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Invecchiamento e denatalità

CULLE VUOTE

Due facce della stessa medaglia

Una domanda ricorrente che ci si ci pone in famiglia, tra amici o nei luoghi di aggregazione è “chi sono gli anziani?”. I più acculturati definiscono tali coloro che, avendo superato la metà della loro vita, si sentono comunque ancora lontani dalla fine, mentre ritengono “vecchi” coloro che non se la sentono più di programmare la loro vita, se non giorno per giorno, e che magari, non di rado, a causa delle loro precarie condizioni fisiche, pensano alla morte come alla migliore soluzione per i loro problemi! Al di là di questa disquisizione filosofica sugli anziani ed i vecchi ne esistono altri di indizi più terreni, molto più terreni, ovvero quelli che annunciano l’allontanarsi implacabile della gioventù: prima il calo della vista ed i problemi alla dentatura, la virilità sessuale - per gli uomini - che comincia a scarseggiare ed infine le verifiche sanitarie periodiche alle quali vengono chiamati i patentati d’auto! Tutto ciò premesso, sempre più spesso, leggiamo ed ascoltiamo che “l’invecchiamento della popolazione è uno dei problemi principali che l’umanità deve affrontare nel XXI° secolo”. Bene, al sottoscritto il fatto che invecchiare sia ritenuto un “problema” fa veramente sorridere e ricordare quel mio conterraneo che - eravamo negli anni Sessanta del secolo scorso - era preoccupato per aver vinto il primo premio alla lotteria dei Monza perché, avendo vissuto sempre con poche palanche, l’essere diventato improvvisamente milionario lo avrebbe “costretto” a cambiare radicalmente vita e ad affrontare problemi nuovi come dover investire bene i suoi soldi e doversi difendere dall’assalto di parenti ed amici! Infatti ritengo che, come quel mio conterraneo avrebbe dovuto essere felice per la vincita, anche noi dovremmo essere tutti contenti di sapere che le nostre speranze di vita stanno aumentando di anno in anno, grazie al migliore livello di vita raggiunto e, soprattutto, alla ricerca scientifica ed alla chimica. Se mai il problema è un altro e cioè che la società attuale si deve attrezzare in modo diverso per affrontare adeguatamente questo fatto nuovo dell’invecchiamento della popolazione, problemi che vanno dall’organizzazione di servizi sociali adeguati al finanziamento dei sistemi pensionistici. Ed è un problema da affrontare con urgenza tanto più che non riguarda solo gli anziani di oggi ma anche gli stessi giovani, peraltro in forte calo demografico a seguito della denatalità che vi è nel mondo a qualche lustro ed in particolare nei Paesi più ricchi (v. box). Giovani che un giorno saranno pure anziani e poi vecchi o che comunque aspirano sicuramente di diventarlo.

Infatti, secondo le più recenti statistiche, oltre 700 milioni di persone nel mondo hanno 65 o più anni. Entro il 2050 tale numero dovrebbe aumentare fino a raggiungere l’incredibile cifra di 1,5 miliardi. Lo stesso Dipartimento delle Nazioni unite per gli affari economici e sociali dell’Onu prevede che entro la metà di questo secolo, una persona su sei nel mondo avrà più di 65 anni, rispetto a una su 11 oggi e che il numero di persone di età pari o superiore a 80 anni crescerà ancora più rapidamente, triplicando entro il 2050. L’aspettativa di vita globale media a 65 anni sarà aumentata di 19 anni entro il 2050

La denatalità nel mondo. Già a partire dagli anni ‘50 le nascite sono in calo a livello globale, in particolare nei paesi del G7. Infatti, secondo una indagine della CIA World Factbook, nel 2020 la natalità - su 1000 persone - in Francia è scesa a 12 nascite, in Germania a 9, in Italia a 8, in Canada a 10, in Giappone a 7, negli Stati Uniti a 12 e nel Regno Unito a 12 (a titolo informativo per i nostri lettori, la Svizzera con 10 nascite si colloca nella media dei Paesi del G7). Mentre la natalità più bassa la troviamo nel Principato di Monaco con 6 nascite e, come facilmente immaginabile, la percentuale di natalità più alta la troviamo tra i Paesi del continente africano con in testa il Niger con 48 nascite. Un andamento demografico che, secondo le stime delle Nazioni Unite, porterà il tasso di fertilità nel 2100 al di sotto del livello di sostituzione, quello in cui il numero di nuovi nati non è sufficiente a sostituire la generazione dei genitori.

Dino Nardi

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