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Il ritorno alla natura  – La passiflora

( Passiflora incarnata)

La passiflora, nota anche come “fiore della passione”, è una pianta da fiore ricca di virtù che si presta a vari usi, ornamentali, terapeutici e per il consumo dei frutti. Appartenente alla famiglia delle Passifloraceae, la Passiflora incarnata è una pianta rampicante con steli che possono raggiungere i 9 metri e che si attorcigliano attorno a ciò che trovano mediante viticci. E' una pianta quasi sempre a ciclo perenne, salvo rari casi in cui si comporta come biennale. I fiori sono bianco-violacei e le foglie profondamente lobate. Il frutto è una bacca gialla con molti semi avvolti da una polpa gelatinosa – il maracujà. Durante l’inverno la parte epigea secca scompare completamente ricomparendo in primavera. E' originaria degli Stati Uniti meridionali, del Messico e del Centro America, dove si localizza nelle aree a clima umido, in pieno sole.   

Il suo nome deriva dal latino “passio” che sta per “passione” e “flos” che significa “fiore”, nome che gli fu attribuito da alcuni missionari Gesuiti nel 1610 in quanto vedevano in alcune parti della pianta la rappresentazione della Passione di Cristo: il cerchio con i filamenti fiorali richiama la corona di spine di Gesù, i 3 stili rappresentano i chiodi utilizzati per la crocifissione, gli stami il martello, mentre i viticci le fruste che flagellarono Gesù e le foglie la lancia. Da qui deriva infatti il nome di uso comune Fiore della passione di Cristo.
Incarnata deriva dal color carne/rosso scuro dell'interno del fiore.

COME SI UTILIZZA

Raccolta e conservazione

Ldroga è costituita dalle parti aeree colte da luglio a settembre ed essiccate subito dopo la raccolta. Contiene: fenoli acidi, cumarine, fitosteroli, tracce di un olio essenziale, glucosidi cianogenetici, alcaloidi indolici e flavonoidi. Può essere assunta sotto forma di tisana, 2 o 3 tazze al giorno, o di estratto idroalcolico (tintura madre), o ancora come estratto secco titolato.
La preparazione più consigliabile è l’estratto secco in capsule. E’ un erba officinale che, alle dosi consigliate, non ha controindicazioni e non provoca effetti collaterali né interazioni con farmaci. Come tutte le piante che esercitano un’azione sedativa sul sistema nervoso, la passiflora funziona meglio in sinergia con altre erbe: tiglio, valeriana, melissa e biancospino sono, in queste circostanze, le sue “compagne” ideali.

Tintura madre: 20-30 gocce due-tre volte al giorno, oppure 40-50 gocce alla sera.

Estratto secco: 300 mg due tre volte al giorno (corrispondenti circa a 15 mg di flavonoidi totali per dose).

Infuso: 15 grammi di foglie e fiori in 200 cc di acqua bollente. Lasciar riposare per dieci minuti prima di bere.

Per la bellezza: il fiore della passione grazie alla sua sensuale profumazione e all’elevata presenza di flavonoidi si presta ad essere un ottimo alleato di bellezza. Numerosi prodotti presenti in commercio utilizzano gli estratti di passiflora per realizzare colonie, bagnoschiuma, shampoo e lozioni per il corpo. Le creme contenenti il fiore della passione sono indicate nella cura della pelle segnata dall’avanzare degli anni. Infatti, i principi attivi presenti nella pianta officinale sono in grado di stimolare la produzione del collagene naturale e donano all’epidermide un’ottima idratazione ed elasticità, restituendo al viso un incarnato omogeneo e luminoso.

PROPRIETA'

L’azione della Passiflora incarnata è di sedativo del sistema nervoso centrale, sedativo del cuore e antispasmodico a livello gastro-intestinale, quindi consigliabile in caso di stati di ansia, insonnia, turbe correlate alla menopausa, tachicardia, dolori spastici intestinali, affezioni nervose dello stomaco e dell’intestino.

Azione calmante: la pianta officinale riduce l’insonnia e gli stati d’ansia, ma agisce anche sulla muscolatura viscerale. Attraverso un incremento del livello di acido gamma-amminobutirrico, la passiflora è ingrado di ridurre l’attività cerebrale e condurre ad un benefico stato di rilassamento. Con la somministrazione quotidiana di una tisana a base di passiflora incarnata, si sono verificati significativi miglioramenti nella qualità del sonno. Il trattamento deve essere protratto per almeno una settimana. Alcuni studi rilevano inoltre che la passiflora ha un’efficacia equiparabile alla melatonina e al midazolam: un farmaco contenente benzodiazepine impiegato come sedativo del sistema nervoso. L'azione calmante si rivela utile anche nei crampi e spasmi addominali e in altri disturbi del tubo digerente; come anche nei disturbi gastrointestinali di origine nervosa. Nonostante la sua azione tranquillante, si tratta di una pianta assolutamente sicura, senza note controindicazioni. Inoltre, a differenza di molti farmaci tranquillanti e ipnotici, la passiflora è priva di effetti depressivi e può pertanto essere impiegata anche per periodi prolungati.

Azione analgesica: la passiflora esercita un’ottimale azione analgesica in grado di alleviare varie sintomatologie dolorose. In particolare risulta efficace nel trattamento delle nevralgie. L’attività analgesica viene attribuita all’elevata presenza di flavonoidi che compongono le principali costituenti chimiche della pianta officinale. L’agente butanolo, estratto dalle foglie della passiflora, possiede proprietà antidolorifiche equiparabili ai rimedi farmaceutici antinfiammatori.

Azione antinfiammatoria: gli estratti in etanolo delle foglie della passiflora producono un significativo effetto antinfiammatorio. I flavonoidi,  massivamente presenti nelle parti aeree della pianta officinale, sono i diretti responsabili dell’azione antiflogistica e degli effetti antinocicettivi.

Azione antimicrobica: la passiflora e la sua estrazione in solventi svolgono un’azione antimicrobica ad ampio spettro. In particolare risulta particolarmente efficace nel trattamento di malattie infettive di origine microbica.

CURIOSITA'

La Passiflora non deve il suo nome alla passione amorosa, bensì alla passione di Cristo. Nel XVII secolo, infatti, i Gesuiti in missione in Sud America conobbero la pianta e vollero leggerne le caratteristiche come simbolo della Passione e morte di Gesù, una sorta di “lezione botanica sul Calvario”. Ed ecco allora che i tre stili del pistillo rappresentano i tre chiodi usati per crocifiggere Gesù. Le cinque antere sugli stami, invece, simboleggiano le cinque ferite sul suo corpo o, secondo un’altra tradizione, la spugna con cui gli diedero da bere in croce. I sottili filamenti bianchi e viola che circondano gli organi di riproduzione del fiore, poi, diventano immagine della corona di spine. I cinque petali, uniti ai cinque sepali, rappresentano i dieci apostoli rimasti fedeli (vengono esclusi dal novero dei dodici Giuda Iscariota, che ha tradito Gesù, e Pietro, che l’ha rinnegato tre volte). Nelle foglie lobate, per finire, si vedevano le mani dei persecutori di Cristo che impugnavano le fruste (i viticci).

Stefania Calzà Santoni

 

 

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