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Spirito del tempo

Tempo dello spirito

Nel 62 a. C. Cicerone, al senato romano, fece una violenta Catilinaria contro il suo avversario aggredendolo: “o tempora o mores”. Oh che tempi, che costumi”, deplorando la perfidia e la corruzione di quella epoca, rimpiangendo le virtù morali del passato, ignorate e offese da tutti. Una condanna pubblica contro lo spirito del tempo. Sono passati 2100 anni da quelle invettive e niente di nuovo sotto il sole. Indubbiamente generalizzando faremmo anche un torto a tante persone e a gruppi animati da sentimenti etici che hanno, non solo, resistito ma anche contribuito a pezzi di storia apprezzabili. Però anche oggi, specialmente dopo la seconda guerra mondiale, non si fa altro che lamentare sullo spirito del nostro tempo per le crisi di ogni genere, tanto che certi correnti religiose minacciano e paventano la fine di questo mondo.

L’espressione “spirito del tempo“ è difficile da definire, risale alla filosofia tedesca del 1769 come Zeitgeist, e più tardi in italiano come “genium saeculi”, genio della generazione. Un clima che si respira un po’ dovunque e da nessuna parte, invisibile ma invadente. Plasma le nostre abitudini senza farci violenza, fino a che ci troviamo diversi e a nostra insaputa. Ci accorgiamo che tutto è cambiato e sta cambiando ma non abbiamo strumenti né volontà per gestire un ritorno ai valori perduti, non dimenticando però che non tutti sono andati perduti, alcuni si sono evoluti, troppo pochi comunque per essere trainanti.

Tutto cambia velocemente a motivo della rapida circolazione e diffusione delle idee e dei modelli di comportamento. Spirito del tempo è un clima intellettuale, culturale, etico, politico della nostra epoca, ma anche una tendenza che viene assimilata dalla nostra coscienza e ci modella dall’inconscio.

Il filosofo polacco Z. Baumann usa la metafora "modernità liquida" per descriverci, la chiama liquida riferendosi al dissolversi dell'ordine sociale, una società liquida, un’impresa liquida, una morale liquida, un amore liquido. Un mondo senza tradizioni, senza regole, senza impegni vincolanti. Primo bersaglio la politica. Però la società rispecchia esattamente lo spirito del tempo. I governanti non sono sempre personaggi immorali in quanto essi stessi rappresentano lo spirito del tempo.

La società non è governata male, ma è governata e addomesticata secondo le regole e i costumi del tempo, permissiva e logica del profitto, tutto e subito. I nostri verbi preferiti, anche se non proferiti sono: ignorare, mentire, prevaricare, rubare, uccidere. Noi italiani sembriamo campioni di autolesionismo e di disistima, ma questo è un problema dei paesi economicamente sviluppati, dell’occidente. Quelli del terzo mondo forse ci seguiranno a ruota.

Troviamo normale che McDonald, Coca-cola e i colossi petroliferi siano i padroni del nostro stile alimentare e turistico ripetendoci il solito mantra ossessionante: vendere, vendere, vendere, acquistare, acquistare, acquistare senza che nessuno faccia una piega? All’affermarsi dello spirito del tempo gioca un ruolo suasivo la pubblicità, una logorrea contro tutto e tutti. Un fiume di notizie e contro notizie senza il tempo di filtrarle. Non dimentichiamo la moda di massa. Si sa che dal neolitico l’uomo si copriva di pelli di cammello senza mutare per secoli la foggia, vestirsi per coprirsi. Oggi si cambia ogni stagione stile di abbigliamento perché l’imperativo è apparire. Aggiungi il tutto e subito con una frenesia stressante. È lo spirito del tempo. E qui ci si può chiedere come fare, e se vale la pena, reagire a questa violenza silenziosa. Sembra un gioco di parole, ma un tentativo di soluzione potrebbe essere il tempo dello spirito, cioè riservato alla riflessione, per il ricupero della propria autonomia intellettuale e morale. Passare dalla protesta alla proposta.

Tempo dello spirito può anche chiamarsi preghiera. Questa può servire di consolazione spirituale al singolo, al rapporto col trascendente, ma se resta così, il mondo cambia poco. Guai all’uomo solo. Soltanto se esso diventa gruppo, sia religioso, umanitario culturale, potrà cambiare lo status quo. Dare tempo allo spirito significa riservare spazio per la formazione dei buoni sentimenti, come un tempo li tramandavano con i miti e le fiabe le nonne. Ma oggi tutto è soppiantato da elettroniche diavolerie, i genitori non hanno più tempo e pazienza, regalano ai pupi appena slattati lo smartphone e i bambini crescono senza discernere fra il bene e il male, nell’indifferenza, col falso concetto di libertà di opinione e di odio, come si grida nelle nostre piazze. Morale liquida ed elettronica.

Passione per la riflessione va coltivata poi nella scuola che non dovrebbe essere solo luogo di informazione, ma anche di formazione. Un esempio, pur se limitato ma molto significativo, è l’impegno assunto recentemente dai Comites (Comitati degli italiani all'estero) in Svizzera che hanno lanciato, e poi pubblicato in un libro, un programma nelle scuole dei nostri ragazzi sulla tematica della legalità. I pensieri, i desideri, gli imput per una società libera dalla mafia, dalla ’ndrangheta, dalla sacra corona unita, dalla camorra lasciano stupiti. Anche questa iniziativa appartiene al tempo dello spirito che se ampliato a tutti gli altri settori risanerà lo spirito del tempo, di cui il nostro mondo ha estremo bisogno.

Albino Michelin

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