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«I need a friend»…

Ho bisogno di un amico. Di uno vero. E, purtroppo, questa combinazione, sembra merce rara. Viviamo, spesso e volentieri alcune delle nostre cosiddette amicizie come uno scambio di merce. Ci diamo come amico, amica di Tizio e Caio, perchè ben sappiamo, che quel nome ci serve per la nostra esistenza. Per avere anche noi un posto al sole, senza sudare troppo. E questo in tutti i sensi. Ma, l’amicizia, che cos’è?

A Tyler James, il migliore amico di Amy Winehouse, è servito un decennio per elaborare il lutto e scrivere il libro ‘La mia Amy’ (ed. Hoepli). Anni per riflettere e anni per scrivere. “Raccogliere le idee e poi metterle nero su bianco è stato prima un dolore, poi una catarsi, una liberazione”, ci dice l’autore. I due si sono conosciuti da ragazzi a scuola di teatro e il legame è durato fino agli ultimi giorni di vita della cantante dalla voce indimenticabile, appassionata, espressiva e unica in ogni sua sfumatura. Tyler ci racconta come sia stato al suo fianco e di come si sia sentito colpevole: Ho fatto di tutto per salvarla, perché io ero l’unica persona che lei ascoltava. Quando ami qualcuno non ti arrendi, specialmente se ha una dipendenza. Devi combattere per questa persona, andare avanti, non importa quanto sia difficile.”

Correva l’anno 2011. Ero accreditata da Moon and Stars per tutti gli artisti di spicco di quel festival a Locarno. Avevo già incontrato e intervistato Zucchero. Aspettavo Amy. L’avevo già incontrata nel 2007 a Zurigo, senza la minima voglia di intervistarla. Pur essendo affascinata dalla sua voce soul, la sua persona mi rispecchiava un malessere di vita, una tristezza profonda. Solo negli ultimi anni ho capito cosa mi turbasse di lei. Nel 2011, dopo i fischi a Belgrado, avevo solo intuito che non l’avrei mai più intervistata. Amy Winehouse non venne a Locarno. La cantante aveva annullato tutti i concerti della sua tourné del 2011. A comunicarlo fu la Good News sul sito di Moon and Stars dopo l’annuncio da parte del management dell’artista. «Motivi familiari e problemi di salute» - La cantante comunicava di aver scelto di dedicarsi alla sua famiglia per tenerla lontana dai riflettori che i suoi problemi di salute hanno acceso su di lei.

Il tutto appunto a pochi giorni di distanza dalla catastrofica esibizione durante un concerto a Belgrado. L’artista infatti in quell’occasione si era presentata sul palco completamente ubriaca e a stenti, tra testi scanditi a fatica e fuori tempo e i fischi del pubblico, era stata obbligata a portare a termine il concerto. Il 23 luglio 2011 avrei dovuta intervistarla. Quel giorno, il mondo apprese invece la tragica fine di un’artista rimasta bambina nella sua essenza, pur avendo toccato le stelle con la sua voce. Una voce potente e stupenda spezzata dall’abuso di droga e alcol a soli 27 anni. Amy Winehouse è stata una meteora nel mondo della musica. Ma di meteore che hanno lasciato un solco così profondo se ne ricordano davvero poche. In una manciata di anni di carriera, quest’ artista straordinaria riuscì a porre le basi per una rivoluzione soul che aprì le porte al successo di altre grandi voci, come ad esempio Adele.

Amy Jade Winehouse nacque a Enfield, in Inghilterra, il 14 settembre 1983 in un a famiglia ebraica. Da sempre portata per la musica, a dieci anni fondò già un gruppo rap amatoriale. Poco incline a seguire le regole, ebbe diversi problemi durante gli anni della scuola. Il suo carattere ribelle ben si sposava però con il suo talento musicale, accresciuto anche dall’apprendimento della chitarra a tredici anni.La sua carriera musicale professionale iniziò nell’ottobre del 2003, quando diede alle stampe il suo primo album, Frank. Prodotto da Salaam Remi, vantava influenze jazz  superficiali e conteneva tutte canzoni scritte da Amy, eccetto due cover. Le critiche furono unanimamente positive, e la sua voce venne fin da subito accostata a nomi importanti come Sarah Vaughan e Macy Gray.

Nel 2003, pubblica il suo album di debutto «Frank». Ma è nel 2006, con il toccante e autobiografico secondo album «Back to black», che viene catapultata sulla scena internazionale con brani come «Rehab». I premi si susseguono, tra cui il Brit Award per la miglior artista solista donna britannica e la nomina al Mercury Prize come album dell’anno. L’inconfondibile pettinatura a nido d’ape e il trucco da Cleopatra, ispirati agli anni ’60, la rendono facilmente riconoscibile. Ma è grazie al suo incredibile timbro vocale che Amy Winehouse conquista i cuori dei fan in tutto il mondo. Purtroppo è anche con «Back to black» che prosegue la sua discesa agli inferi. Sposa Blake Fielder-Civil nel 2007, almeno in parte responsabile di averla trascinata nella dipendenza dalle droghe. Dopo una relazione altalenante e tossica, come ammetterà lei stessa, nel 2009 il divorzio.

Dopo la separazione ed essersi ripulita dalle droghe, la cantante piomba nell’alcolismo che causerà l’annullamento precoce della sua ultima tournée prevista in Europa, con date in Svizzera al Paléo festival di Nyon e al Moon&Stars di Locarno, purtroppo mai concretizzatesi. Amy Winehouse viene trovata morta nella sua casa di Camden Town a Londra il 23 luglio 2011: la causa un’intossicazione da alcol. In occasione di quello che sarebbe stato il 28esimo compleanno della star, il 14 settembre del 2011, la famiglia di Amy crea la Amy Winehouse Foundation, un’organizzazione caritatevole volta ad aiutare giovani svantaggiati e vulnerabili.

Il singolo che aprì rispecchia Amy è Rehab, che divenne un tormentone mondiale. Nel testo la cantante ammetteva di avere un problema con l’alcol ma parlava apertamente del suo rifiuto di disintossicarsi. Il documentario «Amy» uscito nel 2015 (un altro nel 2018) e vincitore di numerosi premi, ripercorre la vita tumultuosa di questa grandissima artista, che aveva gridato al mondo attraverso i testi chiari delle sue canzoni, di sentirsi sola, abbandonata. Di avere bisogno di lasciarsi andare. Di volersi appoggiare ad un amico. Ad uno vero:

I need a friend...

Graziella Putrino

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