L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

La truffa del “falso nipote”

Terza parte

Come abbiamo visto l’ultima volta, il diritto svizzero offre poche e limitate possibilità di affrontare un’evidente e manifesta negligenza da parte di una banca. Del resto, so per certo che la banca in questione ha energicamente negato di aver operato in modo negligente poiché il fatto di consegnare fr. 75'000.00 ad un’anziana signora, per i bancari (esiste una sottile differenza tra bancari e banchieri) è stata la cosa più naturale di questo mondo. Personalmente continuo ad avere dei dubbi in merito.

Se è vero, ad esempio, che i bancari hanno chiesto il perché di un tal importante prelievo e se è vero che i medesimi hanno pure offerto la possibilità di un trasferimento piuttosto che di un prelievo in contanti è perché l’operazione richiesta risultava per lo meno “inusuale”.

Se così stanno le cose, perché non hanno fatto la cosa più evidente che si poteva fare, ossia contattare telefonicamente chi, su quelllo stesso conto, aveva un diritto di firma?

Ricordo che la figlia dell’anziana signora truffata era legittimamente registrata presso la banca con un diritto di firma. Che la banca possa così liberarsi declinando ogni responsabilità dichiarando di aver fatto tutto quanto doveva essere fatto, mi sembra una scorciatoia più che criticabile.

Un altro aspetto di questa vicenda che non mi convince è la facilità con la quale sono stati liberati i fr. 75'000.--. Salvo errore, il conto in questione era un conto di risparmio (se non dovesse essere il caso il nostro lettore mi correggerà con una semplice email). Orbene, sarebbe la prima volta che mi capita di sentire che un conto di risparmio venga praticamente prosciugato senza il canonico preavviso di almeno 30 giorni per prelievi importanti.

La particolarità dei conti di risparmio è, infatti, quella di garantire alla banca che i fondi depositati rimangano in suo possesso per un tempo ben determinato, cosî da poterli "utilizzare” per altre operazioni bancarie. Proprio da questa necessità la maggior parte delle banche, se non tutte, limitano la possibilità di prelievo. Intendiamoci bene, il cliente rimane comunque il proprietario del denaro depositato e su questo non ci piove. La banca però chiede, prima di prelievi importanti, di essere preavvisata così da avere il tempo di recuperare i fondi necessari, e magari utilizzati per altre operazioni bancarie, e consegnarli al cliente.

Se quindi il conto era un conto di risparmio, esisterebbe un ulteriore argomento per criticare il comportamento dei bancari.

Fatte queste doverose premesse, che possibilità rimangono alla vittima e ai famigliari della stessa tra i quali il nostro caro Signor Gianfranco?

Abbandoniamo per un attimo il diritto e guardiamo come questo genere di truffa è stato portato alla conoscenza dell’opinione pubblica negli ultimi anni. Non certo tramite sentenze che condannano i bancari (insisto ancora sulla differenza tra bancario e banchiere) di cui sopra ma fondamentalmente per segnalazioni che i truffati hanno fatto alla stampa. Perché quindi non intraprendere anche questa strada. Esistono in Svizzera programmi televisivi che si dedicano a portare all’attenzione del pubblico casi come questo. Faccio qui riferimento a “Patti Chiari” che va in onda sulla rete televisiva della Svizzera italiana o alla più blasonata “Kassensturz” della televisione svizzero tedesca. Queste emissioni, rodate oramai da anni, sanno benissimo come garantire l’anonimato di chi ha fatto la segnalazione e soprattutto come affrontare l’argomento in ambito televisivo. Non necessariamente poi esigono che chi denuncia passi in televisione.

Varrebbe quindi la pena esplorare questa strada per due motivi. Il primo è che niente può andare in onda senza essere preventivamente visionato da chi ha denunciato e il secondo è che i giornalisti che si occupano di queste inchieste sicuramente hanno già avuto a che fare con casi analoghi.

La truffa del falso nipote è, infatti, un fenomeno che da mesi, se non da anni, occupa la stampa del nostro paese. Tramite questi giornalisti è, magari, possibile ottenere informazioni relative ad altre vittime e così capire come queste hanno cercato di risolvere la vertenza con le banche secondo il motto che l’unione fa la forza.

Non esiterei quindi, caro Signor Gianfranco, a perlustrare anche questa via.

Come d'abitudine auguro a tutti i lettori de L’Eco una buona settimana.

Mauro Trentini

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com