, a dire il vero, di modesta qualità e fra queste alcune litografie di altissima tiratura di Salvador Dalì.

In quell'indecifrabile, confuso e mediocre numero di opere presenti vidi in un angolo della sala qualcosa di notevole caratura che si staccava da tutte le opere che la circondavano. Interessato alla cosa mi sono diretto a quella che si rivelò senza se e senza ma un autentico raggio di luce, ossia un olio di Felice Casorati, un artista del '900 italiano. Una tela dai toni calibrati e soffusi, tutta giocata su varie sfumature di ocre, pallidi gialli cadmio e intensi neri avorio. La figura femminile ritratta con il suo elegante vestito cremisi faceva notare fra le pieghe la personalità di un grande maestro del nostro recente passato.

Ma chi era Felice Casorati? L'artista nasce a Novara nel 1883. Al seguito del padre, ufficiale di carriera, si sposta frequentemente fino a giungere a Padova dove finisce gli studi con una laurea in giurisprudenza. Subito dopo inizia il sua apprendistato artistico. Nel 1907 è presente per la prima volta alla Biennale di Venezia. Seguiranno numerose altre presenze alle Biennali di Venezia ed alle Esposizioni internazionali di Via Giulia a Roma. Alla fine del 1915 Casorati è chiamato alla armi nel Trentino. Dopo la guerra si trasferisce con la madre e le due sorelle a Torino dove rimarrà per sempre. A Torino diventa protagonista e promotore della vita culturale della città. Dal 1941 insegna all'Accademia di Belle Arti di cui nel 1952 sarà nominato direttore. Casorati, durante la sua lunga carriera, è presente con numerose mostre personali e di gruppo nelle più importanti città europee e americane e avrà molti riconoscimenti.

Uscendo da quella galleria che ovviamente dimenticherò facilmente, il cielo minacciava quella pioggia che tanto attendavamo come una manna. Aprendo finalmente con piacere l'ombrello, pensavo come mai delle autentiche favolose opere d'arte possano finire in certe mani.

Andrea Pagnacco

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