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Ausgewiesen! Espulso…

Care lettrici e cari lettori,

la sofferenza di una persona spesso inizia con una parola. Una parola! Chi la esprime, per lo più delle volte, è ben consapevole di recare danno. Gode nel farlo. O, è talmente schiavo, succube di una manipolazione di qualcun altro, che non riesce a comportarsi diversamente.

A tutt’oggi, con tutte le neuroscienze in avanguardia, non esistono metodi o analisi per un tale comportamento, a volte, di massa. Peggio: non riusciamo a evitarlo. Cambiano i metodi. Le etnie. Ma: le follie disumane restano tali!

Parliamo di sadismo? O… che cosa è?

Tentiamo un piccolo escurso: il termine sadismo venne coniato, nel 1869, dallo psichiatra R. von Krafft-Ebing, che lo derivò dal nome del marchese D.-A.-F. de Sade, scrittore francese del 18° secolo.

Designerebbe, in un primo luogo, una perversione sessuale nella quale il soggetto trae godimento erotico dalla sofferenza che infligge ad altri. In un secondo luogo, un aspetto del carattere proprio di chi si compiace della crudeltà e sta bene, solo se calpesta e umilia chi ha preso volutamente di mira.

Il 27 gennaio di ogni anno, dal 2005, si cerca di capire certe atrocità del nostro passato. Di riflettere su fatti realmente accaduti a persone come ognuno di noi. Da 17 anni, si celebra «la giornata della memoria».

Questo perchè esattamente 77 anni fa, il 27 gennaio 1945, le truppe dell’Armata Rossa arrivarono al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e liberarono i superstiti ebrei, sinti e rom. I prigionieri del campo di concentramento di Buchenwald dovettero invece resistere ancora 11 settimane. Mi sono accorta con una certa perplessità che ci si ricorda del popolo ebreo. Ma, in questa commemorazione, li sinti e i rom, non vengono menzionati abbastanza. Eppure sono quelli che ai nostri giorni vengono ancora espulsi, ausgewiesen… perseguitati, perchè mendicanti, zingari… corpi estranei…

Nella loro lingua, i rom chiamano gli anni dello sterminio, durante la Seconda guerra mondiale, Porrajmos-che letteralmente significa “Grande divoramento” o “Distruzione”-, oppure Samudaripen, cioè: “tutti morti”.

Probabilmente non sapremo mai con esattezza quanti furono i rom e i sinti a essere uccisi: più di un milione, secondo le stime più recenti.

Anche se non ebbe precedenti nella sua brutalità, il Porrajmos non fu improvviso e inaspettato, come non lo fu la Shoah.

Come gli ebrei, anche i rom erano da secoli percepiti come una sorta di corpo “estraneo” e “diverso” dal resto degli europei, additati cinicamente dai leader politici e religiosi come causa dei mali delle comunità nelle quali si trovavano a passare.

Ma com’è oggi la situazione? Come ci sentiamo a neanche una settimana dalla tanta e giustamente ricordata «Giornata della memoria»?

Aveva 14 anni quando è stato liberato da Auschwitz-Birkenau, dopo aver perso la sorella, il papà e tutti i suoi parenti. Per 60 anni ha vissuto nel silenzio del suo dolore. Poi, durante un viaggio ad Auschwitz proprio nel 2005 con un gruppo di studenti, Sami Modiano ha compreso l’importanza e il valore della testimonianza. Della Storia orale. Del raccontarsi per liberarsi. Cosi, negli ultimi 16 anni la sua personale missione è stata questa: raccontare ai giovani in primo luogo per non dimenticare la Shoah. Per imparare a dare importanza alle parole che rivolgiamo a chi ci ascolta. A chi ci circonda. A dare il giusto peso alle parole che ci vengono rivolte. Ad imparare a filtrarle. Ad avere il coraggio di rompere quelle catene mentali alle quali altri ci incatenano. Ad avere la forza di non farci rompere. Né fisicamente. Né psicologicamente. E se qualcuno ci è riuscito, a ritrovare la forza di ribellione. La gioia di vivere. «Non può essere una giornata sola per nessuno, ma potete immaginare cosa voglia dire il Giorno della Memoria quando tutti i giorni sono il giorno della memoria per chi quella strada l’ha percorsa», ha spiegato la senatrice a vita, Liliana Segre, alla manifestazione che si è svolta al Ghetto di Roma, precisando che a suo modo di vedere, non è il 27 di gennaio la data decisiva. Ma, dopo. In effetti, questo «dopo» è fatto dal contributo umano di ognuno di noi. «Nessuno esce da Birkenau: ogni volta rivivo quegli orrori», precisa Sami Modiano in un intervista a Sky24 della settimana scorsa. Tale ci si sente, sempre e ovunque dopo queste follie umane: ausgewiesen! Dalla società, da una vita tranquilla e dal raggiungere una pace interiore. … espulso…

Graziella Putrino

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