L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Lo scambio automatico di informazioni fiscali

Terza parte

Terminiamo oggi le considerazioni sullo scambio automatico di informazioni fiscali con alcune considerazioni a ruota libera, ossia dettate più dall’esperienza, dalle osservazioni frutto di letture di giornali specializzati, scambio di opinioni con colleghi, ecc… tralasciando per una volta testi di legge, accordi internazionali e procedure.

Vista la tendenza e soprattutto la mole di informazioni di natura fiscale che gli stati si scambiano annualmente, diventerâ sempre più difficile nascondere beni (conti o immobili) all’estero.

In pochi anni (una ventina) quanto in Svizzera è sempre stato fatto (nel bene e nel male) è stato praticamente stravolto. Ho ancora presente, avendo avuto l’occasione di lavorarci, le fiduciarie degli anni 70-80 che oggi non potrebbero più esistere e soprattutto non potrebbero più fornire quei servizi, all’epoca, tanto apprezzati dalla clientela estera.

Il mondo è sempre piú interconnesso e l’amministrazione fiscale sempre più munita di armi per contrastare anche la più semplice ottimizzazione fiscale. Non penso quindi di essere Cassandra se prevedo, anche a seguito delle importanti uscite di denaro da parte degli stati che hanno dovuto fronteggiare la pandemia e le devastanti conseguenze economiche della stessa, che il fisco diventerà sempre più attento ed esigente. Ma non solo il fisco. Avrete sicuramente ancora presente nella memoria gli interventi degli stati a sostegno delle attività che hanno dovuto chiedere degli aiuti di natura economica a seguito dei lockdowns che si sono via via succeduti nel tempo. Orbene, tutti questi interventi hanno sempre avuto come contropartita, prima dell’erogazione dei sussidi, la fornitura di ogni genere di informazione relativa alle attività di chi ha richiesto i sostegni. Informazioni queste che mai prima lo Stato si sarebbe sognato di chiedere. Resta il fatto che queste informazioni sono state fornite e che, a mio modo di vedere, chi le ha ricevute, avrà cura di conservarle e se del caso utilizzarle a proprio vantaggio se l’occasione dovesse presentarsi.

Gli importanti sviluppi in campo informatico e le molteplici banche dati che gli stati e le amministrazionui hanno via via organizzato ed implementato permetteranno sicuramente un controllo incrociato dei dati e se del caso degli interventi mirati. Se gli Stati hanno sempre piú bisogno di denaro e se i soldi non crescono ancora sugli alberi, da qualche parte queste risorse dovranno essere cercate? Un aumento delle imposte, anche perché i contribuenti non sono dei pozzi senza fondo o dei bancomat, non penso possa essere la soluzione. Un controllo piú mirato, attento ad evidenziare la ben che minima irregolarità, invece si. Sarà verosimilmente in questi frangenti che il contribuente sarà chiamato alla cassa. Un esempio lo abbiamo avuto, come anticipato in precedenza, in occasione degli aiuti versati durante il lockdown. Lo Stato prima di erogarli ha controllato quanto il richiedente, nella maggior parte dei casi questi erano degli indipendenti, avevano dichiarato come “salario” sottoposto all’AVS. Orbene, molti, per non dire tutti, avevano in altre occasioni, dichiarato molto meno allo Stato. Questo per pagare meno contributi ed avere di transenna un pó più di disponibilità finanziarie. Nel momento del bisogno si sono poi accorti che questo “meno dichiarato” non rientrava nei parametri e hanno quindi dovuto correggere il tiro per beneficiare dei sussidi fornendo questa volta i dati corretti all’amministrazione.

Che cosa farà l’amministrazione negli anni a venire se chi ha beneficiato dell’aiuto, ritornerà alla vecchia abitudine di dichiarare meno? Sempre come precedentemente anticipato non sono Cassandra e quindi le mie osservazioni sono solo pura speculazione. I dati racimolati, facilmente stoccabili e richiamabili con pochi clic sul computer, serviranno sicuramente da strumenti di paragone negli anni e permetteranno magari di approfondire aspetti amministrativi e o fiscali, che prima lo Stato, o dava per scontato senza poter intervenire o semplicemente non poteva chiedere. Ovviamente questa è solo una faccia della medaglia. L’altra è rappresentata dalla fine degli aiuti e da un’economia che dovrà, volente o nolente, reggersi in piedi da sola. Queste sono forse ancora settimane di euforia dettate più dal “liberi tutti”, che da ponderate, ancorate e ben salde evidenze economiche che permettono di dire che tutto non potrà che andare meglio. Vero è, che necessitiamo di ottimismo e di una visione positiva sul futuro, altrettanto vero è che saremo molto piú controllati di prima e che dovremo crearci un modus operandi e un modus vivendi differente da quello a cui eravamo abituati. Io, malgrado tutto, resto ancora ottimista e vorrei che lo foste anche tutti voi, cari lettore de L’Eco. Buona settimana.

Mauro Trentini

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