L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Federal Reserve, ritroverai il buon senso?

8,7 triliardi di dollari di attivi nei primi giorni del 2020

Alla Federal Reserve, la banca centrale americana, l’esperimento monetarista non è durato che una manciata di anni, dal 1979 al 1982: il tempo di rendersi conto dell’impossibilità pratica di controllare i principali aggregati monetari, in particolare il cosiddetto aggregato M1, costituito dalle banconote in circolazione e dal saldo complessivo dei depositi a vista nella disponibilità del settore privato. La banca centrale canadese aveva adottato una simile politica qualche anno prima. Il suo governatore, Gerard Bouey, la ripudiò nel Novembre del 1982 con malinconico fatalismo: “Non siamo noi che abbandoniamo gli aggregati monetari. Sono loro che hanno abbandonato noi”.

Quarant’anni dopo quegli eventi, gli analisti passano al setaccio le minute del comitato esecutivo della Fed cercando di prevedere la tempistica e le esatte caratteristiche della imminente “normalizzazione” della politica monetaria. La pandemia da Covid-19 ha fatto raddoppiare il bilancio della banca centrale americana, i cui attivi sono passati da 4,2 triliardi di dollari all’inizio di marzo 2020 a 8.7 triliardi di dollari nei primi giorni del 2022. Se il percorso di “normalizzazione” procederà regolarmente, c’è da aspettarsi, finalmente, un drastico ridimensionamento del bilancio della Fed nei prossimi anni. Ma nel valutare la portata e le conseguenze del futuro corso della politica monetaria, è fondamentale comprendere correttamente l’attuale assetto operativo della banca centrale americana. Cosa implica tutto ciò in concreto? Innanzitutto, che la “normalizzazione” dei prossimi mesi e anni non comporterà una riduzione del bilancio della banca centrale tale da tornare – in termini reali – ai livelli del 2008, quando gli attivi complessivi non superavano il triliardo di dollari.

L’ordine di grandezza in termini reali cui guardare è rappresentato dai 4-4,5-5 triliardi di attivo del periodo 2015-2018. Alla luce di questa abbondanza di riserve, è da ritenere probabile un prolungato periodo di inflazione elevata? Pur nell’incertezza di ciò che ci aspetta nel prossimo futuro sul fronte della crescita dei prezzi, al quesito è possibile rispondere con un "sì". Purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, la Fed sembra essersi concentrata più sui mercati finanziari che sul tasso di inflazione ed occupazione. Cosa molto stupida e grave. La condizione dell’economia americana è oggi molto diversa da un anno fa. E la Fed è ora assai più preoccupata dell’inflazione di quanto lo fosse nel febbraio 2021, come emerge dai verbali del Federal Open Market Committee tenutosi a metà dicembre.

Ma per cercare di prevedere come potrebbero evolvere le principali variabili macroeconomiche – e in che modo, esattamente, la Fed vorrà realizzare la sua annunciata “normalizzazione”. Ebbene, gli stolti, con un tasso di inflazione al 7% (il più alto da oltra 40 anni!) cosa fanno? STAMPANO denaro. Il contrario di quello che dovrebbero effettuare. Prevedono di smettere di stampare a marzo, è vero. Ma coi tassi allo zero per cento ciò è altamente insufficiente: quello che dovrebbero fare è smettere immediatamente di stampare denaro fresco e, finalmente, cominciare ad alzare i tassi d'interesse. Non öo fanno perché, come detto, La Fed si preoccupa più della reazione della borsa, che dell'economia reale... uno scandalo.

Peter Ferri

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com