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La casa in Italia degli emigrati

Come noto gli italiani emigrati in Svizzera, fin dai primi flussi iniziati nell’immediato Dopoguerra (1948), potendo, hanno investito i loro primi risparmi nella proprietà della casa in Italia che da sempre ha costituito il bene primario delle famiglie italiane. Una tendenza che è proseguita negli anni sia per la vicinanza geografica dei due Paesi e sia per il diffuso clima antistranieri che vi era in Svizzera fino agli anni Settanta del secolo scorso che creava insicurezza per una possibile permanenza nella Confederazione. Per questi motivi l’emigrazione italiana in Svizzera ha investito nel così detto “mattone” in Italia più di qualsiasi altro flusso migratorio indirizzatosi verso altri Paesi. Infatti, secondo stime attendibili, tre famiglie italiane su cinque tra quelle residenti in Svizzera possiedono ancora oggi un appartamento o una casa nel Belpaese nonostante sia iniziata da qualche anno la tendenza a disfarsi di questa proprietà anche a causa dei costi fissi che essa comporta.

Un problema che, già in passato, avevamo trattato in questa rubrica con il titolo “Casa dolce casa, quanto mi costi!” - evidenziando gli oneri che pesano su quel bene immobile per le varie utenze come energia elettrica, canone tv, riscaldamento (olio combustibile o gas), acqua ed infine la Tassa sui rifiuti (TARI) e l’Imposta municipale sugli immobili (IMU) - arrivando alla conclusione che, forse, per molti emigrati anziani era giunto il tempo di disfarsi di quella proprietà soprattutto se non interessa granché ai figli e nipoti. Un bene, quella casa, frutto di tanti sacrifici ed a suo tempo prezioso ma diventato nel tempo un peso economico non più sopportabile per tanti emigrati che hanno deciso di restare definitivamente in Svizzera con l’unico reddito della pensione che, in genere, non consente certamente di permettersi spese supplementari come quelle per una casa ormai di “vacanza” in Italia (minimo ca. 3'000 euro all’anno per una abitazione di medie dimensioni e senza calcolare eventuali imprevisti)!

Oggi quel titolo “Casa dolce casa, quanto mi costi!” ha assunto ancor più valenza poiché il valore di quel bene immobile - a seguito delle recenti autodenunce fiscali - va ad influire anche sulle tasse versate al fisco elvetico e dopo gli annunciati aumenti in Italia della bolletta energetica (*) che, dallo scorso primo ottobre, faranno lievitare il costo dell’energia elettrica (+29,8%) e del gas (+14,4%). Resta purtroppo il problema che, di questi tempi, anche a volersi disfare del bene immobile in Italia è estremamente difficile essendo bloccato il mercato immobiliare, soprattutto per le abitazioni che si trovano in località poco appetibili come quelle in cui sono di solito ubicate proprio le case degli emigrati.

(*) - L’ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) comunica l’importo degli aumenti tariffari in vigore dal primo ottobre 2021: al netto delle agevolazioni previste dallo Stato per famiglie (29 milioni) e micro-imprese (6 milioni) per il trimestre ottobre-dicembre 2021, la bolletta dell’elettricità sul mercato tutelato aumenterà del 29,8% e quella del gas del 14,4%. Senza le riduzioni apportate dal Governo con il Decreto Bollette, invece, la stima del rincaro è pari a +40% per la luce e +30% per il gas. Non sono previsti aumenti per le famiglie in difficoltà (2,5-3 milioni) che già beneficiano del Bonus Sociale e del Reddito di Cittadinanza. Per queste famiglie da luglio è attivo l’automatismo previa verifica ISEE (fino a 8.265 euro oppure fino a 20.000 euro con più di 3 figli). Serve invece specifica domanda per ottenere lo sconto in caso di disagio fisico (utilizzo di apparecchiature elettromedicali salvavita).

Dino Nardi

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