L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Italia, scuole aperte?

Due le esigenze fondamentali

La scuola italiana, che in questi giorni riparte in presenza, ha numerosi obiettivi sia di breve, sia di lungo periodo. Nell’immediato, due sono le esigenze fondamentali: rimanere in presenza per tutto l’anno scolastico, così da evitare nuovi stop e nuova "didattica a distanza" e avviare e dare continuità alle azioni di recupero delle drammatiche perdite di apprendimento e socialità causate dalla lunghissima chiusura delle scuole. Nel più lungo periodo, l’obiettivo non può che essere un deciso balzo in avanti nella qualità degli apprendimenti dei ragazzi, che già da molto prima della pandemia risultava del tutto insufficiente. Il nesso concettuale fra il breve e il lungo periodo è evidente: avviare al più presto – e stavolta proseguire senza interruzioni – il recupero degli apprendimenti perduti per la chiusura delle scuole altro non è che una tappa, imprevista e drammatica, del più lungo percorso per colmare ritardi formativi che vengono da lontano. Oggi abbiamo un’occasione unica: mettere a frutto le risorse che il Piano nazionale di ripresa ci offre, realizzando le riforme che l’Italia si è impegnata con l’Unione europea a fare, così da ridurre significativamente i divari territoriali, sociali e di genere che penalizzano i nostri studenti.

Per quanto riguarda il primo e più immediato obiettivo – fare di tutto affinché la scuola quest’anno resti sempre in presenza- noto che percentuali di vaccinazioni elevate fra docenti e personale scolastico e in crescita fra i ragazzi devono rassicurare sul piano sanitario, ma di per sé non sono in grado di evitare che vi siano nuovi contagi nelle aule. Le regole in caso di contagio, salvo qualche dettaglio, sono le stesse dello scorso anno: scattano le quarantene dei docenti e degli studenti, di 7 giorni per i vaccinati e 10 per gli altri. Poiché molti docenti lavorano in più classi, l’effetto domino è sempre in agguato: il timore è che molti studenti, soprattutto alle superiori, siano costretti a tornare alle lezioni da casa. E, come sappiamo, la didattica a distanza è stata un surrogato molto povero di quella in presenza. Le misure per dare più continuità al lavoro in presenza vi sarebbero: classi meno affollate e spazi scolastici meglio utilizzati; “bolle” ridotte e stabili di allievi e insegnanti, specie nel primo ciclo; interventi per l’aerazione delle aule; soprattutto turnazioni più coraggiose, così da ridurre l’affollamento dentro le scuole, ma anche a bordo dei trasporti pubblici locali, a loro volta da rafforzare. Qualcuna è stata prevista, altre escluse o proposte timidamente. Tuttavia, a questo punto dell’anno è troppo tardi perché si realizzino con piena efficacia. Ma, ed è un gigantesco "ma" la soluzione palese e sotto gli occhi di tutti viene completamente ignorata sia dai politicanti di turno, sia dalla popolazione: per i bambini e i ragazzi sotto ai 20 anni questo virus è del tutto innocuo nel 99.999% dei casi. Per i vaccinati ( gli insegnanti per esempio) esso rappresenta nel peggiore dei casi una leggera influenza. In Danimarca, tra gli altri, si è per questo tornati alla normalità, specialmente per quanto rigurda le scuole! Ma l'Italia è Arlecchino, e come tale crea spesso caos, confusione e "tanto rumore per nulla". A farne le spese, come sovente capita, sono i giovani e giovanissimi, che stanno diventando una generazione di ignoranti.

Va, almeno, riconosciuto al ministero dell’Istruzione uno sforzo – e per il momento di successo – per iniziare l’anno scolastico con tutti i docenti già in cattedra, ridimensionando quello che è il grande problema di ogni ripresa autunnale. Quest’anno, poi, i canali di ingresso in ruolo erano molti più del solito, per il sovrapporsi di vecchi concorsi e degli esiti del negoziato recente fra ministero e sindacati. I posti di ruolo autorizzati dal governo per il nuovo anno scolastico sono 112.500, rispetto a un organico che l’anno scorso era composto da 695 mila stabilizzati e 213 mila supplenti. A oggi sono già stati assunti in ruolo quasi 59 mila insegnanti abilitati, il triplo dello scorso anno. La seconda urgenza è, dicevamo, il recupero delle competenze perdute durante l’anno e mezzo di pandemia. Ci vorranno anni, ma è importante che si inizi dal primo giorno di scuola, dopo l’occasione mancata del piano estate. Non sono per nulla ottimista, visto che stiamo di nuovo parlando del caotico "sistema Italia". Penso che, in gran parte, ciò che è andato perso è perso.

Difatti, per non trasformare in permanenti le lacune accumulate dalla primavera 2020 bisognerebbe chiedere uno sforzo straordinario a studenti e docenti, adottando in ogni grado scolastico le strategie specifiche più adatte al recupero, senza escludere l’estensione del tempo scuola. Campa cavallo!

Peter Ferri

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com