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Kabul… Kiev…

Care lettrici e cari lettori,

una guerra si chiude in Afghanistan. Con gli americani sconfitti. Una si apre in Ucraina. Con i russi invasori all’attacco, ma politicamente, sembra, già sconfitti. I due fronti si tengono. Non solo per quelle centinaia di afghani scappati da Kabul dopo la presa dei Talebani a metà agosto, poi rifugiati in Ucraina. E, ora di nuovo alle prese con il dramma della guerra, del cercare rifugio e protezione.

Ma degli afghani non si parla più. O se lo si fa, per denunciare a margine che anche in guerra si applicano le categorie.

Profughi di serie A. Profughi di serie B.

In questa situazione paradossale, si giunge al colmo del paradosso: I talebani afghani si sono detti „preoccupati“ per la possibilità di vittime civili afghane in Ucraina. Lo riferisce in un comunicato il ministero degli Esteri dell’Afghanistan.

Dall’inizio delle tensioni tra Mosca e Kiev, l’emirato islamico ha lanciato appelli alla moderazione da entrambe le parti. «Tutte le parti devono desistere dall’assumere posizioni che potrebbero intensificare la violenza – si legge nella dichiarazione di Kabul – Stiamo monitorando da vicino la situazione in Ucraina ed esprimiamo preoccupazione per la reale possibilità di vittime civili afghane».

I nuovi governanti dell’Afghanistan, che non sono stati riconosciuti da nessun Paese, hanno chiesto all’Ucraina e alla Russia di risolvere il problema attraverso «il dialogo e mezzi pacifici». La dichiarazione ha invitato le parti a prestare attenzione alla salvaguardia della vita di studenti e migranti afghani in Ucraina. Centinaia di afghani, ci preme a ricordarlo, sono stati evacuati in Ucraina, dopo che il Paese è caduto in mano ai talebani lo scorso agosto. Neanche sei mesi fa…

Migliaia di profughi scappano attualmente dalle bombe che piovono sull’Ucraina. Il cosiddetto “mondo libero” ha aperto le porte della propria fortezza all’esodo. I confini della Polonia e della Romania sono asserragliati da una fiumana di esseri umani giustamente in preda al panico.

A Leopoli, città ucraina a circa 60 chilometri dall’eldorado europeo, le banchine dei treni sono uno stuolo di volti impauriti che guarda ad ovest. In molti, addirittura a piedi, affrontano la traversata nel cuore del continente per un aspirato rifugio sicuro.

Qualcuno, però, nonostante la tragedia in corso e il frastuono delle bombe, i corpi senza vita sul loro cammino, rimane impantanato nelle maglie degli apparati securitari ucraini e dell’occidente.

Il discrimine è la nazionalità. Il colore della pelle. I video postati sui social network in queste ore di travaglio inquadrano uomini e donne originari del Ghana, della Nigeria, del Marocco e dell’Afghanistan, fermi alle frontiere, bloccati dalle forze dell’ordine. Oppure studenti provenienti dall’Asia, dalle regioni indiane e afghane, costretti al gelo e accampati sul ciglio delle strade ad aspettare per giorni, prima di poter intraprendere il tragitto per l’Europa.

Il calvario inizia con la selezione in profughi di serie A, o serie B. Il dramma nasce già in Ucraina, creato dagli ucraini, e si sviluppa nelle strade che portano fuori da questa nazione.

La UE accoglie i profughi ucraini dopo essersi dimenticata di siriani e afghani. Per i profughi ucraini verrà applicata la Direttiva 55 del 2001 con cui l’Europa riconoscerà loro una protezione temporanea.

È la prima volta.

Uno vale uno dovrebbe valere sempre, quando si parla di diritti umani. Ma qualche dubbio ci viene, guardando a quello che sta facendo l’Unione Europea di fronte alla crisi umanitaria provocata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Si è trovata anche la formula giuridica per dare asilo ai rifugiati, visto che l’Ucraina non è ancora un Paese europeo. La domanda ufficiale di adesione alla Ue dovrebbe essere presentata nel 2024, mentre l’adesione formale era prevista nei primi anni trenta.

Qualcuno preme per accelerare i tempi ma, formalmente, al momento, un profugo ucraino ha gli stessi diritti e gli stessi problemi di un profugo siriano o afghano.

L’Unione Europea ha comunque deciso che ogni ucraino in possesso di passaporto biometrico possa circolare liberamente in Europa senza visto. Una soluzione temporanea, si capisce, ma che guarda avanti, molto avanti.

La direttiva del 2001 sull’accoglienza dei profughi di guerra viene adottata per la prima volta con la crisi ucraina. Anche se già per altre due volte si cercò di attuarla. Nel 2015 di fronte alla crisi siriana, e l’anno scorso per i rifugiati afghani. In entrambi i casi i Paesi europei non trovarono un accordo.

Due pesi e due misure per i profughi?

Ci piacerebbe pensare a un cambio di passo della Ue. Temiamo che questo sia solo un’eccezione che risponde a valutazioni geopolitiche più che umanitarie, dividendo i profughi con disprezzo in rifugiati di serie A e di serie B.

Il filo rosso geopolitico tra I talebani e Putin esiste. A scapito dei civilisti innocenti e calpestando i loro Diritti umanitari.

Per chi fugge da settimane terrorizzato dalle bombe, ricordiamoci:

Kabul equivale Kiev…

Graziella Putrino

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