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… due Papi?

Care lettrici e cari lettori,

Vi sorprende la mia domanda?

Qualcuno penserà giustamente che oramai non è una novità se i bambini hanno due padri. Al più tardi, dopo Elton John, non solo la giurisprudenza aggiunge un nuovo capito. Anche la psicologia. Non trascurando il fattore sociopolitico e sociolinguistico.

Ma oggi, mi riferisco al plurale di Papa. Senza l’accento. Accentuare, semmai, è il fatto che ne abbiamo più di uno. Per la precisione: due.

Joseph Ratzinger aveva davvero la forte ambizione di fare il papa e promosse la propria candidatura tra i cardinali riuniti in conclave nel 2005? Jorge Mario Bergoglio si sentiva veramente perseguitato dai fantasmi della dittatura argentina prima di essere eletto pontefice? Due papi si confrontano, discutono, litigano apertamente, poi si riconciliano pur nelle differenze di cui sono ormai sempre più coscienti, e in qualche modo si comprendono reciprocamente.

Dovessimo scegliere una sequenza emblematica del film di Fernando Meirelles, «I Due Papi» che non passa al cinema, ma su Netflix, avremmo qualche difficoltà. Si tratta di un’opera ricca di dettagli, in cui ogni dialogo tra i protagonisti rivela qualcosa di inaspettato. Chi sono Benedetto XVI e Francesco se non uomini? Uomini a cui però la Storia ha dato un compito ben preciso, quello di guidare la Chiesa e di amministrarla politicamente e culturalmente.

Dubbi, dolori, ripensamenti si avvicendano nel loro animo e si mostrano pian piano grazie a dei botta e risposta scritti in maniera sublime da Anthony McCarten a partire dalla sua stessa opera teatrale, «The Pope». E se ve lo state chiedendo, la risposta è sì: lo script di McCarten non sarebbe stato così efficace, senza le gigantesche interpretazioni di Anthony Hopkins e Jonathan Pryce.

Si può dire che «I due papi»sia un film di fantasia ben radicato nella realtà. La pellicola girata dal brasiliano Fernando e sceneggiata dal neozelandese Anthony, ricostruisce in modo originale uno dei passaggi salienti dell’ultimo decennio: le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco. Due papi, appunto, che di fatto convivono nel piccolo regno vaticano e si conoscono. Uno emerito, un inedito ex pontefice. E, uno in carica. In una successione al soglio di Pietro che non è passata più – come da tradizione plurisecolare – per la morte del predecessore.

Ecco: nemmeno con il plurale di «il Papa» eravamo abituati nel linguaggio quotidiano. E, non mi riferisco ai Papi nella Storia. O a quelli di Avignon. Ma a due Papi vivi e vegeti. Coabitanti e coinquilini.

Per quanto suggestivo possa apparire nelle serie televisive e in un film di un certo successo, quello dei «due Papi» è un falso mito, che è necessario smascherare, anche perché viene sempre più spesso rappresentato in certe cronache che fanno specchio a vere o presunte polemiche e manovre, innescate da interventi intorno a temi scottanti per l’oggi della Chiesa e l’avvenire del cristianesimo.

A smentire la possibilità che nella Chiesa odierna vi siano due Papi è lo stesso Benedetto, il pontefice emerito, che ha sempre dichiarato «incondizionata reverenza e obbedienza» all’attuale Vescovo di Roma e di conseguenza ha eliminato ogni equivoco, chiedendo di togliere il proprio nome sia dalla copertina sia dall’introduzione e dalle conclusioni dal volume del cardinale Robert Sarah sul celibato dei preti al quale aveva concesso un proprio saggio. Restano cosi le uniche pagine che intende firmare. Questa chiarezza era indispensabile, così il lettore sa e camprende quale sia la posizione di Benedetto XVI e quanto invece non gli appartenga, perché scritto e divulgato da altri.

Finisce la falsa mitologia dei due Papi?

La riflessione si impone, perché i credenti non vengano disorientati più di quanto non siano dal contesto culturale e sociale in cui vivono.

Resta la domanda: effetto del 21mo secolo I due Papi?

Graziella Putrino

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