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La truffa del “falso nipote”

Seconda parte

Continuiamo l’analisi della problematica sottopostaci da Gianfranco di cui avevamo parlato poco prima delle ferie natalizie. Oggi cercheremo di vedere cosa si può fare nei confronti della banca che ha chiuso una relazione bancaria dinanzi alla richiesta fatta da un’anziana signora che presentandosi allo sportello ha prelevato tutti i suoi averi in contanti per poi consegnarli ad una terza persona che le aveva fatto credere di essere in difficoltà.

Visto cosí il caso solleva subito dei dubbi. Cosa fareste voi, cari lettori, se foste alla cassa e un’anziana cliente si presentasse allo sportello chiedendovi di prelevare il saldo del suo conto? Badate bene, non fr. 500.- ma fr. 75'000.00!!! L’operazione dovrebbe apparirvi subito sospetta. Non sospetta per chissà quale atto criminoso voglia compiere l‘anziana signora, ma proprio perché:

1. si tratta di un’anziana signora;

2. dispone di un conto di risparmio sul quale sono depositati fr. 75'000.-;

3. intende prelevare tutto il suo capitale; 

4. sul conto anche la figlia dell’anziana signora dispone di una procura.

Valutate le quattro specifiche azioni sopra elencate e pensate nel contempo a quanto negli ultimi anni la stampa ha evidenziato in materia di truffa del falso nipote (aspetto questo che per chi è del mestiere non può non rappresentare una situazione della quale fare astrazione e soprattutto non puo non conoscere i meccanismi che reggono tale truffa).

Non dispongo di ulteriori elementi ma posso benissimo presumere che su quel conto l’anziana signora depositava i risparmi che riusciva, mese dopo mese, a mettere da parte. Posso inoltre presumere che se i risparmi avevano raggiunto la somma non indifferente di fr. 75'000.-, i prelevamenti fossero stati sporadici e sicuramente limitati quanto agli importi. Tutte queste informazioni voi, cari lettori, quali cassieri, le vedreste sullo schermo del computer. Se è vero che il nostro diritto a livello di contratto di deposito obbliga la banca solo a custodire in un ambiente sicuro il vostro denaro e a ridarvelo ogni qualvolta ne facciate richiesta è altrettanto vero che un “minimo di diligenza” nelle operazioni bancarie è richiesta a qualsiasi funzionario di banca.

Considerata l’età della cliente e la richiesta di prelievo del saldo del conto (fr. 75'000.00), chiunque, e pertanto ancor di più, un funzionario di banca, dovrebbe porsi qualche domandina.

Ad esempio:

-Come mai la signora vuole prelevare il saldo del suo conto di risparmio?

-La signora è anziana e quindi per definizione una persona fragile e da proteggere. Sono sicuro che quello che mi sta chiedendo corrisponde veramente alla sua volontà?

-Visto che anche la figlia dispone della procura su questo conto, non sarebbe opportuno prima di consegnare tutto il denaro, interpellarla anche solo telefonicamente?

Sono sicuro che chiunque di voi lettori qualche dubbio su questa operazione l’avrebbe avuto. E se aveste avuto anche solo un minimo dubbio sono altrettanto sicuro che per lo meno avreste chiesto il parere di un vostro superiore (capoufficio) o di un vostro collega.

Orbene, apparentemente nessun dubbio per la banca in questione che ha consegnato il denaro alla cliente!!!!.

Nel nostro diritto si discute da anni sull’obbligo di diligenza del banchiere in ambito privato. Questo perché dal punto di vista tecnico, per ritenere una responsabilità della banca occorre dimostrare che vi sia stato un atto illecito. Atto illecito che rappresenta una delle quattro condizioni per ammettere la responsabilità fondata sull’art. 41 del Codice delle Obbligazioni. Le altre tre condizioni sono il danno, la colpa e il nesso di causalità.

Sono cosciente che il tema affrontato è molto tecnico ma l’ordine giuridico richiede che tutte le quattro condizioni siano realizzate. Orbene l’atto illecito, in un caso come questo, è l’elemento che crea più problemi e discussioni nella giurisprudenza e nella dottrina. Già nel 1994 la dottrina aveva sollevato la problematica ritenendo che nel nostro diritto mancasse il concetto di atto illecito ogni qualvolta veniva arrecato un danno patrimoniale ad una persona in ambito bancario. Il nostro tribunale federale non ha peró ancora fatto dei passi decisivi in questo senso poiché ritiene ancora che nei contratti semplici di deposito bancario la banca s’impegna solo ad eseguire puntualmente le istruzioni del cliente senza essere tenuta a salvaguardare gli interessi generali di quest’ultimo (sentenze 4C.385/2006 del 2 aprile 2007 e 4A_369/2015 del 25 aprile 2016).  

Vedremo meglio la settimana prossima cosa si può ancora fare per cercare di ottenere riparazione di un danno patito nell’ambito del quale, a mio parere, la banca non può fare finta di niente. Buona settimana a tutti.

Mauro Trentini

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