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Dipingere i robot

Un preciso ciclo dei miei lavori

Trovo giusto e opportuno far notare che sul tema dei miei diversificati robot è stato pubblicato già un articolo e mi scuso se ne ho scritto un altro. Il tutto perché a metà luglio scorso è uscito sull'Eco un articolo di Peter Ferri alquanto stimolante e decisamente attuale sul notevole prolificare della robotica. Leggendo con una certa avidità quanto aveva scritto il Ferri sulla galassia dei robot, mi sono reso conto che ormai sono presenti in quasi tutte le terre asciutte di questo pianeta, e quindi mi è venuta voglia di riprendere questo tema.

Personalmente mi sono, come dire, sentito pungere dalle frasi ben calibrate e puntuali di Peter sulla robotica, perché da pittore ho preso una “sbandata” sui robot ancora prima dell'inizio del millennio. Robot che nella mia carriera ho dipinto, disegnato e inciso spesso e volentieri.

Un esempio di questo ormai non tanto futuristico stato di cose è una mia opera di un automa di metallo, fili e altro compresi con tanto di accentuate sembianze umane mentre questo essere tutto preso cosa fa? Si sta drogando. Altro robot estremamente uguale a noi, dopo un' incontro sportivo lo si vede seduto con un asciugamano al collo che “suda” assurdamente e copiosamente, o ancora la robot bambina mentre sta avidamente sorbendo un gelato con la bocca sporca di quel dolce nutrimento che chiaramente non fa per lei.

Altri automi che appartengono a questo preciso ciclo di miei lavori sono quelli smontati sui banchi tecnologi di certi laboratori dei nostri giorni che in seguito avranno tutti una loro “anima” numerata.

Va da se che i miei robot sono lavori legati se possibile all'arte, perciò un che diversificati da quelli che ci offre la realtà dei nostri giorni. Sono opere, le mie, intrise di nonsense e, se si vuole, con certi riferimenti al surrealismo.

Andrea Pagnacco

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