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Quando la malattia è in testa

Restrizioni e PIL e occupazione

Ormai persino l’Italia, ultima come al solito, sta per abolire tutte le restrizioni. Un anno dopo alcuni stati americani, e due anni pieni dopo la Svezia, che di restrizioni non ne ha mai praticamente avute. Ma che di morti, invece, ne ha avuti meno dei Paesi latini e persino della media europea, Italia (stavolta) in primis. Per far accettare ai governanti e al popolino quanto segue ce n’è voluta... vediamo: in Italia muoiono duemila persone di tumore ogni giorno ma lo stato non pensa di abolire le sigarette o le bevande zuccherate, prodotti palesemente collegati al rischio di tumore e sui quali anzi guadagna con le tasse. Quando introdussero il primo lockdown (e ahinoi, l’illegittimo coprifuoco), due anni fa, non conoscevamo bene il Covid, non sapevamo come curarlo nei casi gravi e a Bergamo portavano via i morti con i camion dell’esercito. In due mesi abbiamo avuto quasi 45mila decessi in più rispetto alla media degli anni precedenti, per di più concentrati in un'area territoriale limitata. Prima del secondo lockdown, l'anno scorso, avevamo 1000 morti extra al giorno a fronte di un oceano di contagi, oggi abbiamo 200 decessi per 200mila contagi: le condizioni sono quindi radicalmente diverse. I numeri ci dicono che la quarta ondata è stata molto meno letale delle precedenti e non giustificano chiusure e restrizioni, che invece accompagnano gli italiani da diversi mesi. I cittadini che si sono vaccinati, ovverosia la stragrande maggioranza, hanno siglato un patto con lo Stato: io mi fido di te e tu in cambio mi lasci libero di vivere. Ma l’Italia (che sorpresa...) si è rimangiata la parola data. Ricordo che ormai da molti mesi oltre il 70% della popolazione è vaccinata, e la promessa fatta era che, una volta raggiunto il fatidico 70%, avrebbero tolto TUTTE le restrizioni. Invece anche col 90% di vaccinati (molti persino 3 volte!!) ancora impongono restrizioni su restrizioni. Vaccinare e restringere è anti-liberale e finirebbe per dare ragione ai no vax.

Salvo rarissime eccezioni, il 50% dei pochi decessi giornalieri è rappresentato da non vaccinati, quasi tutti ultrasessantenni. L'altra metà è costituita da vaccinati ma per lo più ultraottantenni con due o tre patologie gravi pregresse. I no vax di mezza età scelgono di rischiare, gli ultraottantenni malati possono essere protetti o mettersi loro stessi in sicurezza, facendo una vita attenta e ritirata. Non possiamo tenere in gabbia il 95% della popolazione per preservare il 5%, la metà del quale si espone deliberatamente al pericolo. Sappiamo inoltre che il Covid è malattia stagionale. Attacca da novembre a tarda primavera, poi allenta la morsa. Chiudere due settimane o anche tutto gennaio, non serve a debellare il virus, e neppure a limitarlo: o si ferma il Paese fino a maggio, oppure quando riapri tutto riparte più forte di prima. Se, come dicono i medici, il Covid è ormai un virus endemico, bisogna farlo circolare, specie adesso che la variante Omicron non ti manda al cimitero. Difatti, il tasso di mortalità attuale tra i vaccinati è dello 0,1%, cioè uno su mille. È lo stesso dell'influenza, e più o meno simile è il profilo delle vittime. Negli anni neri l'influenza colpiva fino a sedici milioni di italiani, senza che nessuno spargesse terrore o fosse colto da isteria, tantomeno parlasse di chiusure e maledette maschere. Mi si lasci aggiungere qualcosa di semplicissimo, ma che pare dimenticato dai più: il criterio di calcolo del “pericolo sanitario” è assurdo. Ai fini della tenuta del sistema sanitario e del contenimento della mortalità ,contano i ricoverati, non i positivi, che sono, ora, per il 60% asintomatici e per un altro 30% hanno sintomi lievi. Bisognerebbe calcolare solo chi è in terapia intensiva o ricoverato per Covid, mentre oggi viene classificato come ospedalizzazione per il virus anche il caso di chi va in clinica per farsi operare di tonsille o appendicite e viene incidentalmente scoperto positivo pur stando bene. Questo criterio di calcolo arricchisce le strutture sanitarie ma diffonde un panico ingiustificato e condiziona le scelte del governo in termini di restrizioni.

Parlando invece di soldoni, nel 2021 il Pil italiano è cresciuto del 6,3%, recuperando solo parzialmente la perdita del 9,6% subita nel 2020. Si calcola che il virus abbia fatto chiudere un’attività su tre e messo in ginocchio interi settori, come il turismo, che in due anni ha perso più di cento miliardi di euro. Ogni giorno che non si tolgono le restrizioni, è un giorno buoio per l’economia, e quindi per l’occupazione, specialmente giovanile.

Ricordo che 15 mesi fa speravamo nei vaccini e nella mutazione della malattia, che diventasse più contagiosa ma meno grave. Adesso abbiamo tutto quello in cui speravamo, e anche di più, vista la fenomenale efficacia di questi vaccini. Quello che manca all’Italia, come al solito, è la volontà di fare la cosa giusta.

Peter Ferri

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