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L’Art Brut alla sbarra

In questi giorni, malgrado la continua pandemia imperante in tutto il pianeta, una mostra collettiva molto stimolante e inoltre di grande interesse si svolge nella sede prestigiosa del museo Tinguely di Basilea.

Écrits d'art brut” (scritti di art brut) è l'intrigante titolo che coinvolge questa rassegna d'arte dove si può fruire di un insieme di opere concepite dagli autori di questa tendenza tramite delle intuizioni, a dir poco fantastiche che, rese di pubblico dominio ho apprezzato molto.

Mentre con grande attenzione visitavo questa mostra il mio pensiero è volato all'istante al vate di questa corrente, il pittore francese Jean Dubuffet (1901 - 1985), il maestro conosciuto in tanti paesi che incarnava in toto l'art brut, facendone vita natural durante la sua bandiera. Infatti, fu lui a creare il termine “art brut” con il quale volle indicare ogni genere di manifestazione espressiva “bruta”, spontanea e immediata. Nella mostra di questa corrente che organizzò a Parigi nel 1947 riunì disegni infantili, opere di dilettanti, espressioni artistiche di persone con disturbi mentali, disegni anonimi su muri e “oggetti trovati”.

Scrutando, o meglio osservando con scrupolo uno a uno i grandi disegni esposti, quello che salta facilmente agli occhi sono le enormi ragnatele di parole e numeri spesso del tutto misteriosi che coprono ossessivamente, con una logica del tutto aliena, quelle carte sino a toccarne i bordi. Parole o meglio frasi che nella loro marcata continuità danno un che di inquietante. Le tante figure candidamente informali rappresentate sia su carta, cartoni e altri materiali solidi dimostrano senza se e senza ma l'assoluta libertà degli autori di esprimersi compiutamente.

I partecipanti a pieno titolo alla mostra sono 14 fra cui quattro di origini italiane, autori che mi fa piacere nominare qui di seguito: Giovanni Bosco, Fernando Nanetti, Giovanni Battista Podestà e Carlo Zinelli. Leggendo le loro talvolta tragiche biografie, ci si rende conto che tutti e quattro erano persone che in una maniera o l'altra non corrispondevano alle esigenze della società cosiddetta “normale”.

Andrea Pagnacco

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