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Sposarsi…?

Care lettrici e cari lettori,

San Valentino è appena passato. E anche quest’anno ci siamo dati alla pazza gioia della felicità pubblicitaria. Abbiamo speso e comprato. Dato e ricevuto. Promesso. E, ottenuto promesse..

Ma, a tratti, ci siamo sentiti nel limbo dei sentimenti. Forse…

Nella Divina Commedia, il limbo è il Cerchio dell’Inferno, detto Limbo da «lembo», ovvero orlo estremo della voragine infernale. Il luogo è citato nel Canto II dell’Inferno, quando Virgilio narra di come Beatrice era scesa nel Limbo per indurlo a soccorrere Dante nella selva oscura…

San Valentino, come festa mediatica con finalità socioeconomiche tralascia per un giorno, per qualche ora, la realtà di un matrimonio che sempre più sembra trasformarsi in una voragine infernale per molti.

Ho sempre sognato le date simbolo per un matrimonio. Ad esempio il 22/2/2022…Una data con una numerologia forte. Simbolica. Solo che i valori di un matrimonio vengono spesso oscurati dai pensieri di un ipotetico futuro divorzio. Da immaginarie liti giudiziarie. Da anni di sofferenza psicofisica e finanziaria. Dalla paura di… vivere. Di amare. Di donarsi. Di prendersi cura di chi il destino ci ha fatto incontrare. Di assumerci le nostre responsabilità. Abbiamo paura di ritrovarci con una profonda solitudine interiore.

Difronte a questo limbo di sentimenti di noi comuni mortali, la Chiesa tedesca ha fatto fronte comune per cambiare la legge sul celibato dei preti e dare loro la possibilità di sposarsi.

Si tratta di una presa di posizione non singola, o di una parte della Chiesa tedesca. Ma è una richiesta ufficiale, sulla quale sono convenuti la maggior parte degli alti prelati della Germania.

A larga maggioranza, il Cammino sinodale della Chiesa tedesca ha deciso di stendere un documento per chiedere all‘attuale Papa di pensare a un allentamento della legge del celibato ecclesiastico.

Riunita a Francoforte, l’assemblea ha approvato la mozione con quasi l’86 per cento dei voti, anche se si attende una seconda ed ultima votazione vincolante in autunno del 2022.

Nei giorni scorsi l’ipotesi di una revisione della disciplina sacerdotale del celibato obbligatorio è stata prospettata da due cardinali.

Reinhard Marx di Monaco di Baviera, ex presidente della conferenza episcopale tedesca, ha sottolineato che «alcuni preti starebbero meglio se fossero sposati. Non solo per motivi sessuali, ma perché sarebbe meglio per le loro vite e non sarebbero soli. Abbiamo bisogno di queste discussioni». E, dunque, «sarebbe meglio per tutti creare la possibilità per sacerdoti celibi e sacerdoti sposati».

La richiesta è arrivata durante i lavori del Cammino sinodale e ha ottenuto una larga maggioranza.

Il documento sottolinea il valore del celibato come stile di vita per i sacerdoti ma chiede l’ammissione dei sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica romana da parte del Papa o, visto il peso del tema, di un Concilio.

Il cardinale Hollerich, del Lussemburgo, ha dichiarato al quotidiano francese La Croix: «Domandiamoci con franchezza se un sacerdote debba essere necessariamente celibe. Ho un’opinione molto alta del celibato, ma è essenziale? Ho sposato diaconi nella mia diocesi che esercitano il loro diaconato in modo meraviglioso, fanno omelie con cui toccano le persone molto più fortemente di noi che siamo celibi. Perché non avere anche sacerdoti sposati? E anche se un prete non può più vivere questa solitudine, dobbiamo poterlo capire, non condannare».

Papa Francesco recentemente disse “no” a una revisione delle regole sul celibato dei preti, citando Paolo VI.

Fu Paolo VI, infatti, a riservare a sé la questione del celibato, togliendo al concilio Vaticano II la possibilità di discutere dell’eventuale ordinazione sacerdotale di cosiddetti “viri probati”, cioè uomini coniugati di provata moralità. Moralità…!

In una dichiarazione del novembre 1995 il cardinale Joseph Ratzinger, nella sua qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, ribadì che il veto di Giovanni Paolo II è una «dottrina proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale», poiché Gesù aveva chiamato «soltanto uomini e non donne al ministero ordinato e gli apostoli hanno fatto lo stesso».

Nel 2018 il cardinale Luis Ladaria, prefetto attuale della Congregazione per la Dottrina della fede, ha confermato in un articolo sull’Osservatore Romano che il “no” di papa Wojtyla è da considerarsi definitivo.

Quello che lascia perplessi è che qualcuno che apparentemente ha deciso liberamente di rinunciare alla dimensione genitale dell’amore, non solo non rispetti i suoi voti, ma arrivi a usare l’inganno e la simulazione per ottenere un’intimità sessuale con dei bambini, con i quali non c’è nessun vero consenso. Ma solamente inganno e abuso di fiducia!

Quindi, la libertà di amare in modo sano e maturo resta per tutti, anche per i preti cattolici, la strada da rispolverare con estrema cura.

L’opzione del matrimonio, quel pronunciare „si, lo voglio! „, dovrebbe riempirsi di sacro non solo nella coppia, ma nel nostro sistema socioeconomico e cristiano, ridando un senso alla decisione di sposarsi…

Graziella Putrino

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