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Living Lab…

Tributo a Louise Guay   -   R. I. P. 05 settembre 2021

Care lettrici e cari lettori,

Living Lab? Un laboratorio vivente? Di cosa si tratta?

L’espressione ha un’origine e una definizione nella letteratura delle „Business Schools“ americane. In termini di economia, significa far uscire l’innovazione dal chiuso dei laboratori di ricerca e sviluppo ed aprirla a contaminazioni le più varie con il mercato, la società civile, l’assetto istituzionale.

L’esperienza dei Living Lab in Europa ha fatto emergere su tutte le possibili interpretazioni quella di promuovere una politica per stimolare e accelerare l’innovazione industriale e sociale. Tutto questo attraverso la partecipazione diretta degli utenti nello sviluppo e nella validazione delle innovazioni. Un circolo virtuoso di „governance“ basato sulla conoscenza e un modello a tre soggetti: il settore pubblico, il mondo della ricerca e il mercato. L’esperienza europea ha poi puntato molto sul mettere in rete le iniziative esistenti, costituendo l’European Network of Living Labs (EnoLL) per il coordinamento dei progetti in corso. Tra l’altro proprio sul Living Lab e smart city, si terrà a Basilea il 27 e 28 ottobre un convegno. Per ulteriori informazioni, vedasi smartsuisse.com

In questo settore totalmente al maschile si situa una grande donna: Louise Guay. Canadese di nascita. Cosmopolita per sua natura. Aveva costantemente delle visioni futuristiche. Era la donna che incroci e ti si aprono non un mondo nuovo. Universi paralleli.

Fu negli anni 90, a Parigi, alla Cité Universitaire, proprio alla Maison di Canada che m’imbattei in Louise Guay. Lei stava preparando un dottorato di ricerca sulla tematica dei multimedia.

La sua presentazione del dottorato sulla comunicazione multimediale all’università Paris VIII fu la prima in assoluto ad essere eseguita in disco laser.

Io, avevo avuto la fortuna di vincere una borsa di studio per la Sorbona e mi trovavo alle prime armi in tutto. Nacque spontaneo e naturale offrirsi a me come sua sorella maggiore e di prendersi cura di me. Nacque un sigillo di amicizia fraterna e intellettuale. Un filo rosso eterno.

La sua visione futuristica dell’intreccio tra l’umano e la tecnologia non rimase una visione. Era già prima di tutti gli attuali intrecci digitali intenta a costruire „un réseau“, una rete che riunisse molteplici persone per creare una collaborazione professionale efficace.

Molti con l’arrivo di nuove tecnologie hanno paura del nuovo. Dell’ignoto. Del cambiamento. Louise Guay lo provocava. Lo sfidava e vinceva realizzando le sue visioni.

Pioniera in molteplici settori della tecnologia virtuale e soprattutto del business, dell’imprenditoria al femminile, Louise Guay, un pendant di Mark Zuckerberg. Nel 1990 fonda Public Technologies Multimédia (PTM), una delle agenzie più importanti nel Canada.

Fu investita dal premio di Imprenditrice dell’anno dall 'Università di Toronto nel 1996. Un premio prestigioso. Ma lei rimase in tutto una donna femminile, sensuale, gentile, autentica. Una donna senza età. Tutti i suoi collaboratori, me compresa non abbiamo mai saputo la sua vera età. Diceva sempre: „J’aurais toujours 18 ans“ (avró sempre 18, anni).

Nel 1997, dopo la richiesta di un suo cliente di poter provare dei vestiti per internet, inventa il manechino, le mannequin 3D.

Molte cariche prestigiose le sono state conferite successivamente. La realizzazione del suo Living Lab, di cui ne era la direttrice, resta l’eredità, la firma inconfondibile di questa donna di una bellezza angelica, alta, femminile, di una dolcezza di carattere unica, ma con una tenacia e capacità inventive sovraumane.

Un esempio di vita. Un esempio di business tutto al femminile.

Louise Guay fisicamente ci ha lasciati lo scorso 5 settembre. Mi piace guardare il cielo e pensare che da lassù stia continuando con il suo Living Lab.

Graziella Putrino

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