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Il ritorno alla natura – L’alchechengi

(Physalis alkekengi)

L’alchechengi è il frutto della pianta Physalis alkekengi che appartiene alla famiglia delle Solanacee e trova le sue origini nei paesi dell’America meridionale, in particolare nel Perù, da dove, solo in seguito alla scoperta dell’America, fu diffuso in gran parte dell’Europa. Oggi è, infatti, ampiamente coltivato nell’Europa centrale e sudorientale e nell’Asia fino al Giappone.

Si tratta di piccole bacche che assomigliano un po’ a dei pomodorini raccolte in un involucro costituito da foglie molto sottili che gli danno il caratteristico aspetto di lanterne, vengono chiamate per questo “lanterne cinesi” e le piante si utilizzano anche per abbellire i giardini orientali.

Il termine “alkekengi”, apparso per la prima volta nella lingua francese intorno al XIV secolo, deriva dal francese antico “alquequange” o “alcacange”, che a sua volta deriva dall’arabo “al-kakang”, che significa “lanterna cinese”, con chiaro riferimento all’involucro che avvolge il frutto. Linneo nel 1753 costruì il binomio scientifico definitivo, usato ancor oggi, riferendo il nome arabo alla specie e non più al genere. Così, Linneo nel 1737, riprende il termine greco “fusalis” = pieno d'aria, gonfio e, in modo traslato, “vescica”, con chiaro riferimento all'involucro che avvolge il frutto.

La loro fioritura avviene in estate. Bisogna sottolineare che i fiori, campanulati, risultano per lo più insignificanti e poco decorativi per il giardino. Il loro colore è giallino e assomigliano molto a quelli di peperone. Ciò che rende queste piante preziose è invece l’involucro a forma di lanterna rosso o arancione che si sviluppa intorno al seme verso la fine dell’estate. Mano a mano che va a disfarsi ci lascerà intravedere il seme interno attraverso una delicata rete di nervature. Le foglie sono semplici o finemente incise, triangolari, verde medio. In alcune specie sono pelose, in altre lisce. Il frutto possiede un contenuto di vitamina C addirittura superiore a quello del limone e un gusto dolce, dal leggero accento asprigno.

COME SI UTILIZZA

Raccolta e conservazione

Raccogliere in estate le foglie e gli steli della pianta, i frutti a completa maturazione a fine estate-inizio autunno. Fare seccare all’ombra per un lungo periodo steli, foglie e frutti. Conservare in sacchetti di carta o tela, al riparo da polvere e umidità.

Decotto di bacche: aggiungere ad un litro di acqua bollente, un paio di manciate di frutti di alchechengi essiccati. Lasciare bollire il rimedio per una decina di minuti, dopodiché toglierlo dal fuoco. Attendere il raffreddamento del decotto, filtrarlo e conservarlo in un luogo fresco. Assumere 4/5 tazze al giorno.

Sciroppo: sminuzzare la quantità desiderata di frutti freschi, con l’aiuto di un mortaio. Versare il rimedio su una tela robusta e pulita, dopodiché con un passaverdura classico, si estrae il succo. Aggiungere a quest’ultimo lo zucchero precedentemente liquefatto. La quantità del dolcificante dev’essere pari a quella del succo. La posologia raccomandata è di 4/5 cucchiaini al giorno.

Tintura di alchechengi homemade: lasciar macerare 20 g di bacche essiccate in 150-170 g di alcool a 55 gradi. Attendere una decina di giorni dopodiché filtrare il composto e conservare il tutto in un contenitore di vetro scuro. Assumere 4/5 cucchiaini al giorno.

Vino medicinale ad azione diuretica: macerare in un litro di vino bianco secco 20 bacche di alchechengi essiccate. Lasciare riposare per una decina di giorni, poi filtrare il rimedio e riporlo in un luogo fresco. La posologia ideale è di 2/3 bicchierini al giorno da assumere lontano dai pasti.

Bacche fresche: l'alchechengi si può mangiare così com’è, l’importante è togliere l’involucro in cui si trovano le bacche. Le foglie che lo rivestono infatti non sono commestibili visto che contengono alte dosi di solanina, sostanza tossica. Se volete mangiare i frutti freschi di alchechengi, assicuratevi che siano di un bel colore arancione e sodi. Non devono avere ammaccature o il calice avvizzito. Se ben maturo il frutto si può conservare in frigo per circa 2 giorni, l’alternativa è congelarlo eliminando prima i calici.

PROPRIETA'

L’alchechengi è un frutto particolarmente apprezzato dalla Medicina Tradizionale Cinese che lo utilizza ad esempio come rimedio naturale depurativo utile a stimolare la diuresi e quindi perfetto nel trattamento di tutte quelle patologie del corpo in cui è presente ristagno di liquidi. Molto utile anche per le problematiche legate all’eccesso di acido urico dato che le sostanze contenute in queste bacche ne favoriscono l’eliminazione attraverso l’urina.

Azione antinfiammatoria: il Physalis alkekengi è in grado di contrastare efficacemente diverse reazioni infiammatorie provocate sia da patologie acute che croniche. Interviene stimolando l’attività dei monociti e inibendo la produzione di citochine. Sono proteine prodotte dalle cellule, implicate in numerosi processi biologici, che coinvolgono sia la risposta immunitaria che le infiammazioni. La proprietà antiflogistica riconosciuta all’alkekengi è imputabile principalmente a due principi attivi: i flavoni e un secosteroide chiamato fisalina entrambi presenti nella formulazione chimica della pianta. La solanacea risulta particolarmente efficace nei disturbi respiratori.

Azione diuretica e depurativa: il frutto e i semi hanno un’efficace azione diuretica, promuovono l’eliminazione dell’eccesso di sodio tramite le urine e facilitano l’espulsione di potassio. Attraverso tale meccanismo d’azione, sono in grado di regolamentare sia il volume della diuresi che la composizione dei fluidi corporei. Si somministrano con successo nel trattamento delle infezioni che colpiscono il tratto urinario, nelle cistiti, nella calcolosi renale e in generale nei disturbi che intessano i reni e la vescica. Le proprietà diuretiche sono riconducibili alle attività terapeutiche esercitate dalla fisalina, dalla quercitina, dalla vitamina C, dai flavonoidi, dalle saponine e dagli steroidi presenti nella pianta officinale.

Attività ipoglicemica: tale proprietà è riconducibile alla presenza delle saponine e di un etero-polisaccaride presente nella pianta medicinale. In seguito alla somministrazione di un dosaggio pari a 300 mg per peso corporeo, da assumere per almeno sette giorni consecutivi, si registra un’effettiva riduzione del livello di glucosio plasmatico e un contestuale decremento del peso corporeo. Pertanto, l’estratto di alchechengi può considerarsi un valido candidato come terapia alternativa ai farmaci di sintesi ad azione ipoglicemica.

Azione antiossidante: l’attività antiossidante è esercitata dall’acido ascorbico e dai polifenoli presenti in quantità modeste nella composizione chimica della pianta. Oltretutto, i polisaccaridi idrosolubili inibiscono l’azione dei radicali liberi e prevengono i danni ossidativi. Grazie alla presenza al suo interno di Vitamina C e altri principi attivi che favoriscono il benessere del sistema immunitario, questi frutti sono utili anche per tenere lontani i malanni di stagione come raffreddore, influenza, ecc. favorendo una guarigione più rapida. È per questo che l’alchechengi può essere considerato un po’ come un’aspirina naturale.

Azione immunostimolante e protettiva del microbiota: gli estratti a base di alchechengi agiscono efficacemente sull’equilibrio della microflora intestinale. Quindi, un discreto consumo incrementa significativamente la quantità di probiotici che colonizzano l’intestino e migliora la loro funzionalità. Pare che tale proprietà sia ascrivibile all’azione condotta dalle fisaline che da una parte, promuove la crescita dei Lactobacillus e dall’altra, blocca lo sviluppo di alcuni batteri patogeni intestinali (ad esempio l’Escherichia Coli). Sono inoltre emollienti, leggermente lassativi e ricchi in antiossidanti.

Azione lenitiva e antiage: l'elevato potere antinfiammatorio dell'alchechengi consente il suo impiego con successo anche nel campo cosmetico. Infatti, le funzioni protettive e lenitive esercitate dalla droga sono in grado di fronteggiare i danni derivati dall'esposizione ai raggi solari e di svolgere un'azione protettiva e ritardante dell'invecchiamento. L'alchechengi è presene come ingrediente in prodotti doposole e dopobarba per alleviare rossori e fenomeni di sensibilizzazione.

La ricetta

Alchechengi ricoperti di cioccolato

Ingredienti

  • 100 g di alchechengi
  • 100 g di cioccolato fondente
  • una noce di burro

     

Preparazione

Aprire lentamente il rivestimento delle bacche senza toglierlo e sciacquarle con cura. Lasciare asciugare. Liquefare il cioccolato a bagnomaria ed incorporare nel composto una noce di burro amalgamandola bene al cioccolato.

Immergere gli alchechengi nel cacao. Asciugare la prelibatezza sulla carta da forno e conservarli in frigo fino a quando non vengano consumati.

Curiosità

I fossili dei semi d i Physalis alkekengi ritrovati in Siberia risalgono al Miocene, in Europa al Pliocene e in Germania al Pleistocene. Il polline dell'alkekengi è stato trovato nei primi sedimenti del Pleistocene a Ludham, ad est di Wroxham, nell'Inghilterra orientale.

In Giappone, i suoi semi sono utilizzati come parte del Festival Obon (Festa delle lanterne) come offerte per guidare le anime dei defunti. C'è anche un mercato annuale dedicato al fiore, chiamato “hozuki-ichi“, che si tiene ogni anno in Asakusa, intorno al 9-10 luglio.

Già Dioscoride, Arnaldo da Villanava e Galeno consigliavano i frutti di Alchechengi quale rimedio nei casi di ritenzione urica.

Stefania Calzà Santoni

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