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La disdetta del rapporto di lavoro

La protezione prevista dal Codice delle Obbligazioni

(Seconda parte)

La scorsa settimana, rispondendo ad una mail del Signor Marco abbiamo visto la protezione che accorda il Codice delle Obbligazioni nei confronti di disdette del contratto di lavoro ritenute abusive. Oggi vedremo la protezione accordata nei confronti di disdette date in tempo inopportuno, ossia durante particolari momenti o lassi di tempo durante i quali il lavoratore è protetto.

L’articolo di riferimento è il 336 c CO che cosí recita:

Dopo il tempo di prova, il datore di lavoro non può disdire il rapporto di lavoro:

La protezione è effettiva solo dopo il periodo di prova ossia quel lasso di tempo iniziale di ogni contratto di lavoro dove, come lo dice la parola, lavoratore e datore di lavoro valutano il nuovo posto di lavoro. Generalmente il periodo di prova è un periodo che può variare dai 14 giorni previsti ad esempio in ambito di ristorazione ai 3-6 mesi di tutti gli altri contratti. Durante questo momento particolare della vita di un contratto di lavoro i vincoli tra le parti sono molto più blandi. I termini di disdetta sono ad esempio ridotti per rapporto a quelli abituali e variano generalmente dai 7 giorni sempre nella ristorazione a 1 mese.

a. allorquando il lavoratore presta servizio obbligatorio svizzero, militare o di protezione civile, oppure servizio civile svizzero e, in quanto il servizio duri più di 11 giorni, nelle quattro settimane precedenti e seguenti;

Questa protezione riguarda fondamentalmente gli uomini che come tutti sanno sottostanno all’obbligo del servizio militare e dei corsi di ripetizione (che durano generalmente dalle 2 alle 3 settimane) fino all’etâ di 40,42 anni. Orbene nelle 4 settimane che precedono l’entrata in servizio, durante il servizio e nelle 4 settimane che seguono la fine del servizio, il militare lavoratore è protetto contro un’eventuale disdetta del rapporto lavorativo.

b. allorquando il lavoratore è impedito di lavorare, in tutto o in parte, a causa di malattia o infortunio non imputabili a sua colpa, per 30 giorni nel primo anno di servizio, per 90 giorni dal secondo anno di servizio sino al quinto compreso e per 180 giorni dal sesto anno di servizio;

Questa protezione che riguarda i casi in cui il lavoratore è in malattia o in infortunio varia a dipendenza del momento in cui ha preso inizio il rapporto di lavoro. Nel primo anno la protezione è di soli 30 giorni. Dal secondo al quinto anno la protezione si estende per 3 mesi e dal sesto anno via per 6 mesi. Generalmente un lavoratore si ammala o entra in infortunio non per colpa propria ma perché la malattia insorge inaspettata. Lo stesso dicansi per l’infortunio. Per far capire quando un infortunio è dovuto a colpa del lavoratore basta immaginare quest’ultimo che una domenica di bel tempo decide di fare una passeggiata in montagna e si avventura su di un ghiacciaio con delle scarpe da ginnastica e non con gli scarponi. Visto che mal equipaggiato cade e si rompe una gamba (infortunio). Questo infortunio oltre ad essere dovuto per colpa (negligenza) del lavoratore non lo protegge se il medesimo dovesse ricevere una lettera di licenziamento anche se a casa co la gamba ingessata.

c. durante la gravidanza e nelle 16 settimane dopo il parto della lavoratrice;

Questa protezione riguarda ovviamente solo le donne che sono protette durante la gravidanza (quindi dal momento del concepimento) fino a 16 settimane dopo il parto. Questa protezione pone lo spinoso problema se comunicare o meno al datore di lavoro la propria gravidanza. Quanto precede essenzialmente in occasione di un colloquio di assunzione. Inutile nascondersi dietro un dito: al futuro datore di lavoro non fa sicuramente piacere aver assunto un’impiegata che solo dopo poche settimane rimane magari a casa poiché incinta. La giurisprudenza ha risolto la questione tagliando la famosa testa del toro. Se il futuro datore di lavoro chiede alla futura collaboratrice se è incinta la medesima deve dire la verità, quindi se sa di esserlo lo deve dire. Se invece non lo sa ancora ovviamente non può dirlo. Giusto o sbagliato che sia per il momento bisogna accontentarsi di questa soluzione.

d. allorquando, con il suo consenso, il lavoratore partecipa a un servizio, ordinato dall’autorità federale competente, nell’ambito dell’aiuto all’estero.

Quiesta protezione, molto particolare riguarda essenzialmente quei lavoratori che fanno parte di un servizio di protezione della popolazione. Si pensi al soccorso alpino svizzero o ai gruppi di intervento in caso di catastrofi o terremoti all’estero. Pare equo che questi volontari vengano protetti.

Buona settimana a tutti i lettori de l’Eco.

Mauro Trentini

 

 

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