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Diritto romano

Cosa c’entra nel diritto moderno un diritto elaborato molti secoli fa?

Caro avvocato, spesso sento dire che il diritto romano è alla base del diritto moderno. Com’è possibile tutto ciò?

Gianni

Il diritto romano, un incubo per molti studenti in giurisprudenza è un tassello molto importante di diversi ordinamenti giuridici attuali, incluso il nostro. Da studente arrivi all’università e il primo anno ti devi chinare su questa materia. Ma perché nel 2000 si studia ancora quelle che facevano e dicevano i romani tra la data convenzionale ella fondazione di Roma (753 a.C) fino alla fine dell’impero di Giustiniano (565 d.C)?

Ammetto che anche al sottoscritto all’epoca sfuggiva l’importanza di questa materia che trovavo per lo più noiosa e inutile. Terminati gli studi ti trovi poi confrontato con la pratica e con i problemi giuridici di tutti i giorni. Solo a quel momento realizzi la “finezza” con la quale i giureconsulti romani che all’epoca avevano una posizione predominante nella società politica e amministrativa per il ruolo di creatori delle leggi oltre che esperti delle medesime (fino al terzo secolo, infatti, il diritto romano era essenzialmente giurisprudenziale. Del medesimo solo una minima parte era già stato codificato). Giurisconsulti che hanno elaborato, tanti secoli fa, dei concetti di diritto che ancora oggi vengono applicati in molte parti del mondo. I diritti reali ad esempio, ossia il diritto delle cose mobiliari ed immobiliari (possesso, proprietà, servitù) sono tutti concetti che risalgono ai romani, elaborati da menti eccellenti. Ritrovi la purezza del ragionamento, lo spiegare con concetti semplici il perché delle cose. Perché esiste il possesso che non è proprietà, ma solo un rapporto di fatto con una cosa?. Io possiedo una cosa, perché, di fatto, ce l’ho tra le mie mani. Io invece sono proprietario di una cosa perché un titolo giuridico mi permette di essere considerato tale. Come si trasferisce la proprietà di una cosa? Per trasferire la proprietà devi trasferire anche il possesso della cosa?. Si può essere possessore di una cosa senza essere al contempo proprietario? Si che si può, l’inquilino ad esempio è un possessore dell’appartamento in cui vive senza peró, esserne anche il proprietario, ecc., ecc.. Posso trasferire la proprietà di una cosa senza trasferirne anche il possesso? Diverse persone possono essere al contempo possessori e proprietari di una cosa? Perché gli eredi, per poter vendere un bene che apparteneva al defunto devono essere tutti d’accordo? Perché gli eredi sono considerati dei proprietari comuni, ossia ognuno di essi e proprietario di tutta la cosa. I comproprietari invece sono tutti proprietari di solo una parte della cosa.

Concetti questi che forse ai più sembrano astratti e perché no magari anche noiosi, barbosi e tanto teorici. Eppure no, in questi concetti, sviluppati lo ripeto moltissimi anni or sono, è racchiusa l’essenza di gran parte del diritto che ancora oggi noi conosciamo e applichiamo. Tutti questi ragionamenti mi affascinano perché ogni giorno ti capita di trattare problemi giuridici che erano sconosciuti ai romani, che peró risolvi solo applicando le teorie e concetti elaborati all’epoca.

Un altro campo del diritto che racchiude in se concetti romani è quello delle successioni. Dopo la morte di una persona i suoi beni passano agli eredi. Un ragionamento semplice e scontato, quasi banale, diremmo oggi. Vero, peró se non ci fossero stati i giurisconsulti di cui sopra oggi non avremmo, forse, regole e concetti chiarissimi in materia. Partendo da concetti astratti (che influenza ha la morte di un soggetto sui beni che il medesimo possedeva sino al trapasso a miglior vita?) i romani sono riusciti ad implementare delle regole chiare e concrete. Regole che se ti fermi a riflettere dopo gli studi in diritto, non puoi che ammirare. Nelle ore di lezione all’università, a volte lo ammetto, noiosissime, il nostro professore passava ore a spiegarci come queste regole venivano elaborate. Come dei giurisconsulti discutevano animatamente in anfiteatri alla presenza del popolo per ore e ore su un fatto (ad esempio la morte) e le conseguenze che questo poteva avere sui parenti del defunto, sulla casa che abitava il morto, ecc, ecc…

Lo ripeto, il sottoscritto si meraviglia ancora oggi e rimane affascinato di come queste menti fini ed eccelse siano riuscite a spiegare, in termini giuridici comprensibili a tutti, i principali momenti della vita umana (nascita, morte, matrimonio, discendenza, autorità parentale, possesso, proprietà, contratti, ecc…). Il diritto romano è e rimane un patrimonio di conoscenze immenso che regola le nostre vite e che ogni studente di diritto deve conoscere per poi poter esercitare.

Spero, caro Signor Gianni, di non essere stato pedante come, tanti anni fa, era stato il mio professore di diritto romano. Una buona settimana a tutti i lettori de l’Eco.

Mauro Trentini

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