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Käthe Kollwitz

 L'impegno sociale nell'arte

Anche se non lo ricordo chiaramente, credo che alcuni anni fa ho scritto sulla mia ennesima pagina dell'Eco un articolo su Käthe Kollwitz, un'artista tedesca che da sempre ho ammirato. Nata nel lontano 1867 con il nome di Schmidt, il suo luogo di nascita era la città di Königsberg nella Prussia dove visse sino al 1881. Volendo studiare tanti aspetti dell'arte figurativa si trasferì con notevole determinazione a Berlino iscrivendosi in una scuola d'arte femminile della metropoli tedesca. Le acqueforti, le tecniche e la tematica sociale di un'artista quale Max Klinger furono per la Kollwitz delle ottime fonti d'ispirazione nel proseguo dei suoi lavori. Già nei suoi disegni giovanili su tante categorie di lavoratori si potevano notare i suoi partecipati interessi per la classe operaia. Ispirata dall'opera teatrale di Gerhart Hauptmann “I tessitori” sull'oppressione dei tessitori della Slesia, la Kollwitz produsse un ciclo di litografie e dipinti fra i suoi più apprezzati. Nel suo lungo percorso artistico a cavallo di due secoli, e cioè fra il 1902 e il 1908, Käthe volle mettere per cosi dire “le mani in pasta” ottenendo dei buoni risultati anche nel fare scultura, ma non trascurando per questo  motivo quello a cui ci teneva molto e cioè il suo secondo maggior ciclo di litografie sulla guerra dei contadini nella Germania del Sud nel 16o secolo. Nella prima sanguinosa guerra mondiale Käthe perse in battaglia suo figlio Peter e cadde in un lungo periodo depressivo. Negli anni trenta la Kollwitz venne crudelmente osteggiata dal regime nazista per le sue idee politiche di sinistra, ma grazie alla sua fama internazionale riuscì a sfuggire alla deportazione in un campo di concentramento restando a Berlino, In seguito, dopo tanti bombardamenti sulla capitale del nazismo, Käthe si trasferì nei pressi di Dresda dove morì due settimane prima della resa tedesca. Ricordo che questa grandiosa artista tedesca seguì un suo personale deciso filone espressivo dove con grande carattere rappresentò le condizioni umane “degli ultimi”, colpiti da fame, guerra e povertà.

Andrea Pagnacco

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