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Continuare a lavorare dopo 65 anni

Un nostro fedele lettore, Giovanni dal Cantone di Basilea Campagna, ci racconta di essere un uomo fortunato poiché per trent’anni ha potuto lavorare nella stessa ditta svolgendo con grande soddisfazione un’attività per lui molto piacevole e con una retribuzione più che decorosa. Ora si sta avvicinando l’età del pensionamento e Giovanni, al contrario della stragrande maggioranza dei lavoratori, si sta preoccupando per il suo futuro da pensionato. Innanzitutto perché sua moglie ha pure un suo lavoro ed essendo molto più giovane di lui, ha ancora davanti diversi anni prima di pensionarsi per cui Giovanni, smettendo di lavorare, si ritroverebbe da solo a casa e senza forti amicizie poiché quelle le ha soprattutto coltivate proprio nell’ambiente di lavoro. In secondo luogo le figlie, dopo il loro matrimonio, si sono trasferite in altri Cantoni e questa lontananza, pur avendo tre nipoti, gli impedisce di fare il nonno - a tempo parziale o pieno - ovvero di svolgere quel “lavoro” che occupa in genere i pensionati. In questa situazione Giovanni sarebbe intenzionato ad accettare l‘offerta dell’azienda di continuare a lavorare anche dopo i 65 anni prospettatagli con due alternative: andare comunque in pensione di vecchiaia AVS e continuare a lavorare, oppure rinviare il pensionamento da uno fino a cinque anni con un aumento progressivo dell’importo della futura pensione a secondo della durata del rinvio. Non avendo molta dimestichezza con le norme che regolano il lavoro dopo il pensionamento di vecchiaia AVS, Giovanni ci domanda quale sarebbe la migliore soluzione per lui tra quelle prospettategli dal suo datore di lavoro.

Dunque l’alternativa offerta a Giovanni dal datore di lavoro è corretta, infatti, per coloro che intendessero continuare a lavorare dopo l’età del pensionamento di vecchiaia AVS, vi sono quelle due possibilità:

La prima – Andare in pensione al compimento del 65.mo anno di età e quindi ricevere una rendita mensile da parte dell’AVS. Continuare, altresì, a lavorare e quindi ricevere anche il salario mensile. Questo significa continuare a versare i contributi previdenziali per l’AVS/AI/IPG ma non per l’Assicurazione contro la disoccupazione. Tuttavia, essendo titolare di una rendita di vecchiaia, il versamento dei contributi previdenziali beneficia di una franchigia di 1’400 franchi mensili (16'800 franchi annui), pertanto, su un salario presunto di 6'400 franchi mensili, i contributi verranno calcolati solo su 5'000 franchi.

La seconda – La normativa relativa al pensionamento AVS prevede un’età flessibile per la riscossione della rendita che, sia da parte delle donne che per gli uomini, può essere anticipata di uno o due anni completi (con riduzione dell’importo mensile) oppure rinviata da un minimo di uno sino ad un massimo di cinque anni. Quest’ultima è la seconda opzione offerta a Giovanni dal suo datore di lavoro. Con questa opzione di rinvio del pensionamento (richiesta da presentare alla Cassa di Compensazione AVS al più tardi entro un anno dal compimento dell’età ordinaria di vecchiaia: 65 anni per gli uomini, 64 anni per le donne) l’importo che Giovanni percepirebbe al 65mo anno di età aumenterebbe del 9,4% andando in pensione con un anno di ritardo, del 15,5% dopo due anni, del 22,2% dopo tre anni, del 29,4% dopo quattro anni e, infine, del 31,5% dopo cinque anni.

Ciò ricordato, cosa consigliare al nostro lettore? Secondo le statistiche le speranze di vita sono in continuo aumento per cui ritenendo che un reddito maggiore può essere più utile per affrontare in condizioni migliori l’invecchiamento - vista la disponibilità del datore di lavoro, nonché le più che soddisfacenti condizioni dell’ambiente lavorativo - il consiglio a Giovanni non può che essere quello di rinviare il pensionamento anche tenendo conto che l’ammontare della rendita di vecchiaia AVS (importo massimo mensile per una persona sola 2'390 franchi e 3'585 franchi per coniugi) è molto inferiore al salario precedentemente percepito.

Dino Nardi

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