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La sorveglianza elettronica

Tecnologia ed esecuzione della pena

Caro Avvocato,

Ho letto sui giornali che oggi è possibile scontare una pena di prigione senza varcare la soglia di un carcere utilizzando un semplice braccialetto elettronico. Mi può spiegare come funziona?

Luigi

Caro Signor Luigi, la sorveglianza elettronica come metodo per scontare una pena detentiva esiste già da moltissimi anni. Nata negli stati uniti questo metodo si è rapidamente sviluppato in tutto il mondo. I fattori alla base di questo sviluppo sono diversi. Tra i più importanti si conta la tecnologia. Con il rilevamento gps oggi è, infatti, possibile ubicare chiunque sulla superficie del globo terrestre. I primi sistemi di sorveglianza elettronica erano basati sulle onde radio e implicavano l’istallazione di apparecchi riceventi nelle abitazioni di chi stava scontando una pena. La tecnologia dell’epoca non permetteva quindi al detenuto di spostarsi più di quel tanto e pertanto nemmeno di svolgere tutta una serie di compiti che l’esecuzione della pena gli impone (basti pensare ai controlli medici, alle visite di controllo presso la polizia, alle terapie che vengono imposte come quelle dei controlli anti droga, ecc..). In pratica si trattava di arresti domiciliari sorvegliati. Oggi è tutto diverso, poiché la tecnologia consente di sorvegliare gli spostamenti della persona anche fuori dall’appartamento. Il sistema permette quindi di accorgersi quando la persona sottoposta a sorveglianza elettronica si avvicina ad un luogo che dovrebbe evitare (ad esempio un quartiere o una zona di spaccio di droga) o non si reca ad un appuntamento previsto dal piano di riabilitazione. Un altro aspetto che ha contribuito allo sviluppo di questo modo particolare di scontare le pene detentive è dato dai costi. In questo contesto basti pensare che nel nostro paese un detenuto, che sconta la sua pena in un carcere, costa dai 330.—ai 500.—franchi al giorno In virtù dell’art. 237 cpv. 3 del Codice di Procedura Penale, entrato in vigore il 1° gennaio 2011, per sorvegliare l’esecuzione delle misure sostitutive ordinate in luogo della carcerazione preventiva o di sicurezza, il giudice può disporre l’impiego di apparecchi tecnici e la loro applicazione fissa sulla persona da sorvegliare.

Dal canto suo anche il nostro Codice Penale al suo art. 79b CPS ha fissato le condizioni che permettono di ricorrere alla sorveglianza elettronica.

A richiesta del condannato, l’autorità di esecuzione può ordinare l’impiego di apparecchi elettronici e la loro applicazione fissa sul corpo del condannato (sorveglianza elettronica). La sorveglianza elettronica può perô essere chiesta sole se la pena da scontare non supera i 12 mesi o negli ultimi 12 mesi di una pena detentiva molto più lunga. Oltre a queste condizioni di tempo, occorre che il condannato offra sufficienti garanzie di non darsi alla fuga o di non commettere nuovi reati. Il condannato deve inoltre disporre di un alloggio fisso e svolgere un lavoro, una formazione o un’occupazione regolare per almeno 20 ore alla settimana. Eventuali altri adulti che vivono nello stesso appartamento del condannato devono acconsentire alla misura. Questo requisito implica che chi vive con un condannato che indossa il braccialetto elettronico dia il suo accordo preventivo all’entrata della polizia in qualsiasi momento nell’appartamento per svolgere i controlli necessari. Da ultimo il condannato deve accettare un piano di esecuzione allestito ad hoc nel quale figureranno i limiti degli spostamenti autorizzati, le visite di controllo presso la polizia, medici o altri specialisti, ecc.

Si tratta sicuramente di un sistema interessante che, adattato alla tecnologia, deve permettere l’esecuzione di una pena, sottoponendo comunque chi ne beneficia a delle restrizioni di movimento che, se non esistessero, non permetterebbero più di parlare di “pena” come nell’immaginario collettivo la intendiamo, ossia dietro le sbarre e con poche possibilità di movimento. Da molti anni questa visione di prigionia è cambiata. Oggi, infatti, s’insiste il più possibile sull’idea della socializzazione e sulla preparazione dei detenuti ad una nuova liberta, fondata sul rispetto d’imposizioni, obblighi, doveri ai quali tutti noi siamo tenuti.

Ecco caro Signor Luigi, spero di aver risposto esaustivamente al suo quesito.

Come mia abitudine una buona settimana a tutti i lettori de l’Eco.

Mauro Trentini

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