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La truffa del “falso nipote”

Prima parte

Ci scrive Gianfranco, sottoponendoci un caso particolarmente attuale riconducibile alla “truffa del falso nipote” nell’ambito del quale il conto bancario della suocera è stato “alleggerito” di una somma di fr. 75'000.00 . Essendo questo tipo di truffa venuto alla luce alcuni anni or sono e diffusosi rapidamente e a macchia di leopardo nel nostro paese, consacrerò i prossimi 3 numeri a questa tematica cercando nel con-tempo di rispondere ai quesiti posti dal nostro caro lettore Gianfranco. Iniziamo con ordine:

Cos'è la truffa del falso nipote?

Come il nome stesso indica è un inganno che bande di criminali attuano ai danni, spesso e volentieri, di persone anziane. Il modus operandi è pressoché sempre lo stesso. Di regola, il truffatore o la truffatrice si spacciano per un parente (p. es. un nipote, un cugino, ecc.) in difficoltà finanziarie che ha urgentemente bisogno di essere aiutato dalla sua famiglia. La vittima riceve una telefonata da un presunto parente. In quest’ambito, i truffatori sono molto abili nel carpire alla vittima stessa sia il nome che la situazione personale del presunto pa-rente per poi inserire queste informazioni nella conversazione. Possono per esempio iniziare la telefonata dicendo: «Ciao Anna, indovina un po’ chi ti sta chiamando?». Sentendo questa frase, la vittima cerca di indovinare chi è il suo interlocutore e non appena il nome del parente e i suoi vincoli familiari sono stati chiariti grazie alla divulgazione di informazioni personali utili, come per esempio «Ah, sei Paolo, il nipote di mia sorella!», i truffatori possono iniziare a raccontare le loro storie inventate.

Il presunto parente espone una storia complicata e spiega il motivo per cui in quel momento ha urgentemente bisogno di denaro. Lo scopo della storia è di impietosire la vittima nei confronti del parente e di metterle premura. Il truffatore chiede poi un prestito alla vittima. Il modo di agire di truffatori e truffatrici è particolarmente raffinato poiché dapprima tentano di scoprire quanto denaro la vittima potrebbe mettere a disposizione e, in seguito, raccontano una seconda storia complicata, spiegando alla vittima perché non possono ritirare personalmente il denaro e che, al loro posto, si recherà da lei una presunta amica o un collaboratore. Addirittura, propongono che la persona che si presenterà l’accompagnerà in banca.

Alla fine il truffatore riesce ad esercitare una forma di pressione sulla vittima, tale da sollecitarla a consegnare subito il denaro. Dal momento in cui la vittima è ormai pervasa da un senso di paura, o per lo meno di preoccupazione per il benessere del presunto parente, il truffatore esercita ulteriore pressione sulla vittima, dando all’intera situazione una dimensione di urgenza. Questo serve ad impedire alla vittima di parlare della situazione con qualcuno, di farsi consigliare oppure di riflettere su quanto sta succedendo.

Nel caso sottopostoci dal nostro lettore, i criminali, “spacciandosi per poliziotti” (sic.), hanno fatto credere ad una signora di 81 anni che la figlia aveva avuto un incidente d’auto provocando addirittura un decesso e che sarebbe dovuta andare in carcere. Carcere che avrebbe potuto essere evitato versando ad un avvocato un compenso di fr. 75'000.00. La povera vittima ha subito preso un taxi recandosi presso una banca cantonale dove aveva un conto di risparmio. Allo sportello ha prelevato in contanti tutta la somma consegnandola poi ad un signore che era venuto a riceverli.

Di primo acchito, ma ne parleremo meglio nel prossimo numero, preoccupante è innanzitutto il fatto che la banca consegni, senza batter ciglio, una tale somma in contanti ad un’anziana signora ben sapendo, inoltre, che la figlia disponeva di una procura sul conto stesso. Negligenza? Ne riparleremo..

Mi ricordo di quando, in tempi non sospetti (correvano gli anni 70 del secolo scorso e di truffe del falso nipote non si aveva ancora nessuna conoscenza) mia nonna materna aveva prelevato dal suo conto, sul quale mia madre disponeva della procura, un importo di fr. 10'000.00 in contanti. La banca insospettita da un tale prelievo da parte di una donna anziana, ha immediatamente avvisato mia madre inventandosi una scusa per non rilasciare immediatamente il denaro. Intervenuta poi mia madre si è potuto ricostruire che il prelievo era destinato alla Chiesa a seguito della visita di un prelato che ha insistito sull’urgente bisogno di denaro per un non ben precisato restauro di una sempre non ben precisata Chiesa. Una semplice intuizione del cassiere dettata dal buon senso, ha permesso di evitare che fr. 10'000.00 andas-sero in fumo (con tutto il rispetto per la Chiesa ed il suo supposto restauro). Nel caso in discussione, questo non è successo.

Vi dirò di più la settimana prossima, non senza prima avervi augurato non solo buona settimana, come mia abitudine, ma anche un buon prospero e felice Anno Nuovo.

Mauro Trentini

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