L'ECO tele7

Informarsi è un piacere!

Che diritti per i no vax?

Si puó decidere di non curarsi?

Caro lettore, premetto: non solo sono vaccinato, ma ho aspettato di poterlo essere con grande impazienza, contando i giorni che mi separavano dalla desideratissima iniezione! Lo considero fondamentale per poter, finalmente, tornare ad una vita normale. Vita normale che adesso, appunto, di nuovo ho. Indipendentemente da quello che fanno, o non fanno, gli altri. Su questo non possono esserci dubbi.

Tuttavia... pare che, in alcuni Paesi (soprattutto, come al solito, quelli latini) alla società non basti. Per la prima volta nella storia, bisogna, volenti o nolenti, costringere tutti, ma proprio tutti, a vaccinarsi. E questo sembrano affermare anche le recentissime sentenze in Italia. Cambia l’arbitro, ma non il risultato. Dopo la giustizia ordinaria (tribunali di Belluno, Bolzano, Treviso, Verona e Modena), anche quella amministrativa sembra infatti dare ragione allo stato sia in materia di vaccinazione obbligatoria per gli operatori sanitari (Tar Lecce, sent. n. 480/2021) sia per il Green pass (Cons. St., decreto n. 3568/2021.

E tuttavia le motivazioni non consentono un esame approfondito dell’incrocio di valori di primario rilievo che il caso richiede. È quindi probabile che la delicata questione in ordine al bilanciamento tra principi costituzionali e diritti fondamentali delle persone coinvolte sia portata, incidentalmente, al giudizio della Corte costituzionale che, se in materia di vaccinazione obbligatoria dei bambini in età scolare si è già espressa positivamente (sent. n. 5/2018), in altra occasione non ha esitato ad affermare che “la libertà personale è inviolabile”, e che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (sent. n. 438/2008), svolgendo, in pratica, una “funzione di sintesi” tra il diritto all’autodeterminazione e quello alla salute (sent. n. 253/2009). Ma vi è di più.

Nel nostro ordinamento, la decisione di non curarsi fino al punto di lasciarsi morire può essere già presa dal cittadino sulla base della legislazione vigente, con effetti vincolanti nei confronti dei terzi. La legge n. 219/2017 riconosce infatti a ogni persona “capace di agire” il diritto di rifiutare o interrompere qualsiasi trattamento sanitario, ancorché necessario alla propria sopravvivenza. È in particolare previsto che, ove il paziente manifesti l’intento di rifiutare o interrompere trattamenti necessari alla propria sopravvivenza, il medico debba prospettare a lui e, se vi acconsente, ai suoi familiari, le conseguenze della sua decisione e le possibili alternative, e promuovere “ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica”.

Peraltro, medesimi principi si registrano anche nella giurisprudenza comunitaria, a tenore della quale l’articolo 2 della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) riconosce all’individuo una sfera di autonomia nelle decisioni che coinvolgono il proprio corpo, e che è a sua volta un aspetto del più generale diritto al libero sviluppo della propria persona. L’affermazione è stata ulteriormente esplicitata dalla stessa Cedu in plurime occasioni successive, nelle quali i giudici di Strasburgo hanno affermato che il diritto di ciascuno di decidere come e in quale momento debba avere fine la propria vita è uno degli aspetti del diritto alla vita privata riconosciuto dall’articolo 8 Cedu (Cedu, sent. 20/1/2011, Haas contro Svizzera; sent. 19/7/2012, Koch contro Germania; sent. 14/5/2013, Gross contro Svizzera). Sì, come al solito, la Svizzera ha prevalso in entrambi i casi. Se questo è il contesto normativo di riferimento e “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività (…)” (art. 32 Cost.), la domanda sorge spontanea: chi intende tutelare lo stato attraverso l’introduzione di limiti e obblighi delle libertà personali? Il diritto dell’individuo, l’interesse della collettività o entrambi? La risposta più accreditata sembra privilegiare la tesi secondo cui l’imposizione dell’obbligo vaccinale è costituzionalmente legittima solo se finalizzata alla tutela della salute non solo del soggetto a esso sottoposto, ma dell’intera collettività o comunque dei terzi potenzialmente a rischio infettivo.

Non può difatti dubitarsi che tali conseguenze si ripercuotono anche in termini di costi sociali sull’intera collettività, non essendo neppure ipotizzabile che un soggetto, rifiutando di osservare le modalità dettate in funzione preventiva, possa contemporaneamente rinunciare all’ausilio delle strutture assistenziali pubbliche. L’attuale strumentazione messa in campo dallo stato appare quindi, se questi fossero i fatti, compatibile anche con quanto si legge nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite (di cui lo stato italiano fa parte), il 10 dicembre 1948: “Ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento ed il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri (…)”.

Tuttavia, e qui casca l’asino, i fatti non sono questi. Al contrario, i paesi poco rispettosi dei diritti personali fanno finta di non vedere l’enorme e fondamentale verità scientifica: i vaccinati, anche se contagiati, corrono solo un piccolissimo rischio di finire in ospedale e uno praticamente nullo di andare in terapia intensiva o di lasciarci le penne. È un rischio tanto piccolo da risultare di molto inferiore a quello che si correrebbe ad essere contagiati dalla normale e banale influenza. Quindi costringere tutti gli altri a vaccinarsi “per proteggere noi stessi” è un’immane fandonia. Difatti, non ci sognamo, e mai ci siamo sognati, di costringere tutta la popolazione (o neanche una fetta della popolazione) a vaccinarsi ogni anno contro l’influenza... “per proteggere noi stessi”, poichè l’influenza è considerata troppo poco pericolosa per poter prendere delle misure tanto drastiche. Ma questo virus, ribadiamo, per chi è vaccinato comporta un rischio di malattia seria talmente piccolo da essere irrisorio.

Gli altri facciano come credono: noi siamo protetti. Se poi vorranno vaccinarsi, meglio per loro, perché anch’essi saranno protetti. Ma non si può imporre. Resta una scelta del singolo. Oppure si torna al proibizionismo, periodo molto buio...

Peter Ferri

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com