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Il ritorno alla natura – La calendula

(Calendula officinalis)

La Calendula officinalis appartiene alla famiglia delle Compositae e deve il suo nome al termine “calendae” che in latino significa “primo giorno del mese ( del calendario romano)”, poiché sin dal tempo dei Romani si riteneva fiorisse all’inizio di ogni mese. In effetti in ogni mese dell’anno, a seconda delle condizioni climatiche, la calendula può fiorire: dalla primavera all’autunno inoltrato e persino in inverno se il clima è mite.

La calendula è una pianta erbacea biennale originaria dell’area mediterranea, ma cresce anche nell’Asia minore, nell’Africa settentrionale e in parte dell’Europa continentale. Costituisce densi ciuffi di foglie allungate, di colore verde intenso, ricoperte da una fitta peluria grigiastra, soffici e tenere al tatto. Raggiunge un'altezza di 30-60 cm e dalla primavera inoltrata fino all'estate produce numerosissimi fiori a margherita, di colore giallo o giallo-arancione. I fiori di calendula profumano delicatamente di limone, e sono commestibili: si consumano crudi in insalata, oppure vengono utilizzati essiccati per tisane, hanno un sapore intenso e speziato. I frutti sono grossi acheni a forma di cornetto aperto muniti di spini solo sulla faccia dorsale e la radice è fittonante.

Queste piante annuali tendono ad autoseminarsi con grande facilità, quindi una volta messe a dimora si potrà avere un'aiuola di calendule ogni anno. Per gli agricoltori degli anni '30 i capolini di calendula costituivano una specie di barometro. Infatti se la mattina dopo le sette erano ancora chiusi, molto probabilmente avrebbe piovuto in giornata.

COME SI UTILIZZA

Della calendula si utilizzano tutte le parti della pianta che sono ricche di principi attivi preziosi per la pelle: vitamina C, olio essenziale, flavonoidi, resina,mucillagine, carotenoidi, triterpenoidi e saponine. La colorazione tipica del fiore è rappresentata da un pigmento che ha come componenti principali licopene, vilaxantina e betacarotene. Fiori e foglie di calendula possono essere utilizzate sia fresche sia essiccate all’ombra per la preparazione di differenti formulazioni. L’utilizzo fitoterapico più comune di questa pianta è quello esterno, sotto forma di pomata, per velocizzare la cicatrizzazione e riparare il tessuto epidermico in caso di scottature, ustioni, piaghe, piccole ferite, abrasioni, eczemi, acne e pelle secca e arrossata.

Olio di calendula: lasciare a macerare due cucchiai (10 grammi) di fiori all’interno di un barattolo di vetro con 50 grammi di olio d’oliva per cinque giorni. Chiudere per bene il vasetto e sistemare al sole, agitandolo ogni tanto per rimescolarne il contenuto.

Decotto per uso esterno: per ogni litro di acqua, versa due fiori e mezza manciata di foglie della pianta, lascia bollire per 5 minuti, filtra e lascia raffreddare. Inoltre è possibile preparare una tisana con i fiori e successivamente applicarla sulla pelle lesa con una garza. In alternativa, si puó nebulizzare il contenuto della tisana trasferendolo in un flacone spray.

Gargarismi: il decotto a base di calendula si rivela inoltre efficace per combattere uno dei disturbi più comuni del cavo orale: la gengivite e svolge un’importante azione antimicrobica in quanto riesce ad uccidere i microrganismi che possono risultare nocivi dopo un'estrazione dentaria.

Uso interno

Meno noto, ma non per questo meno rilevante, è l'impiego dell calendula, sotto forma di soluzione idroalcolica da assumere diluita in acqua. In questo senso grazie al contenuto di mucillagini che le conferiscono proprietà antinfiammatorie, antisettiche e cicatrizzanti è utile per proteggere e lenire varie tipologie di dolore come colite, gastrite, ulcere, dolori mestruali, dolori addominali e infiammazioni del tratto gastro-intestinale.

Infuso: versare un cucchiaio (5 grammi) di fiori di calendula in una tazza di acqua bollente, coprire lasciando in infusione per circa 10 minuti; filtrare e bere.

Decotto: versare 5 grammi di foglie o fiori freschi di calendula in 1/2 litro di acqua o latte e lasciar bollire per 5 minuti.

Tintura madre antivirale:  porre 20 grammi di fiori freschi in 50 cl di alcool a 60° lasciando macerare per circa 7 giorni. Filtrare e utilizzare all’occorrenzla. Svolge un’azione inibitrice sulla replicazione dell’Herpes simplex e nei confronti di alcuni virus influenzali, in particolare A2 e APR-8.

PROPRIETA'

La calendula è rinomata per la sua capacità di velocizzare il processo di guarigione di ferite e di scottature e ha anche notevoli proprietà cosmetiche. In particolare, migliora la compattezza e l’elasticità della pelle.

Azione lenitiva, cicatrizzante: l’impiego topico di un estratto idroalcolico di calendula riduce i tempi di cicatrizzazione di ferite e ulcere cutanee ed è in grado di ridurre l’infiammazione. Inoltre compie un’efficace azione coadiuvante nel trattamento di eczemi e dermatiti, allevia la dermatite da pannolino, costituisce un valido rimedio nel trattamento della vaginosi batterica e agisce come protettore solare, nel caso di esposizione ai raggi UV.

Azione antinfiammatoria: se impiegata per via interna sotto forma di infuso lenisce le irritazioni della mucosa degli apparati interni come per esempio quella di faringe, stomaco e intestino; mentre se adoperata per via esterna per trattare scottature solari, eritemi, ferite e infezioni cutanee si utilizza una formulazione in crema o un unguento.

Attività antisettica: l’attività antimicrobica è esercitata dai terpeni. L’olio essenziale dei fiori di calendula è in grado di inibire lo sviluppo di molteplici batteri tra cui: Bacillus subtilis, Escherichia coli, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa e Candida monosa. Gli estratti della pianta in soluzioni etanoliche, metanoliche ed acquose inibiscono lo sviluppo del fungo Neurospora crassa. Inoltre, gli estratti dei fiori sono in grado di frenare la crescita del protozoo Trichomonas vaginalis. Per poter beneficiare delle proprietà antimicrobiche, puoi usare: oli, unguenti o spray da applicare direttamente sulla cute.

Azione antispasmodica: la calendula officinalis è in grado di trattare efficacemente i danni derivanti dalla colite ulcerosa e contribuisce alla cura di diarrea, emorragie dell'apparato digerente e perdita di peso corporeo. Tra le proprietà della calendula vi è poi la capacità antidolorifica e antispasmodica, utile per avere un effetto di riduzione del dolore ma anche degli spasmi dovuti ad esempio ad una colite. Può essere utilizzata anche per alleviare i dolori mestruali e regolarne il flusso del sangue (sia scarso che abbondante).

La ricetta

Crema alla Calendula fai da te

Ingredienti:

  • burro di karitè: un cucchiaio
  • cera d’api: un cucchiaino
  • oleolito di calendula: due cucchiai
  • olio essenziale di lavanda (o rosa): qualche goccia. Prima di tutto inserire in un vasetto di vetro il quantitativo di cera d’api e burro di karité indicato. Mettere il composto a bagnomaria e versare un paio di gocce di olio essenziale di rosa o, in alternativa, di lavanda.Dopodiché procedere con la montatura del composto, utilizzando delle fruste, in modo da ottenere una crema soffice. Al fine di dimezzare i tempi di lavorazione, inserire il vasetto in un contenitore contenente acqua fredda, con questo metodo si facilita l’emulsione della crema. La durata di conservazione della crema è di 6 mesi e va riposta in un luogo fresco ed asciutto.

CURIOSITA'

La pianta è nota per le sue proprietà magiche. La mitologia greca narra che la pianta nasce dalle lacrime di Venere che sgorgano a causa della perdita del suo amato Adone. In seguito a tale narrazione, al fiore vengono simbolicamente attribuite le pene d’amore.

Inoltre, in alcune società, i sacerdoti erano soliti indossare ghirlande formate da fiori di calendula mentre celebravano riti propiziatori. La pianta era soprannominata ‘l’oro di Maria’, in quanto veniva impiegata in cerimonie cattoliche realizzate con lo scopo di venerare la Vergine Maria.

Nel Medioevo le persone più povere, non potendo permettersi l’acquisto dello zafferano, utilizzavano i fiori di calendula per colorare e insaporire le pietanze: per questo la pianta venne soprannominata “lo zafferano dei poveri”.

Stefania Calzà Santoni

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