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I piani del governo Scholz

Dopo 16 anni di cancellierato di Angela Merkel è stato eletto un nuovo capo di governo. Olaf Scholz, vicecancelliere e ministro delle Finanze del governo uscente, guida una coalizione composta dai suoi socialdemocratici, dai verdi e dai liberali. Il motto del contratto di coalizione, “Osare più progresso”, è molto appropriato, poiché grandi sfide attendono il nuovo esecutivo: demografia, digitalizzazione, decarbonizzazione e tante altre. L'attenzione è concentrata in particolare sulla transizione verso un'economia verde. Il piano consiste nella trasformazione dell'economia sociale di mercato tedesca in un'economia di mercato socio-ecologica, in modo da mettere la Germania sulla buona strada per rispettare l'obiettivo massimo di 1,5 gradi di aumento della temperatura entro il 2050. I partiti della maggioranza prevedono di (finalmente!!) eliminare gradualmente l'uso del carbone, “preferibilmente” entro il 2030, quindi otto anni prima del previsto. Sempre entro il 2030, si è stabilito l'obiettivo di 15 milioni di auto elettriche o ibride sulle strade tedesche e della generazione dell'80 per cento dell'elettricità da energie rinnovabili, soprattutto da eolico e solare. La Germania vuole raggiungere la neutralità climatica entro il 2045. La direzione quindi è chiara, il dettaglio dei passi da intraprendere invece meno. Con l'iniziativa di costituire un club internazionale per il clima, i tre partiti tengono conto del carattere globale della crisi climatica. Nel complesso, la transizione verde richiede grandi investimenti pubblici in infrastrutture, oltre a sussidi alle imprese private e trasferimenti ai consumatori. Più digitalizzazione, meno burocrazia e procedure di approvazione più veloci aiuteranno il processo. Ma, chiaramente, sarà necessario molto denaro pubblico. 

Il contratto contiene anche ambiziosi piani sociali: il salario minimo, che ora è di 9,50 euro, salirà a 12 euro, e il sistema di base dei trasferimenti sarà riformato. Sono previsti 100 mila nuovi alloggi popolari ogni anno, insieme ad altri 300 mila nuovi appartamenti per intervenire sul rigido mercato immobiliare tedesco. Tuttavia, il contratto di coalizione è relativamente silente quando si parla di cambiamento demografico: per i prossimi quattro anni esclude tagli alle pensioni pubbliche a ripartizione e tassi di contribuzione superiori al 20 per cento. Inoltre, non ci sarà nessun aumento dell'età pensionabile legale oltre i 67 anni. È una scelta che lascia una cassetta degli attrezzi quasi vuota. Per stabilizzare il sistema pensionistico pubblico nel lungo periodo, anche se non nel breve, sarà introdotto un finanziamento parziale. A questo scopo, i partiti hanno concordato di iniettare 10 miliardi di euro nel sistema pensionistico pubblico tedesco nel 2022. È però solo una goccia nel mare e rimangono molte domande riguardo a ulteriori finanziamenti. Già oggi, il sistema pensionistico pubblico riceve trasferimenti di 100 miliardi di euro dal bilancio pubblico. I trasferimenti aumenteranno nei prossimi anni, quando i baby-boomers andranno in pensione. Inoltre, l'assicurazione sanitaria pubblica e l'assicurazione di assistenza a lungo termine sentono la pressione demografica e quella dovuta all'aumento dei costi. Quindi, secondo me entro 8 anni si deciderà di alzare l'età pensionabile legale a 70 anni. D'altronde si vive molto più a lungo: perché andare in pensione da "giovani" per poi stare in panciolle per, magari, oltre 30 anni? Ciò è difficilmente sostenibile. Lo sappiamo tutti, ma si tende ad ignorare il problema perché  è un tema sensibile e impopolare: non si vincono le elezioni, neanche in Germania, dicendo "alzeremo l'età pensionabile". Ma succederà; è solo questione di tempo. La necessità di finanziamenti per la trasformazione verde e l'onere crescente dei sistemi di previdenza sociale devono essere conciliati con la promessa di non aumentare le tasse. Cosa molto difficile.

Ancora più importante, il contratto di coalizione contiene un chiaro impegno al contenimento del debito tedesco sancito dalla costituzione. Il freno è stato allentato durante la pandemia, ma i partiti prevedono di ristabilirlo nel 2023. Si tratta di un compito particolarmente impegnativo, perché il contratto di coalizione evita di indicare i costi della maggior parte dei piani. Allo stesso tempo, esplora diverse opzioni per aumentare il margine di manovra finanziario: ridurre i sussidi, rivedere le priorità nella spesa pubblica e rendere più complicata l’evasione fiscale potrebbero aiutare; anche le recenti proiezioni fiscali – più ottimistiche – fanno ben sperare. Ma tutto ciò non è neanche lontanamente sufficiente. Il nuovo governo prevede di reindirizzare i “corona credit” inutilizzati al fondo per l'energia e il clima, se la Corte costituzionale non si opporrà. La banca pubblica KfW potrebbe giocare un ruolo importante nel fornire finanziamenti al settore privato. Inoltre, parte degli investimenti in infrastrutture potrebbe essere spostata a società pubbliche come Deutsche Bahn o in bilanci extra. Tuttavia, tutto questo non deve minare la fiducia nella solidità finanziaria della Germania. Ci sarà anche un interessante dibattito a livello europeo sulle regole fiscali dell'Ue. La nuova posizione tedesca sembra sia riconoscere la flessibilità di quelle attuali sia indicare un possibile margine di sviluppo ulteriore.

Nonostante tutto l’entusiasmo, il nuovo governo non avrà la vita facile che forse sperava. I primi cento giorni saranno un periodo impegnativo per Olaf Scholz e i suoi ministri. Ed anche tutti quelli a seguire.

Peter Ferri

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