L'ECO tele7

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… tuca, tuca…

Care lettrici e cari lettori,

tocca. Toccami. Non voglio altro che essere toccata. Non desidero altro che toccarti.

É questo senza ombra di dubbio il messaggio del tanto rivoluzionario tuca tuca della nostra Raffaella Carrà. E lei, come donna, come persona, come dolce innovazione della televisione italiana, ci ha «toccati». Ci tocca ancora. Il suo tocco è quasi da fatina come in Peter Pan: magico. Tale resterà.

Raffaella Carrà è una risata contagiosa. La capacità di entrare nella casa di ognuno con la familiarità di un’amica, di una confidente, di una persona che fa parte di te. Entrava con affetto, con ironia, con misura. In punta di piedi ed emanava calore. Era e restava autentica. Un prepotente raggio di sole.

Resta di lei soprattutto la signorilità popolare di chi non si è fatta contaminare dal ‘bel mondo’ di cui pure è inevitabilmente espressione. Raffaella Carrà è un pezzo della storia italiana contemporanea. Di più: ne ha costruito un segmento coloratissimo, anche quando la televisione era ancora in bianco e nero.

Toccava azzardando in un periodo in cui gli intellettuali che ora la piangono storcevano il naso. Anzi, si distanziavano da lei, perché troppo libertina. Troppo femmina. Troppo avanguardista. Troppo tutto…

Nell’Italia bigotta degli anni ’70/’80 la nostra Raffa nazionale, inventa di sana pianta il ruolo di soubrette moderna. Canta di un amore libero e balla il ‘Tuca Tuca’. Negli anni rampanti della Milano da bere, lei conta i fagioli in TV e risponde al telefono delle casalinghe indaffarate con il pranzo. All’ epoca, lo slogan della «Milano da bere» veniva pronunciato mostrando immagini di una tipica giornata milanese, descrivendo Milano come una città che «rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore; Milano è positiva, ottimista, efficiente; Milano è da vivere, sognare e godere». La sequenza veniva mostrata secondo la tecnica dei fotogrammi accelerati, chiudendosi con il claim «Milano da bere» e il corrispondente aperitivo.

L’epoca della «Milano da bere» non è ben specificata: in genere, il suo inizio si fa risalire al 1981, anno convenzionalmente indicato come quello in cui terminarono gli anni di piombo (eccetto sporadici colpi di coda successivi), in concidenza con il riflusso nel privato. La sua fine è invece tradizionalmente collocata nel 1992, con lo scoppio dello scandalo di Mani pulite, che diede avvio alla turbolenta stagione di Tangentopoli, che di fatto porterà in due anni alla fine della Prima Repubblica.

In questo frammento socialpolitico bollente, la Carrà balla e si esibisce a piede leggero, con tematiche avvolte in un’apparente disinvoltura, ma di enorme spessore, e rivoluziona il quotidiano italiano. Intervista ministri e calciatori. Scompare quando tutti sbracciano per apparire. Ma non si nasconde, come altre sue coetanee. Torna, ritorna, si trasforma, sempre coerente con sé stessa, e trova sempre un proprio pubblico.

Sperimenta linguaggi bassi, dall’alto di una professionalità e di un talento smisurato e innato. Senza mai sporcarsi.

Come tutti i miti con la M maiuscola contamina generazioni e le accompagna: tutti gli italiani in patria e all'estero, conoscono Raffaella Carrà e ciascuno ha la sua Raffaella.

Ma Raffaella Carrà è stata anche, e soprattutto, un’artista. Un’artista a tutto tondo: ballerina, cantante, attrice, conduttrice. Radio, cinema, tv, teatro: nel suo palmares tutto e il contrario di tutto.

Come dimenticare le sue apparizioni in bianco e nero dal teleschermo gioioso di una Nazione che vuole vivere la leggerezza del sogno in una vita migliore? Minuta, di una bellezza solare eppure discreta, Raffaella è sexy senza bisogno di ostentare. Conquista senza azzannare. Sogno erotico di tutti, senza bisogno di svelarsi. Nelle sue tutine improbabili, danza e disegna coreografie indimenticabili. Canta e trasforma ritornelli in hit planetarie. Carisma assoluto.

Ancora siamo increduli che la nostra Raffa ci abbia lasciati. Senza preavviso alcuno. Aveva iniziato il suo programma « A raccontare, inizia tu... ». Ci ha passato elegantemente il testimone. E noi, raccontiamo...

Manca Raffaella. Come mancano le persone care. Come una di famiglia. Come l’amica del cuore. Come un pezzo dei nostri ricordi collettivi e individuali.

In un mondo in cui i miti durano lo spazio di un vagito, la Carrà rimarrà una Carrà che ha toccato il mondo intero. Che ci tocca. E che ci piace essere toccati da lei.

E allora, in suo onore e con lei: «tuca tuca» sia!

«Mi piaci, ah-ah!,

Mi piaci, ah-ah-ah!,

Mi piaci, tanto, tanto, ah!,

Sembra incredibile ma sono cotta di te.

Mi piaci, ah-ah!,

Mi piaci, ah-ah-ah!,

Mi piace, tanto, tanto, ah!,

Questo stranissimo ballo che faccio con te.

Si chiama: Tuca Tuca, Tuca,

L’ho inventato io,

Per poterti dire:

«Mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi pia!»

Ti voglio, ah-ah!,

Ti voglio, ah-ah-ah!,

È tanto bello star con te,

E quando ti guardo, lo sai cosa voglio da te.

Tuca Tuca Tuca Tuca Tuca Tuca

Si chiama: Tuca Tuca, Tuca,

L’ho inventato io,

Per poterti dire:

«Mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi piaci, mi pia!»

Mi piaci, ah-ah!,

Mi piaci, ah-ah-ah!,

Mi piace, tanto, tanto, ah!,

Questo stranissimo ballo che faccio con te.

Ti voglio, mh-ah!,

Ti voglio, ah-ah-ah!,

È tanto bello star con te,

E quando ti guardo, lo sai cosa voglio da te, ah-ah!,

E quando ti guardo, lo sai cosa voglio da te, ah-ah!,

E quando mi guardi, lo so cosa tu vuoi da me»

Testo di GIANDOMENICO BONCOMPAGNI, Musica di FRANCESCO PISANO

Graziella Putrino

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