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SCARCH…?

Care lettrici e cari lettori,

Dove cerchiamo rifugio nei momenti bui? Cosa riesce ancora a darci un punto di appoggio, un consistente sostegno, quando tutto intorno a noi si è trasformato in torre di Babele e diventa incomprensibilmente brutto e minaccioso?

Il nome Torre di “Babele” deriva dalla parola ebraica “balal” che vuol dire “confondere”. Letteralmente, quindi, significa Torre della Confusione. Questa storia per tantissimo tempo ha rappresentato un racconto simbolico di condanna circa l’arroganza e prepotenza degli uomini e delle donne!

Questa costruzione reale è la torre Etemenanki. Nel momento del suo massimo splendore, stando alle parole degli archeologi, dovrebbe aver raggiunto i 90 metri di lunghezza e di altezza. Era composta da sette terrazze e in vetta c’era il tempio del dio Marduk. In questo luogo venivano celebrate le nozze del Re. A richiederne la costruzione fu l’imperatore Nabucodonosor I. Si parla quindi del XII secolo a.C. Purtroppo, egli non arrivò a vederne il compimento. Dopo un lungo periodo di incompiutezza, i lavori ripresero e terminarono sotto Nabucodonosor II.

Quando la città di Babilonia venne attaccata nella prima metà del IV secolo a.C., anche buona parte della torre venne distrutta. Tuttavia lo storico greco Erodoto, colui il quale può essere considerato il principale sostenitore dell’esistenza di questa struttura, dopo averla vista l’ha descritta come ancora molto imponente: otto torri una sopra l’altra ed un tempio sulla sommità superiore. Questa torre nacque da gli uomini che accecati dalla loro presunzione e sete di potere su gli altri, cercarono di costruire una torre così alta da raggiungere il cielo e sfidare Dio. Ma Dio li punì confondendo le loro lingue, e non comprendendosi più l’un l’altro, finirono per farsi la guerra.

Questa torre appena cominciata, interrotta e diroccata, divenne il simbolo dell’insoddisfazione ed impotenza dell’umanità intera.

Rivisitando la Storia, nella nostra individuale impotenza, troviamo spesso rifugio nell’arte e nell’architettura. Nella combinazione di arte e rivendicazioni di pace. Di religioso e profano. Di scultura e architettura che simboleggia il sacro e il sacrilegio.

SCARCH, SCUltura e ARCHitettura . Questo è il caso di Tuor per Susch (Torre per Susch) nei Grigioni, in Svizzera, che l’artista Not Vital inscrive tra i lavori “SCARCH”. Un termine da lui coniato, unendo le prime lettere delle parole “scultura” e “architettura”. Costante è l’attenzione di Not Vital allo spazio circostante, con il quale mette in dialogo la propria opera. Dialogo che manca quando c’è la guerra. Non capiamo, non ci comprendiamo più. Abbiamo solo una domanda:

A cosa serve la guerra, di Edoardo Bennato & Eugenio Bennato

A cosa serve la guerra?

Diciamo la verità

Serve soltanto a vincer la gara

Dell’inutilità

A cosa serve la guerra?

La guerra non serve mai

Serve soltanto a trovare rimedi che sono peggiori dei mali

Ogni soldato che parte

Ogni soldato del re

Vorrei raggiungerlo con questo valzer

Fargli cantare con me

A cosa serve la guerra?

Diciamo la verità

Serve soltanto a vincer la gara dell’inutilità

La guerra è un caso irrisolto

Perché la sua soluzione

È che il più debole ha sempre torto

E il più forte ha sempre ragione

La guerra è sempre la stessa

Non dice niente di nuovo

Perché chi perde è sempre il cattivo

Chi vince è sempre il buono

Come uno stupido valzer

La storia non cambierà

Ma è sempre meglio cantarla ogni tanto

Questa canzone che fa

A cosa serve la guerra?

La guerra non serve mai

Serve soltanto a trovare rimedi

Che sono peggiori dei mali

A cosa serve la guerra?

Diciamo la verità

Serve soltanto a vincer la gara

Dell’inutilità

Dell’inutilità

La torre in marmo bianco di Not Vital è un simbolo di pace. Il suo operato non dobbiamo capirlo. Il suo messaggio è unire con armonia. Senza prepotenza. Nella politica e diplomazia attuale mancano coniazioni che ci confondono, ma che siano fertili. Costruttivi. Manca l’intenzione di un vero dialogo.

Resta solo l’amara domanda: A cosa serve la guerra?

Graziella Putrino

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