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Informarsi è un piacere!

Rispetto…

Care lettrici e cari lettori,

mi sono fermata a osservare la gente attorno a me. A partire da persone a me sconosciute, ai conoscenti, agli amici, ai parenti, ai famigliari.

Mi sono soffermata sulle rivendicazioni dei giorni scorsi: il 25 novembre contro ogni tipo di violenza sulle donne. Poi le masse in segno di protesta contro ogni forma di patriarcato a Berna. E più mi soffermo e fermo ad analizzare questi avvenimenti, più mi convinco che manca il comune denominatore per eliminare questo triste e radicato andazzo nella nostra società.

Manca il rispetto. Reciproco.

Tanti passi in avanti dal punto di vista legislativo sono stati compiuti, ed è anche vero che non sono ancora sufficienti. Altrettanto vero resta, come ogni giorno assistiamo ancora soprattutto a troppe discussioni stereotipate e a troppi interrogativi senza risposte. Ad esempio: perchè se una bambina picchia è un maschiaccio, e se un bambino piange è una femminuccia? Perché studiamo Gabriele D’Annunzio, ma non Armanda Guiducci? Perché se un uomo lavora tanto è uno stacanovista, ma se lo fa una donna è una maniaca ossessionata?

Il tema è che sopravvivono modelli identitari e paradigmi di ruoli sociali, forse da rivedere alla luce dei progressi umani e culturali raggiunti.

Se abbiamo ancora un gran bisogno di date come il 25 novembre, in fondo questo è un forte campanello d’allarme di un progresso zoppo, minato da una perdurante arretratezza, da convinzioni arcaiche che attraversano ancora tutto il mondo. Uomini che odiano il coraggio delle donne. Compagni padroni. Più proprietari che compagni. Più padroni che mariti. Malati di volontà di dominio, di possesso. Donne alle quali da piccole ancora si insegna che dovranno, per piacere a qualcuno, essere non solo belle e brave ma discrete, miti, umili. Avere sempre una indiscutibile pazienza. Assecondare i desideri per, eventualmente, far valere i propri.

Nulla di più ripugnante perché l’amore senza rispetto non è amore.

Ma: il rispetto non si deve solo pretendere. Il rispetto bisogna coltivarlo come un seme. Solo in questi casi e trovando un comune terreno fertile, cresce. Solo se protetto dalle intemperie del nostro egoismo cresce forte e produce i frutti della tolleranza e del rispetto dei propri limiti e di quelli altrui.

Nelle sue due canzoni più famose, Respect e Think!, Aretha Franklin ripete come un mantra due parole chiave: rispetto e libertà (freedom).

Sono parole fondamentali nella vita di una donna che, fin da giovanissima, ha dovuto affrancarsi da un mondo maschile e perbenista, e trovare sé stessa, come donna prima ancora che come artista.

E allora serve ancora e di più educare ai sentimenti, investire nella cultura, nei processi educativi alla parità di genere fin dall’infanzia. Resta fondamentale capire che non serve puntare il dito per colpevolizzare qualcuno. Questo non ci rende più liberi nell’interazione umana. Gridare sempre al lupo, senza soffermarsi sul ruolo e lo stereotipo di capuccetto rosso, non mi pare la strada per una reale sensibilizzazione al rispetto della dignità e dei diritti della persona.

Di ogni persona.

È innegabile che per tanti esista ancora una sorta di codice comportamentale non scritto. Non si capisce più, chi veramente si aspetta che le donne osservino, che sopravvivano retaggi e resistenze all’autonomia e alle libertà femminili. Spesso osservo che gli stereotipi culturali sono ancora il primo pilastro da smontare. Solo che ci combiattiamo a vicenda. Non siamo costruttivi. Se vogliamo concretamente affermare la parità tra generi, bisogna ritornare indietro e capire quali elementi di base portano alla convivenza pacifica tra le diversità e ad un multiculturalismo. Questo pienamente da raggiungere nel riconoscimento reciproco. Nel rispetto.

Citavo Aretha Franklin. Da qualche settimana è uscito il film Respect.

A interpretare Aretha è Jennifer Hudson, eccezionale in un ruolo che le calza a pennello. Respect è un film denso. Denso di musica, di canzoni, di fatti, significati. Forse troppi. Andiamo a vedere con occhio critico sul nostro proprio modo di comportarci.

Che il testo sia in versione maschile o femminile, sicuramente riguardo al tema del rispetto sia Redding sia la Franklin avevano lo stesso parere, guadagnandosi perciò il totale consenso del pubblico: fu anzi la soulwoman colei ad aver portato definitivamente al successo questo brano. Forse, anche “impossessandosene” involontariamente, fino al punto che Redding nel 1967, sul palco del festival di Monterey, lo annunciò affermando ironicamente che gli era stato “rubato da una ragazza”.

È interessante notare come un testo scritto nella seconda metà degli anni Sessanta sia ancora oggi così attuale e totalmente condivisibile, in un’epoca in cui la lotta per i diritti delle donne è uno die temi più caldi della nostra società che tanto grida all’uguaglianza tra sessi (e generi) e ambisce alle pari opportunità.

Allo stesso tempo, è incredibile che nel 2021, se da un lato indiscutibilmente sono stati fatti molti progressi in materia, dall’altro vi siano ancora simili ostilità e difficoltà come in quegli anni nell’accettare, amare il prossimo, senza che ci sia la necessità di chiedere scusa per aver preso la consapevolezza di ciò che si è.

Secondo voi, un brano come “Respect” può ancora oggi essere un vero e proprio inno come lo era diventato?

Vi ricordo il testo:

Aretha Franklin Respect – traduzione

Ciò che vuoi

Io ce l’ho, tesoro

Ciò di cui hai bisogno

Sai che io ce l’ho

Tutto ciò che sto chiedendo

È un po’ di rispetto quando torni a casa (solo un po’)

Hey, tesoro (solo un po’)

Quando torni a casa (solo un po’)

Signorino (solo un po’)

Non ti faccio alcun torto

Quando non ci sei

Non ti faccio alcun torto

Perché non voglio

Tutto ciò che sto chiedendo

È un po’ di rispetto quando torni a casa (solo un po’)

Hey, tesoro (solo un po’)

Quando torni a casa (solo un po’)

Sì (solo un po’)

Io sto per

Darti tutti i miei soldi

E tutto ciò che chiedo

In cambio, dolcezza

È di darmi ciò che mi spetta

Quando torni a casa (solo un, solo un, solo un, solo un)

Sì tesoro (solo un, solo un, solo un, solo un)

Quando torni a casa (solo un po’)

Sì (solo un po’)

Ooohh, i tuoi baci

Sono più dolci del miele

E indovina un po’?

Lo sono anche i miei soldi

Tutto ciò che voglio che tu faccia per me

È di darmene quando torni a casa (re, re, re ,re)

Sì tesoro (re, re, re ,re)

Sculacciami (rispetto, solo un po’)

Quando torni a casa (solo un po’)

R-I-S-P-E-T-T-O

Scopri ciò che vuol dire per me

R-I-S-P-E-T-T-O

Graziella Putrino

 

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