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Georgia O’Keeffe

L'artista nel suo deserto

Nel mese di febbraio del 2012 e in questi infelici giorni si sono aperte due grandiose mostre dell'artista americana, o meglio statunitense, Georgia O`Keeffe, molto conosciuta nel mondo dell'arte.

La prima di queste impegnative esposizioni si è svolta giusto dieci anni fa alla “Kunsthalle der Hypo- Kulturstiftung” della metropoli bavarese, mentre l'altra ha aperto recentemente i battenti alla Fondation Beyeler di Riehen/Basilea.

La O'Keeffe nasce a Sun Prairie, Wisconsin, nel 1887 e cresce nella fattoria dei suoi genitori. I suoi primi passi artistici li fa prima a Charlottesville, Virginia, e dopo a Canyon, Texas, dove insegna arte. Gli anni a partire dal 1918 sono decisivi per il suo sviluppo artistico perché si trasferisce a New York e si muove nella cerchia di Alfred Stieglitz, famoso fotografo e galerista che più tardi diventerà suo marito. Dal 1929 inizia a soggiornare ogni anno per più settimane nel New Mexico. Dopo la morte di Stieglitz vi prende definitivamente residenza fino a quando anche lei nel 1986 chiude gli occhi per sempre.

Quello che mi ha colpito a suo tempo a Monaco e in questi giorni a Basilea girando lentamente di sala in sala delle sue mostre, sono i suoi lavori rigorosamente ad olio cosi ricchi e preziosi nell'insieme delle personali sorprendenti velature cromatiche che vanno dai toni caldi a quelli freddi e da quelli scuri a quelli chiari.

Georgia poi, dotata di una inesauribile sensibilità e fantasia ha irradiato nei suoi tempi i confini spesso suggestivi e tragici della vita e della morte tanto, e questo lo sottolineo, che i suoi famosi rinsecchiti bucrani ne sono delle prove evidenti.

Lo so, la O`Keeffe è conosciuta al vasto pubblico o perlomeno a chi si interessa d'arte moderna per i suoi enormi fiori a torto tanto accattivanti, fiori che dal mio punto di vista nascondono nelle loro forme spinte una sottesa sensualità cementata, oltre che dalla sua spiccata personalità da una florida fantasia e particolare inventiva.

Avendo appena festeggiato la festa della donna, voglio ricordare che la tempra di questa consapevole pittrice era quella sfociata nel suo accentuato femminismo.

Andrea Pagnacco

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