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Ansia…

Care lettrici e cari lettori,

la parola più usata da qualche mese ad oggi è „ansia“.

Oggi pressappoco ogni seconda persona la usa. In ogni tipo di discorso, se ne abusa. Sentiamo la vicina che non va più a fare shopping, perchè ha l’ansia di infettarsi con il Covid, anche se ha fatto il vaccino. Qualche amico ci riferisce che ha l’ansia che gli venga imposto il vaccino, se vuole mantenere il suo posto di lavoro, ovvero, continuare a mantenere un certo livello di vita con lo stipendio che credeva sicuro fino alla pensione.

Altri hanno l’ansia dopo il vaccino: si sentono stanchi e senza forze.

Poi ci sono quelli che già a fine ottobre parlano di Natale. Ecco, ora viene a me l’ansia nel rapportarmi con determinate persone…

Ma perchè usiamo e strausiamo la parola ansia e non paura?

Il termine ansia deriva dal latino angĕre, che significa stringere, ed è uno stato emotivo, per quanto sgradevole, di comune riscontro in vari momenti e situazioni della vita umana. Spesso descritta come una sensazione di tensione psicofisica, di preoccupazione e di inquietudine che talvolta sconfina nella paura. Ma l’ansia non è sempre sinonimo di malattia. A questo proposito, quindi, è importante stabilire i confini tra ansia normale e ansia patologica.

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, l’ansia non sempre è da considerarsi come un fenomeno anomalo che necessarimente fa sì che l’individuo che si sente ansioso, possa essere definito malato.

In alcune circostanze ed entro certi limiti, l’ansia va considerata come un fenomeno del tutto normale e, anzi, fondamentale.

L’ansia è una reazione affettiva caratterizzata da vissuti di inquietudine, insicurezza, disagio psichico e fisico, che si sviluppa di fronte a situazioni di stress, e in particolare in condizioni di allarme di fronte alla minaccia di pericoli reali o simbolici. Da un punto di vista fenomenico l’esperienza dell’ansia è costituita da uno stato di attesa apprensiva, con anticipazione di eventi negativi mal definiti verso i quali ci si sente indifesi e impotenti.

In condizioni normali, l’ansia costituisce una reazione di difesa dell’organismo, volta ad anticipare la percezione del pericolo prima che questo sia chiaramente identificato. Essa è accompagnata da un aumento della vigilanza e dell’attivazione di tutta una serie di meccanismi fisiologici che predispongono l’organismo alla difesa o alla fuga.

L’ansia, quindi, in condizioni normali, è un ottimo sistema di allarme.

Quando questo meccanismo di difesa è mal regolato, l’ansia diviene una risposta sproporzionata o irrealistica a preoccupazioni relative all’esistenza o all’ambiente ed assume la connotazione di un vero disturbo mentale. In questo caso anziché favorire l’adattamento della persona all’ambiente, lo peggiora e diviene necessario un intervento terapeutico.

Risulta doveroso effettuare una distinzione tra ansia e paura e tra ansia e angoscia.

L’ansia si distingue dalla paura poiché implica un senso di attesa per un pericolo futuro e indefinito e al contempo un senso di inadeguatezza alla situazione, mentre la paura è uno stato emotivo per un pericolo reale, esterno e coscientemente riconosciuto.

Un’altra distinzione che viene fatta in ambito clinico è quello tra ansia e angoscia. L’angoscia, rispetto all’ansia, è un vissuto emotivo di malessere profondo caratterizzato da intensi fenomeni neurovegetativi determinato dal timore di un pericolo imprecisato e imminente di fronte al quale ci si sente disarmati e impotenti.

C’è ansia e ansia.

Ansia Normale: è’ l’ansia che una persona normalmente può vivere nella vita di tutti giorni, è una manifestazione naturale vitale e comune a tutte le persone che può scaturire da differenti fattori, come ad esempio da esperienze di separazione e di lutto o dalla presa di coscienza di caratteristiche di limitazione, cambiamento, e non onnipotenza della condizione umana. Questo tipo di ansia viene in genere controllata dalla persona “non disturbata” che ne fa un buon uso per stimolare il pensiero e l’azione costruttiva.

Fritz Perls, il padre della Terapia Gestalt, afferma che questo tipo di ansia, da lui chiamata “oggettiva”, presuppone una struttura dell’Io stabile e funzionante, e ci motiva a superare gli ostacoli e ci stimola a ricercare una spiegazione al nostro vissuto favorendo in tal senso l’integrazione della personalità, l’adattamento all’ambiente e a prestare attenzione alla situazione presente e contestuale, in altre parole un buon principio di realtà.

Ansia patologica: può essere contraddistinta da un vissuto di minaccia più o meno imminente e reale di disintegrazione, di annichilimento psichico, di instabilità profonda, di totale isolamento e castigo.

Secondo Perls questo tipo di ansia non ci permette di stare nel presente, nel qui ed ora, e ci proietta nel “lì ed allora”.

Il criterio per distinguere l’ansia oggettiva da quella patologica è quello di valutare la tolleranza dell’individuo. La patologia subentra quando rende l’individuo incapace di difendersi.

Freud utilizzò il termine “psiconevrosi” per far riferimento ad una condizione individuabile in quattro differenti configurazioni cliniche( nevrosi d’ansia, l’isteria d’angoscia, la nevrosi ossessivo-compulsiva e l’isteria).

Il termine aveva una connotazione descrittiva (per indicare un sintomo assai doloroso presente in un individuo in cui l’esame di realtà non è compromesso), sia con l’intenzione di indicare la presenza di un preciso processo etiopatogenetico (conflitti inconsci in grado di generare ansia e di condizionare l’impiego maladattativo di alcuni meccanismi di difesa, a cui si collega lo sviluppo dei sintomi).

La nevrosi d’ansia fa riferimento ad un disturbo più o meno strutturato nel quale l’ansia è il sintomo predominante. Essa si può descrivere come un disturbo caratterizzato da reazioni di apprensione e paura più o meno diffuse o croniche, con episodi acuti e ricorrenti durante i quali il soggetto è spaventato, si sente insicuro e impotente e presenta sintomi neurovegetativi molteplici. Tra une reazione acuta e l’altra il soggetto può essere relativamente asintomatico o presentare, in maniera persistente, uno o più componenti caratteristici del disturbo.

A questo proposito e alle soglie di Natale 2021, in una situazione poco chiara, anzi confusa al massimo con tutte le vecchie e nuove direttive politiche in ambito Covid, vi lascio con una poesia:

Abbracciami più spesso.

Che l’ansia. La paura.

Il panico. La tristezza.

Fanno crepe ovunque dentro di me.

Ma con te non ce la fanno. Si fermano. Non passano. Si inchinano. E poi fuggono. Sei un muro troppo alto di bellezza da scalare.

Abbracciami più spesso.

Che ogni volta che lo fai.

Apri un varco di musica tra i silenzi e la speranza.

Che ogni volta che lo fai….

Torno a credere alla vita.

(Andrew Faber, pseudonimo di Andrea Zorretta Roma, 22 luglio 1978, è uno scrittore e poeta italiano).

Quindi, se qualcuno nelle vostre vicinanze dichiara di avere l’ansia, abbracciate forte, prima di cimentarvi in una pseudoterapia che possa veramente fare venire l’ansia…

Graziella Putrino

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