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… blocco mentale?

Care lettrici e cari lettori,

il fine settimana scorso sono venuti a trovarmi degli amici. Uno di loro è assolutamente ferrato sulla musica rock e pop. Mentre ci godevamo i timidi raggi di sole che tra una grandinata e forti temporali prepotentemente sbucavano dalle nuvole, mi chiede:“Conosci il blocco mentale?“

Non sono riuscita a frenare la mia risata. Rimasi di stucco pertanto, quando quest’amico aggiunse: “Sei troppo giovane per conoscere il blocco mentale, ma mi fa piacere che ti acculturi!“ Lo guardai sbalordita e gli chiesi spiegazioni. Ebbene, il mio amico si riferiva al gruppo musicale (!!!). Gruppo della zona di Viterbo, il Blocco Mentale si formò verso la fine del 1972 dall’unione degli ex componenti del gruppo musicale Oleum con il cantante e bassista Aldo Angeletti.

Il nuovo gruppo realizzò subito un singolo di stampo piuttosto melodico, L’amore muore a vent’anni. Poi, il suo unico album, intitolato Poa - una parola greca che significa «erba», scritta in lettere greche in copertina. Entrambi usciti nel 1973.

Il mio amico stava parlando di un gruppo e di una corrente musicale che io non conoscevo affatto! Un gruppo di musicisti che voleva liberarsi da molte catene politico-sociali. Il tutto in chiave progressista rock! Ecco!

Mi misi di nuovo a ridere, spiegandogli che io conosco molto bene solo il mio blocco mentale. Soprattutto riferito al blocco dello scrittore. Al vuoto davanti al vuoto, ossia di una pagina bianca. L’atmosfera leggera che fino ad attimi prima si respirava tra di noi, di colpo divenne di piombo. Il mio amico mi guardava sorpreso. Solo dopo alcuni minuti di silenzio, con voce e cadenza quasi da psicoterapeuta, mi chiese: «Tu scrivi da sempre con tanta facilità, come mai hai il blocco dello scrittore e come si manifesta?» «Già», pensavo tra me e me: «cos’è un blocco mentale»?

Non ho consultato la bibliografia attuale e aggiornata in merito. Al mio amico ho dato una spiegazione alla buona. Ve la ripropongo.

Quando una situazione ci colpisce molto a livello emotivo, la nostra mente mette in moto un meccanismo di difesa. Questo ci permette di sopravvivere al problema. Lo si definisce in psicologia come blocco emotivo. Il nostro cervello non ci chiede il permesso per costruire questo muro. Lo fa e basta. Crea un «posto di blocco da ulteriori emozioni simili». Con questo muro, cerchiamo di attutire l’impatto della situazione e ci proteggiamo dal continuo dolore. Da questo punto di vista, il blocco emotivo e mentale, è una cosa positiva: ci protegge da una situazione che consideriamo potenzialmente pericolosa. Ci impedisce dal farci continuamente del male o addirittura di essere vittime di uno stress particolarmente intenso che può generare un trauma. O che è già un trauma e potrebbe intensivarsi.

Quando il blocco emotivo diventa una vera e propria amovibile barriera, non sempre siamo in grado di verbalizzarlo. Tantomeno di superarlo a comando. Spesso, questo diventa un ostacolo, una paralisi per le nostre azioni. Le conseguenze: le aspettative che altri hanno di noi possono essere deluse, non adempite, portando un ulteriore blocco. Rischiamo il circolo vizioso. Mentre prima del blocco eravamo in un circolo virtuoso!

Chi ci circonda e ci vuole bene, a volte reagisce - non di proposito - in modo controproducente. Ma, per abbattere il muro, cioè il blocco emotivo, ci vuole una persona non solo empatica e competente, ma soprattutto coraggiosa e tenace, che ci prenda per mano e non lasci questa mano fino ad abbattimento totale del blocco emotivo. Magari, ascoltando, di tanto in tanto, in sottofondo, l’omonimo gruppo musicale, invitandoci ad una sana risata sui quiproquo…

Graziella Putrino

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