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La storia dell’AVS in pillole

Il sistema previdenziale elvetico

Da un po’ di tempo sono sempre di più le richieste di spiegazioni ed informazioni che ci giungono dai nuovi immigrati in Svizzera - i così detti “expat”, soprattutto residenti nei Cantoni di lingua tedesca - che non conoscono la lingua locale e che nel privato e nel lavoro utilizzano la lingua inglese. Buon ultimo è Marco di Basilea Campagna che è interessato a conoscere il sistema previdenziale elvetico che, da quello che ha potuto capire, si differenzia molto da quello in vigore in Italia. Proprio così, infatti il sistema elvetico nasce solo nel 1948 e dalla sua introduzione, la legge federale per la vecchiaia e per i superstiti è stata poi sottoposta a dieci revisioni. Unitamente alle prestazioni complementari, introdotte nel 1966, la rendita AVS persegue lo scopo – iscritto nella Costituzione – di coprire il fabbisogno vitale. Con la 9a revisione dell’AVS viene introdotto l’adeguamento regolare delle rendite all’evoluzione dei prezzi e dei salari. Nel 1997, nell’ambito della 10a revisione dell’AVS vengono introdotti il sistema di rendite individuali (ogni persona riceve una rendita propria indipendentemente dal suo stato civile) e lo splitting dei redditi (i redditi realizzati durante gli anni di matrimonio vengono divisi e computati per metà ad ogni coniuge). Lo splitting costituisce un notevole miglioramento in particolare per le donne divorziate. Vengono inoltre introdotti gli accrediti per compiti educativi e assistenziali – cui hanno diritto gli assicurati che esercitano l’autorità parentale su uno o più figli di età inferiore ai 16 anni o che si occupano di parenti bisognosi di cure –, che permettono di aumentare il reddito preso in considerazione per il calcolo della rendita. Oltre ai miglioramenti apportati all’assicurazione per la vecchiaia, viene introdotta la rendita per vedovi.

Sebbene sia riconosciuta la necessità di una riforma, le basi legali dell’AVS non vengono più adeguate dal 1997. Numerosi progetti di riforma e iniziative popolari vengono respinti in votazione popolare. L’ultimo progetto ad essere bocciato, il 24 settembre 2017, è la riforma della previdenza per la vecchiaia 2020, che prevedeva adeguamenti nell’AVS e nella previdenza professionale. Al momento sono in corso i lavori preparatori per una nuova riforma della previdenza per la vecchiaia.

L’età ordinaria di pensionamento degli uomini è rimasta invariata a 65 anni dal 1948. Quella delle donne, invece, è stata adeguata più volte: nel 1948 anch’essa è fissata per principio a 65 anni. Tuttavia, per il versamento della rendita per coniugi basta che il marito abbia compiuto 65 anni e la moglie 60. Nel 1957 l’età di pensionamento delle donne è ridotta a 63 e nel 1964 a 62 anni. Nel 1979, nell’ambito delle misure di consolidamento della 9a revisione dell’AVS, l’età minima delle donne per la rendita per coniugi viene portata a 62 anni: la rendita per coniugi viene quindi versata soltanto a partire dal raggiungimento dei 62 anni da parte della moglie. Con la 10a revisione dell’AVS, l’età di pensionamento delle donne è innalzata in un primo tempo (nel 2001) a 63 e in un secondo tempo (nel 2005) a 64 anni. Nell’ambito di questa revisione viene anche introdotta la possibilità per entrambi i sessi di anticipare la riscossione della rendita di uno o due anni.

(continua nel prossimo numero)

Dino Nardi

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