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Immigrazione italiana 1970-1990

55. I numeri raccontano (5a parte)

Molte narrazioni sugli immigrati degli anni Sessanta-Ottanta, nel rilevare il disagio vissuto da molti di essi per le condizioni di precarietà, sfruttamento, emarginazione e quasi abbandono in cui vivevano, sottolineano gli sforzi di alcune organizzazioni di immigrati nel tentativo di risolvere i vari problemi, ignorando il contributo determinante fornito in questa ricerca anche da moltissimi svizzeri, spinti non solo da considerazioni interessate, ma anche da sentimenti di solidarietà e generosità. Senza tale contributo non si spiegherebbe perché l’immigrazione, anche italiana, è continuata anche dopo il 1970. Esso merita pertanto un approfondimento, che seguirà nel prossimo articolo, con qualche anticipazione in questo.

Perché dopo il 1970 l’immigrazione non si è interrotta?

Sono state evocate negli articoli precedenti la paura e le conseguenze talvolta drammatiche che aveva provocato, sia pure indirettamente, la votazione del 1970 sull’iniziativa antistranieri promossa da Schwarzenbach. Del resto è facile immaginare il disagio provato soprattutto dagli italiani nel sentirsi in qualche modo sottostimati, malvisti, respinti da quasi metà della popolazione adulta svizzera (anche se votarono allora solo gli uomini, perché le donne non avevano ancora ottenuto il diritto di voto). La voglia di lasciare la Svizzera era enorme.

In effetti, tra il 1974 e il 1978 lasciarono questo Paese 460.485 persone (di cui 240.821 attive). Il fatto che i residenti stranieri (annuali e domiciliati) risultassero alla fine del 1978 diminuiti solo di circa 167.000 unità rispetto al 1974 si spiega ricordando che, nonostante il disagio, la precarietà e i problemi menzionati prima, in quegli anni molti stranieri cambiarono nazionalità (oltre 11.000 naturalizzazioni l’anno) e che erano sempre numerosi gli stranieri che arrivavano in Svizzera come nuovi immigrati o per ricongiungersi ai familiari. Ne giunsero ben 260.729 (di cui 143.079 attivi, comprese le trasformazioni di permessi stagionali in annuali), ma sarebbero stati molti di più se non ci fossero state le restrizioni federali.

Gli italiani residenti, scioccati dapprima dall’iniziativa Schwarzenbach e colpiti duramente dalla crisi economica poi, sono stati i più numerosi (203.769) a rientrare in Italia in quegli anni, ma anche i più numerosi a immigrare in Svizzera. Tra il 1974 e il 1978 ne sono infatti arrivati ben 145.331. Evidentemente il clima generale dava segni di miglioramento, la paura diminuiva, le tensioni tra svizzeri e stranieri sembravano attenuarsi e, soprattutto nelle grandi città, alcune iniziative cercavano di favorire il dialogo e la comprensione reciproca.

Verrebbe da pensare che la votazione del 1970 abbia prodotto uno shock non solo sugli stranieri, ma anche su molti svizzeri. Sta di fatto che un numero crescente di essi cominciò a rendersi conto che senza gli stranieri l’economia svizzera non sarebbe progredita come fino ad allora, che molte ragioni dei movimenti xenofobi erano pretestuose e ingiuste e che la convivenza pacifica tra svizzeri e stranieri era possibile e proficua per entrambe le parti.

Ridimensionamento dei movimenti xenofobi

Alcuni dati confermano questa tendenza. Se nel 1970 il 46% dei votanti, 6 Cantoni e 2 Semicantoni avevano approvato l’iniziativa che chiedeva una drastica riduzione degli stranieri, nella successiva votazione (ottobre 1974) su una analoga iniziativa la percentuale dei «sì» scese al 34,2% e nessun Cantone e Semicantone l’aveva condivisa. Un’altra iniziativa antistranieri venne respinta nel 1977 in tutti i Cantoni e dal 70,5% dei votanti (29,5% di «sì»).

Benché si sapesse che i movimenti xenofobi non si sarebbero fermati, ormai nell’opinione pubblica non facevano più paura. Tutte le altre iniziative antistranieri messe in votazione nel periodo in esame furono respinte con ampie maggioranze. Quella «per una limitazione del numero annuale delle naturalizzazioni» fu respinta nel 1977 dal 66,2% dei votanti (33,8% di «sì») e in tutti i Cantoni. Anche l’iniziativa popolare «per la limitazione delle immigrazioni» fu respinta nel 1988 dal 65,7% dei votanti e in tutti i Cantoni (34,3% di sì). Un’altra iniziativa contro l’inforestierimento «per la limitazione delle immigrazioni», lanciata nel 1985, non giunse al voto popolare perché non raggiunse il numero di firme necessario.

Evidentemente il popolo svizzero non era più disposto a seguire le ideologie xenofobe (e questo fu certamente un contributo importante alla distensione dei rapporti tra svizzeri e stranieri), anche se ciò non significa, come si vedrà nel prossimo articolo, che fosse pronto a un cambiamento radicale di mentalità nei confronti degli stranieri. Il cammino verso la loro piena accettazione come una componente strutturale della società svizzera e il riconoscimento totale dei loro diritti civili e, in certa misura anche di quelli politici, sarà ancora lungo, ma non c’è dubbio che molti segnali del cambiamento erano già presenti negli anni Settanta. (Segue)

Giovanni Longu

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