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Diritto successorio

Accettazione dell'eredità

Caro avvocato,

Lo scorso anno sono deceduti i miei genitori ed ho presentato tutta la documentazione per la successione tramite un notaio in Italia. Ora vorrei vendere l’appartamento che possedevano e di cui sono l’unica erede. Mi si dice però che non è sufficiente aver presentato tutti i documenti per la successione e le volture catastali, ed ovviamente pagato tutti i tributi secondo la legge, ma è anche necessario ottenere un altro documento che si chiama “Accettazione Tacita dell’Eredità”. E’ vero? Sono necessari due documenti?

Giovanna

Cara Signora Giovanna, in Italia, chiunque desideri vendere un immobile di cui sia entrato in possesso per successione, se non ha mai accettato espressamente l’eredita, deve trascrivere “l’accettazione tacita dell’eredita” per garantire al suo acquirente che il suo acquisto non possa mai essere messo in discussione.

Secondo il sistema legislativo italiano, il chiamato all’eredità, in forza di legge e/o di testamento, per definirsi erede e quindi ottenere i beni ereditati deve “accettare l’ereditâ”. L’accettazione dell’eredità può essere fatta:

  1. Espressamente, ossia tramite un atto formale nell’ambito del quale dichiara di accettare una determinata eredità.
  2. Tacitamente, ossia quando l’erede compie un atto che fa presupporre senza incertezze la sua volontà di accettare l’eredità.

Il fatto di aver dichiarato la successione e la trascrizione del relativo certificato ha una valenza esclusivamente fiscale, senza però produrre alcun effetto civilistico.

Il limite temporale per eseguire la trascrizione dell’accettazione tacita dell’eredità è di 20 anni dalla morte del defunto.

In buona sostanza, non si tratta di un nuovo documento che Lei Signora Giovanna deve produrre, ma bensì di “una dichiarazione che il notaio rogante dovrà fare nell’atto di vendita”. Questa dichiarazione è importante per tutelare l’acquirente e se del caso la banca mutuante dell’acquirente. È, infatti, possibile che chi vende sia solo un erede apparente e pertanto l’acquirente in questa fattispecie, rischierebbe di subire, dal vero erede, l’azione in petizione d’eredità e essere quindi tenuto a restituirgli il bene. Al notaio che eseguirà la trascrizione dell’accettazione dell’eredità, bisogna consegnare solo il certificato di morte del defunto.

In Svizzera in caso di successione, per poter entrare in possesso dei beni lasciati dal defunto (conti bancari, immobili, ecc…) e per poi poterne disporre (prelevare i soldi dai conti bancari o vendere gli immobili) è necessario il “certificato ereditario” ossia un atto giudiziario che si ottiene producendo presso il tribunale competente l’atto di morte e un atto di famiglia rilasciato dall’ufficio dello stato civile. Sulla base di questi due documenti il giudice attesterà che “x” è l’erede del defunto “y”. Con in mano il certificato ereditario si potrà chiedere alla banca di trasferire gli averi o a un notaio di rogare un atto di vendita del bene immobile trapassato per successione. In Svizzera vi è pure una presunzione di accettazione dell’eredità quando uno degli eredi si “immischia negli affari della successione” , in pratica quando prima di ottenere il certificato ereditario sopra indicato, compie degli atti che dimostrano che la persona si considera erede del defunto ed attua di conseguenza. Questa presunzione gioca un ruolo in caso di non accettazione dell’eredità. Da noi, infatti, l’erede ha tempo 3 mesi dal decesso, per comunicare al tribunale che non accetta l’eredità. Il non accettare l’eredità è un atto che spesso e volentieri viene compiuto quando gli eredi sanno che la successione è fortemente indebitata ossia quando i passivi superano gli attivi. Non vi è, infatti, da dimenticare che l’erede eredita non solo i conti o i beni immobili del defunto, ma anche i debiti del medesimo.

Orbene, quando un erede “si immischia” prima del tempo negli affari di una successione sussiste il rischio che non possa poi più rinunciare alla successione, quindi occhio!!!

Come mia abitudine, una buona settimana a tutti i lettori de l’Eco.

Mauro Trentini

 

 

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