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Ancora di successioni

Il testamento (3a parte)

Terminiamo oggi l’analisi della problematica di diritto successorio sottopostaci dalla Signora Margherita.

Due settimane or sono avevamo visto come il testamento della madre, che non riempiva le condizioni formali richieste dal nostro diritto, non poteva essere ritenuto valido.

La settimana scorsa ci siamo focalizzati su chi sono gli eredi legali e quelli riservatari. Non essendo in presenza di un testamento valido, fa stato la divisione legale (quella proposta dal nostro Codice civile) e la successione sarà divisa per ½ al coniuge superstite e per ½ ai discendenti diretti.

A questo punto non rimane che rivolgersi al tribunale competente (per intenderci quello dell’ultimo domicilio in Svizzera del defunto) e chiedere che sia rilasciato il “certificato ereditario”. Trattasi di un documento molto importante in diritto successorio poiché permette agli eredi di legittimarsi nei confronti delle autorità e chiedere cosí delle informazioni sui beni posseduti dal defunto (conti bancari, proprietà registrate nel registro fondiario, ecc..). Quando si fa la richiesta del certificato ereditario bisogna trasmettere al tribunale due documenti che non possono mai mancare in ambito successorio. Trattasi dell’atto di morte ossia quel documento che attesta quando e dove è morta una persona e dell’atto di famiglia ossia quel documento, rilasciato dall’ufficio dello stato civile, che attesta chi era il defunto nell’ambito di una famiglia (marito, moglie, figlio, ecc…). Se poi esiste, non è il nostro caso, bisognerà trasmettere al Tribunale anche il testamento. Sulla base di questi atti il giudice adito sarà in grado di stabilire chi sono gli eredi del defunto e di confermare il tutto nel certificato ereditario. Ottenuto questo documento potrà iniziare la ricerca degli averi del defunto.

Purtroppo non esiste nel nostro paese una banca dati che permetta di risalire a tutto quanto il defunto possedeva in vita. Bisogna quindi armarsi di pazienza e contattare, per quanto riguarda ad esempio, il denaro, tutte le banche . Vero è che molte volte qualcuno dei parenti dispone già d’indizi relativi a dove il defunto aveva dei conti bancari. In questi casi si va quindi sul sicuro, si contatta la banca in questione che, sulla base del certificato ereditario, trasferirà i fondi ai beneficiari. Negli altri casi invece si deve, come precedentemente anticipato, contattare tutti gli istituti bancari uno per uno. Vero è anche che molte volte degli indizi su dove il defunto poteva aver depositato dei risparmi si possono avere consultando le carte del medesimo (ricevute, classeur dei pagamenti, ecc…). A volte quindi un lavoro da certosino.

Dopo la morte, quasi in automatico, si avviano poi altre procedure. Tra queste il fisco gioca la sua parte poiché anche la fine della vita, per chi rimane ovviamente, viene tassata (capitolo imposte di successione). La tassazione avviene generalmente quando la successione viene divisa, ossia quando ognuno degli eredi ha ricevuto la sua parte. Trattandosi molte volte di operazioni, quelle della divisione, che si protraggono nel tempo (ricerca degli averi nelle banche ad esempio) la successione viene provvisoriamente considerata come “indivisa” (non divisa e la tassazione rimandata). Fatta astrazione della problematica fiscale, di successioni indivise ve ne sono molte. Al sottoscritto ad esempio è capitato un caso dove una successione il cui unico bene era una modesta cascina di pochissime centinaia di franchi, era indivisa dal lontano 1894. Tutto era partito dalla morte del marito ne 1894. La moglie e i 5 figli, all’epoca, non avevano mai diviso la successione. Morta poi anche la moglie i figli si sono sposati e hanno avuto a loro volta dei figli che si sono sposati, ecc, ecc.. senza mai che la cascina fosse attribuita all’uno o all’altro. Oggi, più di 100 anni dopo l’evento iniziale la situazione dal punto di vista legale è relativamente chiara poiché, grazie alle regole del nostro codice civile, si può stabilire rapidamente chi sono gli eredi legali. Il problema o meglio il mal di testa è dato dalla ricerca, nei differenti uffici dello stato civile, dei documenti ufficiali che attestano che x o y sono i discendenti di z. Se poi z si è trasferito all’estero magari in una nazione dove la burocrazia regna il problema si ingigantisce a dismisura. Fintanto peró che le cose non saranno chiare e supportate da tutti i documenti del caso, il giudice non rilascerà mai un certificato ereditario che permetta ai discendenti, oggi viventi, di entrare in possesso della cascina e registrala a registro fondiario.

Eccoci giunti al termine del problema sollevato dalla signora Margherita. La prossima volta vedremo nel dettaglio un trattato (quello consolare tra la Svizzera e l’Italia) che molte volte viene dimenticato, “conchiuso” (nel lingua dell’epoca) tra le due nazioni il 22 luglio 1868 e oggi ancora in vigore. Buona settimana a tutti i lettori de L`Eco.

Mauro Trentini

 

 

 

 

 

 

 

 

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