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Volare, oh oh…!

La canzone per antonomasia che definisce un italiano non è, come si presume O sole mio, ma Volare,oh oh, ossia il ritornello dell’inno popolare italiano Nel blu dipinto di blu, di Domenico Modugno. Eravamo nel 1958. Musicalmente, la canzone rappresenta per convenzione il punto di rottura della musica italiana tradizionale e negli anni ’60, l’inizio di una nuova era, recependo il nuovo stile portato dagli «urlatori»- uno stile musicale italiano della metà del XX secolo- e mediandolo con un’esecuzione che risente delle influenze swing di importazione statunitense. Se la struttura armonica del brano è ancora di stampo tradizionale, risulta invece innovativo l’arrangiamento.

Volare, oh oh, nel cielo dipinto di blu, sembra l’ispirazione totale della vecchia-nuova compagnia aerea nazionale italiana! Andiamo con ordine. Anzi, ne azzardiamo uno: Volare Airlines è stata una società italiana di trasporto aereo, fondata nel 1997. Acquisita nel 2006 da Alitalia – Linee Aeere italiane, nel 2015 si è fusa con Alitalia – Società Aerea Italiana.

Gino Zoccai e l’ex pilota delle Frecce Tricolori Vincenzo Soddu fondarono la compagnia aerea Volare Airlines nel 1997. Nel 2000 acquistarono da Lupo Rattazzi, il figlio di Susanna Agnelli, la società Air Europe, leader nel mercato dei voli charter. Nacque così la holding Volare Group che controllava le due compagnie aeree. Nello stesso anno nel Gruppo Volare, con una quota del 49%, entrò a far parte la compagnia aerea elvetica Swissair. Per mantenere il controllo del Gruppo i proprietari italiani effettuarono un ingente aumento di capitale con la partecipazione anche di alcuni soci importanti come Sanpaolo IMI, Banca Popolare di Vicenza, Banca Popolare di Marostica.

La crisi del trasporto aereo, scatenatasi dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, portò al fallimento della Swissair. La quota azionaria in possesso degli svizzeri venne così ricomprata da Zoccai per circa 50 milioni di euro. I debiti però salivano e Zoccai accettò di rinunciare alla maggioranza della quota azionaria.  Nel 2003 nacque l’idea di fare di Volare Airlines la prima compagnia aerea italiana low cost, ribattezzandola Volareweb. Nello stesso periodo si verificò una crisi di liquidità, con la ristrutturazione del debito affidata ad una società di Banca Intesa. La gravità della situazione finanziaria portò allo stop delle operazioni delle due compagnie del Gruppo Volare il 19 novembre 2004. La nuova Alitalia-CAI acquistò il 13 gennaio 2009 il patrimonio e il Certificato di Operatore Aereo di Volare che cessò quindi di operare voli con proprio personale e livrea. L’ultimo volo come Volareweb fu operato il 12 gennaio 2009 sulla tratta Brindisi ↔ Milano Malpensa. La licenza del vettore fu in seguito revocata, e la ditta chiusa, l’11 febbraio 2015, dopo la sua fusione all’interno di Alitalia – Società Aerea Italiana.

A questo punto, la storia di Alitalia merita una sommaria riflessione sul fatto che da orgoglio italiano abbia concluso il 14 ottobre 2021 a zavorra dello Stato. Ricordiamo: Nel 1959 Alitalia raggiunse il traguardo dei 3 milioni di passeggeri trasportati. L’azienda negli anni ’60 visse un periodo di crescita vertiginosa. Nel 1969 era l’unica compagnia aerea in Europa a muoversi con aerei a reazione. Nel 1982 superò i 10 milioni di passeggeri trasportati. La compagnia aerea era diventata la terza d’Europa, dietro solo a Lufthansa e British Airways per numero di voli. Alitalia era un orgoglio per la Penisola. Una compagnia aerea efficiente ed elegante, con uno dei migliori servizi a bordo. Delia Biagiotti disegnava le divise del personale negli anni ’60, negli anni ’90, invece, il compito passò a Giorgio Armani.

Poi, l’inizio del declino. Un insieme di fattori hanno inciso sull’inizio del declino di Alitalia: l’avvento delle compagnie aeree low cost, la concorrenza dell’alta velocità e l’attentato alle Torri Gemelle, con le conseguenti nuove norme sulla sicurezza. A questo vanno sommati apparentemente gli errori interni all’azienda, in particolare la riduzione delle tratte intercontinentali e gli scarsi investimenti sull’innovazione. Nel 1993 ebbe inizio un dialogo per la fusione con Air France. Il risultato non fu quello sperato. A causa del piano di taglio del personale, di 4.000 unità, i sindacati bloccarono la trattativa. Dopo essere stata per 50 anni un’azienda pubblica, nel 1996 Alitalia fu privatizzata!  Il governo Prodi quotò in borsa il 37% della compagnia. La privatizzazione non portò i benefici sperati e, perciò, si cercò di portare a termine una nuova fusione.

Iniziarono, così, nel 1997 i dialoghi con la compagnia aerea olandese Klm. L’accordo prevedeva lo spostamento dell’hub da Roma Fiumicino a Milano Malpensa, potenziandolo in maniera consistente. Il 28 aprile del 2000 Klm, stanca di aspettare la troppo lenta trasformazione di Malpensa come hub, comunicò ad Alitalia l’interruzione delle trattative. Uscendo dall’accordo, Klm pagò una penale da 250 milioni di euro alla società italiana.

Alitalia si ritrovava pertanto di nuovo in cerca di un nuovo partner. La compagnia tornò da Air France per una partnership. Entrò così a far parte di Skyteam, una delle principali alleanze aeree. Questo non risolse però i problemi di Alitalia, che nel 2006 puntò su una seconda privatizzazione. L’obiettivo era di cedere il 39% della società. Il governo italiano scelse di procedere attraverso la procedura della gara d’appalto. Quando i concorrenti videro i bilanci di Alitalia, però, si ritirano tutti!  Una considerazione a parte meriterebbero, senza pretenzione di un’analisi di mercato, gli errori dettati unicamente dall’influenza politica italiana.

Ecco un tentativo: nel 2006, dopo il fallimento della seconda privatizzazione, Air France era disposta a rilevare il 49,9% di Alitalia. L’accordo prevedeva un aumento di capitale da un miliardo, il ridimensionamento della flotta aerea ed il taglio 2.100 posti di lavoro. Tuttavia c’era l’ombra del veto da parte dello Stato Italiano. Infatti, nella campagna elettorale, Silvio Berlusconi aveva promesso di mantenere per Alitalia “l’italianità della compagnia”. Nel frattempo, a causa degli esuberi richiesti, i sindacati si opposero al piano d’acquisizione di Air France. Berlusconi divenne Presidente del Consiglio, così i francesi ad un passo dall’acquisizione furono tagliati fuori… Oh la la…!

Nel 2009, dopo la defilazione di Air France, entrò in gioco la Cai (Compagnia Aerea Italiana), una holding di imprenditori italiani “i capitani coraggiosi” promossa dal governo Berlusconi. Il Premier realizzò quindi la sua promessa. Il piano di Alitalia Cai era quello di sviluppare il business sui voli nazionali, aumentandoli del 50% e tagliando 30 destinazioni internazionali. Si ridusse il numero di velivoli, che passarono da 175 a 109. Competere sulle brevi tratte era però una speranza anacronistica. Le compagnie aeree low cost ed i treni ad alta velocità mandarono in fumo i piani di Alitalia. I famosi “capitani coraggiosi” mostrarono soltanto il coraggio che viene dal lasciare gli utili ai privati e i debiti allo Stato.

A quel punto si registrerà l’entrata in campo di Etihad, dei potenti e ricchi arabi. Nel 2011 la Cai chiuse il bilancio con 69 milioni di euro in perdita, meglio rispetto agli anni precedenti. Questo paradossale ottimismo durò poco: nel 2012 la nazione era in piena crisi. Alitalia subì il colpo perdendo oltre 600.000 euro al giorno. Il bilancio del 2012 si chiuse con 280 milioni in rosso. Nel 2013 Alitalia perse oltre 500 milioni. La compagnia era per l’ennesima volta in cerca di un acquirente, questa volta si fece avanti Etihad in modo più deciso.

Nel 2014 si arrivò ad un accordo: nasceva la joint venture Alitalia Sai, con il 51% in mano alla compagnia del Medio Oriente. Etihad per il rilancio spese 565 milioni di euro. Il colosso arabo ridusse subito le tratte brevi, in quanto su queste dominava Ryanair e le altre low cost. Le nuove strategie porteranno le perdite di Alitalia sotto i 200 milioni nel 2015.  Il piano di rilancio industriale aveva fatto vedere una luce in fondo al tunnel. La speranza di un ritorno ai tempi prosperosi era viva. Nel 2016 le aspettative crollarono. Alitalia registrò una perdita di oltre 400 milioni di euro. Si optò per un salvataggio di Alitalia per mezzo dei soldi pubblici, con un investimento di circa 2 miliardi.

Per approvare la misura si utilizzò un referendum. La vittoria del no al salvataggio fu schiacciante, con il 67% dei voti. Così il consiglio d’amministrazione di Alitalia prese due decisioni importanti. Furono tagliati fuori Etihad Airways e tutti i soci di minoranza dalla società e si passò ad un’amministrazione straordinaria in attesa di un nuovo acquirente. Il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) erogò, a questo punto, un prestito ponte di 900.000 euro all’azienda per tirare avanti fino alla prossima vendita. Tale operazione, tuttavia, ha attirato diverse denunce rivolte all’Unione Europea, per aiuto di Stato illegittimo… ahi!

Dal 15 ottobre 2021, la «nuova Alitalia» si chiamerà Ita Airways. Con un colpo di scena, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova compagnia aerea, è stato svelato quello che diventerà il vero nome. Cambia anche la colorazione base sulla fusoliera che sarà azzurra.  Per le prossime settimane gli aerei voleranno con la livrea classica di Alitalia, ma quando arriveranno i nuovi jet — ordinati da Airbus e noleggiati all’estero — sulla coda spunterà una fascetta tricolore. Che fine farà il brand storico? Finirà nei cassetti degli uffici della newco, della «New Company», ovvero nuova impresa ITA, che ha pagato 90 milioni di euro per comprarselo, assieme al sito web alitalia.com. L’ha comprato, non per rilanciarlo! Ma, per non farlo prendere da altri rivali. Il nuovo sito sarà infatti: ita-airways.com.

Dopo 75 anni si chiude per sempre, tra debiti miliardari e giganteschi errori politico-gestionali, l’attività della compagnia di bandiera italiana, Alitalia. Ai viaggiatori che hanno aderito al programma di Alitalia «mille miglia» sara’ consentito – ma solo per il primo anno – conservare lo status maturato. Non sara’ possibile invece spendere in Ita i punti maturati con il programma «mille miglia» di Alitalia. Il nuovo programma di fidelizzazione e loyalty si chiama: Volare.

Oh oh, nel cielo dipinto di blu! - aggiungiamo noi…

Graziella Putrino

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