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Per non dimenticare Gino Strada

Non un idolo ma un esempio per tutti

Scomparso all’età di 73 anni il 13 agosto u. s. in Normandia, regione della Francia dove soggiornava per un breve periodo di riposo causa problemi cardiaci, di lui rimarranno sempre indelebili alcuni logo, quali: “una vita per gli ultimi. La morte vince una volta sola, la vita vince ogni giorno. Tra il dire e il fare c’è in mezzo il fare. Fare del bene è stare bene.” Schivo, aborriva il culto dell’immagine, sia nell’atteggiamento come nel linguaggio. Però carattere deciso, determinato, un po’ spigoloso, tagliente, ma essenziale. Milanese, era nato a Sesto S. Giovanni il 21.4. 1948. Sessantottino, durante gli anni della contestazione fu uno degli attivisti della protesta a tutti i livelli, ma non volle mai far parte di un partito politico anche se la stampa di destra nelle sue recensioni dopo la morte lo sdoganava nella sinistra virtuosa e spocchiosa. Pur essendo nato ed allevato in ambiente cattolico, non si dichiarò mai tale, piuttosto si definiva ateo in quanto professava una fede illimitata nell’uomo, specie in quello sofferente ai limiti della dignità umana.

Non conosceva la parola nemico e mai avrebbe potuto giustificare le logiche disumane della guerra giusta e necessaria. Ferreo nella sua morale kantiana sosteneva che se siamo uomini razionali non possiamo comportarci da bestie e che alle armi e all’aggressione non si risponde con la violenza, ma con la ragione e la persuasione. Un alieno, un essere soprannaturale con una sua grammatica, un suo alfabeto, implicitamente quello di Dio, anche se si rifiutava per la solita comune ipocrisia di nominarlo e di pubblicizzarlo. Non ha predicato chiacchere, ma ha agito e si è consumato nelle tempeste delle trincee e ogni momento rischiato la vita. Potremmo annoverarlo fra i grandi uomini, come Martin Luther King, Gandhi, don Milani, don Gallo, don Ciotti, R. Livatino giudice antimafia, cioè quelli che possiedono la struttura di uomini di pace.

Un accenno al suo curriculum è d’obbligo. Nel 1978 si laureò in medicina con specializzazione chirurgia d’urgenza, dieci anni più tardi in quella traumatologica. Fra l’89 e il 94 lavorò nel comitato internazionale della Croce Rossa in varie zone di conflitto: Pakistan, Etiopia, Perù, Afganistan, Somalia, Bosnia, diventando chirurgo di guerra. Nel luglio del 94 insieme alla moglie Teresa Sarti (+2009) fondava Emergency, una ong, cioè una organizzazione non governativa, dall’acronimo onlus cioè associazione non lucrativa di utilità sociale’ chiaramente umanitaria per la riabilitazione, ricupero, rieducazione delle vittime della guerra, e delle mine antiuomo, per una cultura della pace, della solidarietà.’ dei diritti umani. Emergency è cresciuta fino ad arrivare in 18 paesi e diventare l’unica speranza di vita per milioni di persone. Il primo ambiente della sua attività è stato il Ruanda devastato dalla guerra civile, quindi Afganistan (10 milioni investiti), Sudan(11 milioni) Sierra Leone,(4 milioni), Iraq. Cure mediche e chirurgiche gratuite per tutti. Quasi 11 milioni di persone assistite, tra cui i buoni e i presunti buoni, i cattivi e i presunti cattivi, i terroristi, senza nessuna distinzione fra quelli di serie a e b, perché curare i feriti non è né generoso, ne’ misericordioso. È semplicemente giusto e lo si deve fare. Non è scandaloso avere molti soldi, importante è spenderli per la dignità degli scarti umani, e per la sacralità della vita.

A Kabul ha esaminato le cartelle cliniche di 1200 pazienti notando che il 10% circa erano militari, ma il 90 % vittime civili, di cui un terzo bambini. E si è chiesto se questo era il nemico. Quando abbracciava i bambini Gino piangeva di gioia, forse perché Dio era con lui. Esigeva un grande senso di professionalità all’interno del volontariato: ecco perché sotto il profilo medico voleva ospedali belli, efficienti, con dottori capaci di curare le persone. Il suo pacifismo, il no alla violenza, è spesso risultato scomodo ai politici. Dal parlamento girava al largo, perché secondo lui pieno di papponi, di condannati e di pregiudicati. Verso i governanti non gli faceva difetto né la lingua né l’irruenza. Sempre ostacolato dai governi di destra e di sinistra, ha accusato Prodi e Berlusconi di aver portato l’Italia a intervenire militarmente nel conflitto in Afganistan (2002) contro il precedente governo talebano, palese violazione alla costituzione italiana.

Cittadino onorario delle città di Empoli e di Montebelluna, insignito nel 2015 del premio Nobel alternativo, recentemente dai soliti partiti gli è stata negata la dedica di una strada nella città di Genova. Magari da coloro che il 15 agosto u.s. hanno sfilato alla sua camera ardente con cuore compunto e dolente. Da due anni aveva individuato uno dei problemi più nefasti del nostro tempo: l’odio sui social specialmente verso i più deboli. Tanto odio e disprezzo per chi sta solo e in pericolo di morte lo feriva profondamente. Il povero disgraziato visto come la causa dei problemi e degli insuccessi degli altri. Per questo il suo sguardo era sempre volto verso l’infinito e malinconico. Ma Gino resterà sempre e fuori del tempo un grande. Lasciamolo così, senza farlo santo perché lo rovineremmo commerciandogli ossicini, reliquie e santini. Diventerebbe un idolo e non resterebbe un esempio per tutti. Gino Strada ha creduto in un mondo migliore e l’ha reso possibile. Grazie Gino.

Albino Michelin

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