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Will Smith… e la frase di Jada

É il momento della guarigione“…

Care lettrici e cari lettori,

Will Smith è sempre stato un attore che io ho ammirato. Che ammiro. Mi piace anche come uomo. Mi piace il suo sorriso. Mi piace la sua infinita dolcezza nel suo sguardo. Mi piace il suo senso di protezione e indubbiamente non mi piace che lo si riduca alla sberla data a Chris Rock.

La reazione di Will Smith al mancato rispetto verso sua moglie Jada, è il tema del momento, tanto che c’è chi insinua sia stata tutta una montatura e che forse „la battuta“ di Rock era „voluta“. Quindi, a sua volta anche il gesto collaterale di Smith. A questo punto si dovrebbe includere anche il maldestro tentativo dell’emittente Abc di censurare l’alterco e la volgarità, inammissibile sulla tv statunitense, che poi Smith ha urlato a Rock, una volta tornato al suo posto in prima fila durante la notte degli Oscar 2022. Ma, di show non si tratta!

«Scherzi a mie spese sono parte del lavoro, ma lo scherzo su un problema medico di Jada è stato troppo da sopportare e ho reagito emotivamente» ha dichiarato l’attore, che ha definito il suo comportamento «inaccettabile e imperdonabile.“ Aggiungendo un principio di critica costruttiva che vale per ognuno di noi: „La violenza in tutte le sue forme è velenosa e distruttiva“.

É proprio lui, Will Smith che in un film del 2016, in „Bellezza collaterale“, dimostra come è possibile cogliere la bellezza anche nel momento più brutto e doloroso della vita. Reagendo. Ripartendo.

Vivere situazioni di dolore profondo è una cosa estremamente difficile. Dopo una perdita, o una grande sofferenza, sembra che tutto sia nero, che non esista più nulla che possa farci tornare ad apprezzare qualcosa nella vita. Tuttavia, anche nel momento più doloroso è possibile trovare qualcosa di positivo, connesso alla sofferenza. Si intende questo con bellezza collaterale, un concetto che può aiutare a scovare la luce in mezzo al buio. Will e sua moglie Jada si stanno trovando in questa fase. Da tempo. Sotto gli occhi e la critica di tutti.

In un film del 2016 è proprio lui, Will Smith che ci dimostra come è possibile cogliere la bellezza anche nel momento più brutto e doloroso della vita.

Vivere situazioni di dolore profondo è una cosa estremamente difficile. Dopo una perdita, o una grande sofferenza, sembra che tutto sia nero, che non esista più nulla che possa farci tornare ad apprezzare qualcosa nella vita. Tuttavia, anche nel momento più doloroso è possibile trovare qualcosa di positivo, connesso alla sofferenza. Si intende questo con bellezza collaterale, un concetto che può aiutare a scovare la luce in mezzo al buio.

Cosa si intende per bellezza collaterale per Jada e Will Smith?

Con bellezza collaterale si intende che nonostante il dolore, anche nei momenti più brutti della vita si può trovare della bellezza. E questa bellezza non è cercata, ma è appunto collaterale, ossia accidentale, ma in qualche modo connessa alla sofferenza. Si basa sull’idea che i tre concetti astratti di tempo, amore e morte legano tra loro gli esseri umani e le loro vicende in questa vita. Vorremmo tutti avere più tempo, desideriamo l’amore e temiamo la morte. E con lei, la profonda sofferenza.

Nonostante questo legame, specialmente nel dolore, l’uomo tende a chiudersi e a tenere una visuale limitata sul proprio vissuto. Non si apre agli altri per rimanere focalizzato su ciò che sta passando, non accorgendosi che intorno succedono tantissime cose. La bellezza collaterale è il legame profondo di tutte le cose che ci permette di allargare lo sguardo e ritrovare qualcosa di positivo. Per farlo è necessario, con il giusto tempo, reagire, riorganizzare la propria vita, in modo da cogliere la bellezza della vita in sé, considerata come un dono che abbiamo ricevuto, e ricercare l’amore che c’è in ogni cosa.

Il termine “bellezza collaterale” nasce appunto dal film Collateral Beauty di David Frankel interpretato con estrema bravura da Will Smith. Narra un concetto esistente. Un film toccante, che riesce a trasmettere cosa significa vivere un dolore intollerabile come la perdita di un figlio, e riuscire a risorgere in qualche modo ritrovando la bellezza che la vita può offrire. Il protagonista è Howard (Will Smith) un dirigente pubblicitario che, dopo la tragica morte della figlia, cade in un profondo stato di depression. Si Isola. É a un passo da un programmato suicidio.

I colleghi, temendo per il futuro dell’azienda, assumono un investigatore privato che scopre delle lettere che Howard ha indirizzato a tre entità: il Tempo, l’Amore e la Morte.

Decidono così di ingaggiare tre attori che interpretino queste entità davanti a lui, per poi farlo credere pazzo e incapace di gestire l’azienda.

Il tempo. L’Amore. La morte.

Tre colpevoli contro cui ci si scaglia nei momenti di crisi e sofferenza. È quando non abbiamo più tempo che ci rendiamo conto di cosa abbiamo perduto, e ne vorremmo ancora. Ma questo è inesorabile e non è qualcosa a cui possiamo dare la colpa per ciò che ci capita.

L’amore è un sentimento che muove la vita. Tuttavia lo benediciamo quando c’è. Lo malediciamo e ci soffriamo, quando ci viene portato via. Howard fa appello ad esso lamentandosi di essersi fidato dell’amore, per essere poi fortemente deluso non solo per la perdita della figlia, ma anche per il divorzio dalla moglie.

Infine, la morte è ciò che più temiamo e con cui ci arrabbiamo quando ci fa perdere qualcuno di amato.

In realtà, è proprio grazie allo stratagemma dei colleghi, nel film,il personaggio di Will Smith inizia a frequentare un gruppo di sostegno dove conosce altre persone con storie di sofferenza. Smosso anche dai tre attori a reagire, inizia a comprendere la bellezza collaterale, intesa come la bellezza che è in ogni cosa e che circonda ogni uomo. Ogni donna. Ogni essere umano. Di ogni età. Di ogni razza.

Cosa c’entra con la sberla di Will Smith a Chris Rock? Dov’è la bellezza collaterale in tutto questo?

La verità è che i protagonisti attivi e destruttivi di questa vicenda sono i due uomini: Chris Rock, insensibile comico che offende una donna che soffre di alopecia, deridendo la sua malattia e burlandosi della sua calvizia davanti a tutti. Mancandole apertamente e volutamente di rispetto!

Dall‘altro lato Will Smith. Qui si comporta da maschio alfa che non riesce a fare rispettare sua moglie in modo civile e la „difende“ con la violenza di una sberla.

Ma: di chi ci stiamo scordando? Di Jada Pinkett-Smith, la cosiddetta “moglie offesa di Will Smith”. Della donna, in primo luogo. Poi, del personaggio pubblico che anche lei ricopre. É lei che subisce una doppia umiliazione!

Nel tutto, i giudici da tastiera e dei social, ci fanno sorvolare sulla vera tragedia e si è dimenticati che ad essere attaccata dall’infelice battuta è stata lei. Solo lei: Jada!

E come se non bastasse, è stata poi umiliata dal marito che ha preso le redini del gioco. Perdendo le staffe. Di fronte a Rock che scherza sulla sua perdita di capelli, non le si dà nemmeno l’opportunità di parlare. Di esprimersi o difendersi da sola.

Il marito forse la umilia anche di più del comico, passandole davanti, mettendola sullo sfondo, cancellandola e agendo a nome suo e nel peggiore dei modi: usando la violenza fisica.

Come se lei non fosse in grado di farsi rispettare e avesse bisogno di un uomo che risponde a una violenza verbale con quella fisica. Il risultato è che l’intera famiglia ora si trova del fango addosso.

Di fronte alla violenza verbale- non meno condannabile di quella fisica- di Rock, il marito è stato in grado di allargare la violenza. Una pezza peggiore del buco.

Quando una persona che si ama viene offesa non c’è modo di ingoiare il boccone amaro senza soffrire. Non è nemmeno giusto lasciare impuniti coloro che si arrogano il diritto di schernire gli altri. Sta di fatto che rispondere alla violenza è terribile. Alimenta altra violenza. Rompe i ponti interpersonali.

La battuta offensiva di Rock non va giustificata, ma la questione è un’altra: Will Smith aveva il diritto di togliere attenzione alla moglie offesa e mettersi al centro della scena?

I sentimenti di Jada Pinkett-Smith sono stati ignorati tanto da Rock, quanto dal marito. E, infine da tutti quelli che si arrogano il diritto di giudicare. Di commentare. Di condannare.

Forse, il nostro sistema giuridico dovrebbe cogliere questa situazione per la valutazione in sede processuale sia della violenza verbale, che di quella fisica. Le parole possono ugualmente umiliare e uccidere una persona.

Essere trattata come una dama impaurita è mortificante. Vedere il suo nome associato ad uno dei momenti più bassi della storia degli Oscar anche peggio. Si poteva parlare, chiedere delle scuse e spiegare perché questo genere di battuta non funziona ma ferisce, dando alla vittima dell’offesa lo spazio che meritava. Lo spazio che nessuno le ha concesso. Nessuno!

É il nostro sistema culturale, sociale, ma soprattutto giuridico che deve cambiare.

In fondo, con il suo gesto, con l’assumersi degli effetti collaterali causati e a suo danno, Will Smith si è fatto il processo da solo.

Chiediamoci: quanti uomini che hanno storpiato le donne che stavano in una relazione con loro, sono ancora a piede libero, perchè il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti?

La bellezza collaterale e la strada socio-giuridica la indica la stessa Jada: „É il momento della guarigione“.

Graziella Putrino

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