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Elezioni Comites il 3 dicembre 2021

Le riflessioni di un ex

La richiesta di una rappresentanza istituzionale da parte delle comunità italiane all’estero, sostenuta dal loro mondo associativo (a carattere culturale, regionale, sportivo e politico) viene da molto lontano. Limitandoci all’ultimo Dopoguerra del secolo scorso, si iniziò negli anni Settanta con i Comitati Consolari di Coordinamento composti da figure rappresentative dell’emigrazione locale nominate a livello circoscrizionale dalle autorità consolari che poi successivamente vennero sostituiti, prima, dai Comitati degli Emigrati Italiani (Co.Em.It.) ed infine, agli inizi di questo secolo, dai Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.) con elezioni democratiche - a scadenza quinquennale- da parte dei cittadini italiani iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) o alle Anagrafi consolari. Una scadenza, tuttavia, mai rispettata negli ultimi lustri per svariati e più o meno seri motivi. Anche in questo rinnovo dei Com.It.Es. del prossimo 3 dicembre 2021 vi è stata una corrente di pensiero che, dopo il rinvio di un anno della sua scadenza naturale del 2020 dovuto al Covid-19, ha cercato di rinviarlo ancora una volta alla primavera del 2022 adducendo sempre difficoltà organizzative dell’evento elettorale da parte delle autorità locali e temendo - a causa del perdurare del Covid-19 - una ancor più scarsa partecipazione al voto rispetto al 2015 (il 3,5% degli aventi diritto, un vero e proprio crollo di partecipazione in confronto al rinnovo precedente del 2004 in cui la partecipazione fu del 30%). Crollo addebitato all’introduzione della novità del diritto al voto previa iscrizione nelle liste elettorali dell’Ufficio consolare di riferimento. Fatta questa breve excursus storica sul sistema di rappresentanza a livello consolare degli italiani all’estero (degli altri livelli di rappresentanza cioè del Consiglio Generale degli Italiani all’estero e del voto politico per il parlamento italiano nella Circoscrizione Estero ci sarà modo e tempo di trattarli nelle prossime rubriche) diventa obbligo fare alcune considerazioni sulla scarsa partecipazione al voto degli italiani all’estero sia che si tratti dei Com.It.Es oppure del voto politico e/o dei referendum nella Circoscrizione Estero (per il CGIE si tratta di un voto di secondo grado).

Ebbene, come già ricordato, sia l’uno che l’altro sono organismi di rappresentanza fortemente voluti dai primi grandi flussi migratori italiani che, nei luoghi di arrivo, vivevano il loro status subendo notevoli discriminazioni non solo a livello umano da parte degli autoctoni ma anche, e soprattutto, nell’ambito dei diritti sociali e previdenziali. Da qui la pressione sulle autorità consolare per avere una maggiore protezione rendendosi, altresì, conto della necessità di dotarsi di un organismo unico di rappresentanza per poter avere maggior ascolto non solo da parte della Rappresentanza consolare ma financo da parte delle autorità locali. Il primo risultato furono, appunto, i Comitati Consolari di Coordinamento ed a seguire tutto il resto compreso il voto politico nella Circoscrizione Estero. Oggi se i nostri emigrati, in Svizzera e nel mondo, non sono più discriminati come nel passato, quantomeno, a livello dei diritti socio-previdenziali e se lo Stato Italiano è costretto a ricordarsi anche dei suoi sei milioni di emigrati, questo si deve al lavoro portato avanti negli anni dall’associazionismo italiano e dalle strutture di rappresentanza che esso è riuscito a conquistarsi in passato. Per cui questi organismi - anche se bisognosi di essere riformati alla luce delle moderne “diavolerie” tecnologiche che nel frattempo sono state inventate - vanno rinforzati e difesi essendo gli unici a dar voce alle comunità italiane emigrate. Da qui la necessità per gli italiani iscritti all’AIRE, da un lato, di candidarsi per entrare a far parte del Com.It.Es. locale e, dall’altro, di esercitare il diritto di voto iscrivendosi nelle liste elettorali del proprio Ufficio consolare.

Dino Nardi

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