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Informarsi è un piacere!

… a eterna vista…!

Care lettrici e cari lettori,

da quando Kabul e l’Afghanistan non solo politicamente hanno fatto scacco matto al mondo intero, ma dominano prepotentemente il mondo mediatico, giornalisti e non siamo quasi ipnotizzati dal vocabolo „donna“.

Non c’è scambio di idee alcuno che non finisca sulla posizione della donna afghana e sulla donna comunque.

Seguiamo, a tratti con febbre psichica, ogni storia sulle donne del „dopo la presa di Kabul“. Pendiamo dalle labbre della regista che ha condiviso sui social la sua corsa per le strade di Kabul nelle ore in cui i talebani l’hanno presa: “I talebani sono entrati in città e noi stiamo scappando.Tutti hanno paura. Questa non è una clip di un film spaventoso. Questa è la realtà di Kabul. La settimana scorsa la città ospitava un festival del cinema e ora scappano per la loro vita. Straziante da guardare ma il mondo non fa niente”, racconta Sahraa Karimi mentre invita nella sua corsa affannosa le donne che incrocia a tornare a casa. La regista ha poi raccontato anche delle difficoltà a ritirare denaro ora che sono tantissimi gli afghani che stanno cercando di lasciare il paese. Pochi giorni prima Sahraa Karimi aveva lanciato un appello alla comunità cinematografica e artistica internazionale chiedendo aiuto per il suo paese. Non è servito. Neanche alla posizione della donna in generale.

Shahrbanoo Sadat, un’altra giovane e apprezzata regista afghana, adesso è in salvo a Parigi, assieme al grosso della sua famiglia, grazie alla diplomazia francese che l’ha strappata a un destino drammatico. Pare che fino a mezzanotte del 23 agosto scorso, Sadat sia rimasta in balìa degli eventi, sballottata da un check-point all’altro fuori dall’aeroporto internazionale di Kabul, diventato l’epicentro della follia afghana dalla metà di agosto in avanti, dopo la presa della capitale da parte dei Talebani. Di maschilisti. Di uomini che abusano dell’essere uomo per prevalicare sulla donna.

Ebbene, proprio questo abuso e il conseguente braccio di ferro tra un tipo di uomo e un tipo di donna, sta mobilizzando diverse forze politiche, umanitarie e quant’altro di ogni parte del mondo. In fondo: ogni donna merita di essere rispettata ovunque. Perchè puntualizzo questo?

Ricevendo a Venezia 78 il Leone d’oro alla carriera, Roberto Benigni, 68 anni, ha ringraziato tutti - dal presidente Sergio Mattarella ai registi che hanno guidato il suo percorso d’artista. Ma, le parole più poetiche le ha dedicate alla donna della sua vita, Nicoletta Braschi, 61:

«Il mio modo di misurare il tempo è con te e senza di te. Facciamo tutto insieme da quarant’anni, questo premio ti appartiene. Lo dedicherai tu a chi vorrai. Io mi prendo la coda (del Leone… ) per muovere l’allegria. Le ali sono tue. Perché se qualche volta nella vita ho fatto qualcosa, ho preso il volo, è stato grazie a te. Al tuo mistero, al tuo fascino, alla tua bellezza, al tuo talento di attrice».

Evidenziando, poi che Nicoletta è la sua luce, continua: «La prima volta che ti ho vista ricordo che emanavi talmente tanta luce che ho pensato che nostro Signore facendoti nascere avesse voluto adornare il cielo di un altro sole. È stato proprio quello che si dice un amore a prima vista, anzi a ultima vista, anzi a eterna vista».

Dopo questa dichiarazione d’Amore di Benigni alla sua donna, in chiave Troubadour , ho sentito e letto da rinomate firme di mie carissime e stimate colleghe, oltre che da amiche con professioni diverse, quanto esagerato fosse stato il trasporto dell’uomo Benigni verso la donna della sua vita, verso la luce dei suoi occhi…

Ha esagerato Benigni?

No. Siamo noi donne che abbiamo perso l’arte di farci corteggiare, che non pretendiamo più le grandi dichiarazioni – magari senza pubblico. Siamo noi donne che abbiamo abituato l’uomo al consumo rapido, alla data di scadenza quando conviene e piace a lui. Siamo noi donne che diamo il potere psichico e fisico su di noi all’uomo.

Siamo noi donne che non abbiamo capito che essere Donna e per rivendicare dei Diritti umani di base nel 21mo secolo, non bisogna abitare o scappare da Kabul, ma rivendicarli e concederli soprattutto nei cosiddetti ‚paesi civili‘. Essere Donna nella propria essenza è la Divina Commedia: è il Paradiso. Il Purgatorio. L’Inferno.

Amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista“,

è la dichiarazione d’Amore che Vladimir Nabokov fa fare dal professor Humbert alla sua Lolita.

Stare con te, o non stare con te, è la misura del mio tempo“, è una citazione chiave di Borges.

Grazie, Benigni, per avercele ricordate…anche se non hai citato le fonti. Se tu avessi ringraziato la Donna della tua vita con parole tue, semplici, dettate dal tuo battito del cuore, sentite da Uomo, marito e amante… sarebbe stato, non la Divina Commedia, non una commedia tout court, non un‘interpretazione di fonti letterarie, ma il tuo ti amo… a eterna vista…

Graziella Putrino

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