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Il ritorno alla natura – Il Ginkgo biloba

La parola ginkgo deriva dal cinese Yin-kuo, ossia “albicocca d’argento” perché i suoi semi, quando maturano, assomigliano a delle albicocche infarinate. L’aggettivo biloba, invece, deriva dalle parole latine bis e lobus ovvero due lobi e si riferisce alla forma delle foglie, divise in due parti simili, infatti, ai lobi del cervello umano. Si tratta di un albero leggendario, praticamente un fossile vivente, che risale a più di 250 milioni di anni fa (alcuni resti fossili di foglie di gingko risalgono al Giurassico e al Cretaceo) e che è riuscito a sopravvivere all’era glaciale, ai cambiamenti climatici e persino all’esplosione della bomba atomica di Hiroshima.

In Oriente, quest’albero era già apprezzato nell’antichità per via delle sue virtù mediche; compare anche nel più arcaico compendio cinese sui rimedi erboristici, il Pen Ts’ao Ching, redatto dall’imperatore Shen Nung. Egli descrisse il ginkgo biloba come un albero prodigioso, capace di allungare la vita. Non sorprende, allora, che in Cina e in Giappone sia considerato un albero sacro, tanto da essere piantato vicino a templi e luoghi di culto.

Originaria della Cina e del Giappone attualmente la pianta, che raggiunge i 30-40 metri di altezza, si trova un po’ in tutto il mondo: è molto apprezzata come ornamento per parchi e giardini pubblici e le sue riconoscibili foglie, dalla forma bilobata e a ventaglio, sono ultimamente di ispirazione per orafi e designer che amano riprodurle in gioielli e accessori di tendenza.

Il ginco ha fusto eretto, e generalmente gli esemplari giovani hanno portamento colonnare; con gli anni la chioma tende ad allargarsi e a diventare molto ramificata. Le foglie sono a ventaglio, di colore verde chiaro, talvolta presentano due lobi, crescono alterne sui rami vecchi e a mazzetti sui nuovi germogli; in autunno questa pianta diventa molto decorativa assumendo una colorazione giallo-oro. I fiori maschili e femminili sbocciano su alberi diversi, quindi si necessita di almeno un esemplare per sesso per produrre frutti fertili; le piante femminili di almeno 20 anni di età producono in autunno frutti grandi come noci, che crescono appaiati; hanno buccia liscia, color bronzo, ed emanano un odore sgradevole. Queste piante vengono molto utilizzate come alberature stradali, poichè tollerano senza problemi l'inquinamento ambientale.

COME SI UTILIZZA

Sono numerosi i rimedi fitoterapici che presentano sostanze estratte dal ginkgo biloba. Per sfruttarne le qualità curative si possono usare sia le foglie fresche, per fare infusi, oppure ricorrere ai suoi estratti.

Infuso: per una tazza servono 1-2 cucchiai di foglie secche, che andranno versati in acqua bollente e lasciati in infusione per 5-10 minuti. In commercio si trovano già pronti e spesso abbinati con altre erbe. È l’ideale per chi desidera assumerlo per un periodo lungo e soprattutto a scopo preventivo.

Estratto secco: contiene l’intero fitocompresso così da avere un’azione mirata sul microcircolo, riducendo i disordini vascolari periferici e favorendo le capacità cognitive. Con l’estratto si preparano compresse e integratori (2-3 al giorno)

Tintura madre: è l’essenza estratta dalle foglie fresche del ginkgo biloba, messe a macerare con una soluzione alcolica. Questo rimedio ha una forte funzione antiaggregante piastrinica e antiossidante ed è usato soprattutto contro i disturbi circolatori e per rafforzare la memoria. La dose giornaliera è di 15 gocce diluite in acqua, per tre volte al giorno

Per la bellezza il ginkgo svolge sulla pelle proprietà lenitive e nutrienti, per questo viene utilizzato in preparazioni cosmetiche per pelli secche, disidratate, devitalizzate ed arrossate.

Controindicazioni: l’uso del ginkgo biloba è sconsigliato alle donne in gravidanza o che hanno appena partorito e a chi segue particolari terapie farmacologiche. In più, è assolutamente vietato ingerire i suoi frutti e semi, perché possono provocare gravi intossicazioni alimentari.

PROPRIETÁ

Azione neuroprotettiva: il ginkgo biloba è spesso utilizzato contro i disturbi di memoria e concentrazione causati dalle malattie neurodegenerative che, soprattutto durante la terza età, sono associate alla riduzione del flusso di sangue al cervello, come Alzheimer, aterosclerosi e demenza senile. Il miglioramento cognitivo e mnemonico esercitato dal ginkgo è da imputarsi ai flavonoidi e ai terpeni in esso contenuti e alla loro spiccata attività antiossidante e antinfiammatoria. Ma il ginkgo funge da “attivatore cognitivo” anche in soggetti sani che vogliono aumentare le proprie performance cognitive, se usato a lungo termine, per almeno 6 mesi. È utilizzato pure in caso di problemi cognitivi associati alla malattia di Lyme o alla depressione, disfunzioni sessuali, arteriopatie obliteranti degli arti inferiori, cerebrovasculopatie, cardiopatia ischemica e vasculiti.

Azione cardioprotettiva: le foglie di Ginkgo biloba contengono terpeni (ginkgolide B), biomolecole che bloccano la perossidazione lipidica (un complesso processo di ossidazione dei lipidi della parete arteriosa causato dai radicali liberi) implicata nell’aggregazione delle piastrine. Questi principi attivi, infatti, aiutano a prevenire la formazione di pericolosi coaguli che si possono formare nei vasi sanguigni.

In questo modo, quindi, il ginkgo può avere un’azione benefica nella prevenzione dei rischi cardiovascolari rappresentati da trombi, ictus, infarti migliorando inoltre l’irrorazione dei tessuti. Essendo fluidificante del sangue contribuisce anche a migliorare la circolazione periferica, con particolare riferimento agli arti inferiori e si rivela utile nei dolori alle gambe mentre si cammina (claudicatio) e sindrome di Raynaud.

Azione vasoprotettrice:  è data dalla capacità della pianta di migliorare il tono e l’elasticità delle pareti di vene, arterie e capillari, e perciò è consigliata nel trattamento delle neuropatie causate dal diabete, nelle degenerazioni maculari della retina, e altri problemi circolatori, come emorroidi, vene varicose e fragilità capillare.

Azione antiossidante e antinfiammatoria:i polifenoli e i flavonoidi di questo antico albero contrastano la formazione nel sangue di radicali liberi e contribuiscono a riparare i danni dell’invecchiamento, potenziando le difese immunitarie dell’organismo. Alcuni studi ritengono che il ginkgo abbia anche proprietà antitumorali: è stato dimostrato che il suo estratto, grazie all’attivazione di un particolare gene (p53) che protegge il nostro corpo dai danni al DNA e dal cancro, può ridurre la proliferazione e consentire la distruzione delle cellule maligne dei carcinomi epatici.

Azione protettiva di vista e udito: il ginkgo può essere impiegato per trattare gli acufeni e le sindromi vertiginose di origine vascolare, riducendo l'intensità, la durata e la frequenza degli attacchi.Ma favorisce anche il benessere della vista, rivelandosi utile nel caso di glaucoma, retinopatia diabetica e degenerazione maculare senile.

CURIOSITÁ

Come un vecchio saggio, il ginkgo biloba è pieno di misteri. Uno di questi è racchiuso nella forma bilobata della sua foglia, suddivisa in due parti, che ricorda la conformazione del cervello umano. Anche il profilo e le nervature sembrano far riferimento alle fibre nervose del cervelletto. Non è, quindi, un caso che la medicina naturale attribuisca a quest’albero sacro la capacità di favorire l’afflusso di sangue al cervello e di essere un ottimo alleato per stimolare le facoltà mentali. Chi aspira a una vita centenaria deve conoscere il ginkgo biloba!

Stefania Calzà Santoni

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